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Scritto da Massimo Dalla Torre
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Domenica 05 Febbraio 2012 13:00 |
Rifiutando qualsiasi negazione dell’Olocausto come evento storico ma soprattutto quale testimonianza della pazzia di pochi che infangarono l’umanità perché in preda alla follia, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità nelle scorse settimane una risoluzione con cui si condanna senza riserve tutte le manifestazioni di intolleranza religiosa, istigazione, molestia e violenza verso persone o comunità sulla base della loro etnia o della fede religiosa.
Per questo le Nazioni Unite hanno proclamato l’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, quale esempio della dabbenaggine umana, come giornata internazionale di commemorazione per onorare le vittime dell’olocausto, esortando gli stati membri a dare vita a programmi educativi per non far dimenticare alle generazioni future il ricordo della tragedia e per impedire che ciò accada nuovamente. La celebrazione della giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto quest’anno ha avuto tema “i bambini e l’Olocausto”. Con questo le Nazioni Unite hanno inteso ricordare il milione e mezzo di bambini ebrei deceduti a causa dell’Olocausto, insieme alle migliaia di bambini rom e sinti, disabili e molti altri, che hanno sofferto e sono morti per mano dei nazisti e dei loro collaboratori. Alcuni bambini sono riusciti a sopravvivere nascondendosi, altri sono fuggiti in zone sicure prima che fosse troppo tardi, mentre molti altri sono stati usati come cavie per esperimenti medici o sono stati inviati nelle camere a gas al loro arrivo nei campi di concentramento. Il tema di quest’anno, che ha sottolineato l’impatto che le violenze di massa hanno avuto sui bambini, ha importanti conseguenze per il 21° secolo, anche perché nonostante non se ne parli, visto che l’informazione è focalizzata alla futilità del gossip che frutta milioni di introiti, ogni giorno i più innocenti pagano con la vita le contrapposizioni tra i popoli che, invece, dovrebbero riflettere su quello che accadde nell’Europa in pieno periodo bellico che a distanza di anni grida ancora tramite il silenzio fragoroso di chi non potette difendersi e che accettò il destino segnato da una stella a sei punte appuntata sul petto.
Massimo Dalla Torre |