Petraroia: sul Lavoro il Governo cambi impostazione e ponga attenzione al Molise

Bene la convocazione a Palazzo Chigi della vertenza di un’azienda di Trieste con la Regione Friuli Venezia Giulia che ha consentito di salvaguardare 410 posti di lavoro. Questa impostazione perseguita per le vertenze dell’Electrolux di Pordenone, per le Acciaierie di Piombino e per tante altre imprese del Centro-Nord è quella giusta perché rispetta i territori e aiuta le aziende e i lavoratori a costruire soluzioni per superare la crisi. E’ chiaro che il Governo non sempre riesce a offrire risposte positive a tutti, ma almeno prova a mettere le mani nei problemi veri degli italiani e si adopera per difendere intere comunità dal declino industriale e dalla desertificazione sociale. Questa stessa attenzione sollecita il Mezzogiorno e il Molise, possibilmente senza essere costretti a emulare gli operai delle Acciaierie di Terni con azioni forti e scontri duri. I nostri numeri sono da allarme sociale, l’entità dei posti di lavoro in gioco sono il doppio dei 410 occupati dell’azienda di Trieste per la sola vertenza ITTIERRE, le sollecitazioni burocratiche sono state inoltrate da sei mesi e non c’è alcuna ragione plausibile per non attivare un confronto nazionale serio sul futuro della Gam e delle filiere agro-alimentari, metalmeccaniche e tessili a Palazzo Chigi. Perché il Governo non rende conto dell’operato della gestione commissariale all’ITTIERRE coordinata dal Ministero dello Sviluppo e spiega la validità di scelte che hanno portato al crollo di una realtà produttiva tra le più importanti a livello internazionale del Sistema Moda ? Perché con numeri così elevati di lavoratori coinvolti non è possibile avviare un’istruttoria che riconosca l’area di crisi, l’accesso al FEG o l’individuazione di una proposta industriale solida, stabile e di lungo respiro ? Ai dipendenti dell’ITTIERRE è negato anche il diritto ad accedere a misure straordinarie di tutela con ammortizzatori sociali specifici visto il Decreto Ministeriale sulla cassa in deroga che restringe i margini di utilizzo, accesso e fruibilità. Al cospetto di una situazione simile c’è da serrare i ranghi e alzare il tiro. Non siamo disponibili ad accettare in modo passivo l’inerzia del Governo su vertenze di queste proporzioni da cui dipendono le sorti di intere comunità e di centinaia di famiglie. In assenza di alternative il territorio non potrà che unire le forze e lottare con determinazione per il proprio futuro.

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