|
Scritto da CarMa
|
|
Sabato 04 Febbraio 2012 08:30 |
Parla Salvatore Colagiovanni, Presidente dell’Uprom
Il Governo Monti va avanti per la sua strada per quanto concerne l’abolizione delle Province ma Upi, Anci e rappresentanti locali non si danno per vinti e continuano a lottare per il mantenimento della status quo. Una lotta a cui anche l’Uprom, Unione delle Province molisane, da poco costituitasi non poteva non associarsi. Delle iniziative che verranno intraprese ne abbiamo parlato proprio con il Presidente, Salvatore Colagiovanni.
Nel corso della conferenza stampa dell’Uprom, lei ha voluto sottolineare il valore delle Province e la necessità di difenderle. Che tipo di iniziative avete in programma di attuare per portare avanti questo obiettivo? “In primo luogo io vorrei sottolineare che una prima fase era stata già pensata sotto il Governo Berlusconi con la riduzione delle componenti politiche del Consiglio provinciale. Con l’attuale Governo Monti si è deciso di abrogare le Province, senza conoscerle e sapere quali sono i servizi che garantiscono al territorio, considerandole al contrario un vero e proprio faldone negativo per il bilancio nazionale. Abbiamo, a questo punto, ritenuto necessario noi rappresentanti di riunirci per vedere se siamo noi il vero malessere del Paese. Di certo è evidente che il premier Monti, che proviene dalla Bocconi, è stato smentito proprio dalla stessa Università da cui proviene la quale ha dichiarato che le Province sono enti intermedi che danno un servizio superiore al cittadino rispetto alla quota economica versata con le tasse”. Quindi, secondo la vostra analisi, eliminare le Province arrecherebbe un danno? “Le Province sono dei luoghi intermedi che hanno sempre svolto il loro compito in maniera costante e precisa. D’altra parte ci sono delle proposte realizzate dallo stesso Governo Monti che noi riteniamo anticostituzionali - e per questo ci stiamo muovendo a fare ricorso alla Corte Costituzionale - e che sono state anche contraddette dagli ultimi trasferimenti che proprio le Province stanno ricevendo dallo Stato in questi giorni. Dunque, mentre qualcuno a livello nazionale pensa di abolire queste istituzioni, altri sottolineano il valore del lavoro svolto dalle stesse. Non solo, esistono anche degli studi secondo i quali se dovesse passare la legge di Monti, dove i rappresentanti non verrebbero eletti tramite voto popolare ma da un collegio di 10 Comuni, il costo dell’ente provincia si andrebbe a quadruplicare facendole diventare una sorta di ‘comunità montane allargate’. Se si vuole veramente aiutare l’Italia, io credo che a questo punto si debba mettere mano al Parlamento dove i deputati sono tanti e rallentano il lavoro di Governo”. Siete riusciti ad interloquire con il Governo? E come, eventualmente, si è posto di fronte alle vostre richieste? “Noi abbiamo avuto un colloquio con il Presidente Errani nel corso della Conferenza Stato - Regioni, con l’Anci e con tutti i soggetti interessati. Con il Governo tecnico non ci siamo confrontati ma io penso che sia importante parlare con i rappresentanti di partito che si sono già espressi in modo contrario a questa iniziativa. Avere un confronto con un Governo tecnico è difficile, credo che Monti non abbia nessun tipo di rappresentanza all’interno dei gruppi parlamentari. Noi, però, non staremo fermi. Abbiamo avuto l’appoggio della Conferenza Stato - Regioni. Il 31 tutti i Consigli si sono riuniti per protestare su questa norma e questo fa capire che la partita non è chiusa. Le Province resteranno tali”. Lei è Presidente dell’Uprom - Unione delle Province molisane. In un clima di tagli ai costi della politica non crede che la nascita di un nuovo ente che, tra l’altro, va a rappresentare solo due enti e non una decina come è stato necessario fare in altre regioni, potrebbe essere mal interpreta? “Ma io ritengo che questa storia della casta ci faccia polemizzare un po’ su tutto. Il ruolo dell’Unione delle provincie, che siano Lombarde o Venete, non comporta alcuna spesa aggiuntiva. Sono solo l’insieme di persone che fanno il loro lavoro di amministratori e che si riuniscono per valutare il da farsi. A questo punto dovremmo abolire anche l’Anci e l’Upi e tutte le altre associazioni. Se ci fossero dei costi in più sarei d’accordo con la sua valutazione ma credo che, visto che l’Uprom non prende un soldo, è lodevole che si sia andato avanti con un discorso che dia titolo alle province locali ai tavoli nazionali”. CarMa |