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“Ma non è una cosa seria…”

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Abbiamo voluto titolare questa nuova chiacchierata mattutina prendendo in prestito una commedia di Luigi Pirandello. Il quale, attraverso i titoli, e non solo, apriva prima al lettore e poi allo spettatore un mondo pieno di sfaccettature che lo resero famoso per la tematica dell’uno, nessuno e centomila, ma soprattutto delle maschere. Titolo perché le notizie che giungono quotidianamente dal mondo della politica ora impegnata nella battaglia del referendum del prossimo 4 dicembre sono preoccupanti e sconcertanti tant’è che fanno apparire i grandi temi, quelli seri, quelli che mettono realmente in crisi il sistema semplici pettegolezzi da bar dello sport; ecco il perché della scelta del titolo. Un titolo in cui tranquillamente si può racchiudere un modo di agire, di operare, di vivere e non vivere contemporaneamente che il vate siciliano non avrebbero saputo raccontare nei suoi capolavori. Questa è la spiegazione altro non c’è. Lo sappiamo che spesso e volentieri ricorriamo all’ermetismo e portiamo il lettore fuori pista, ma se si fa mente locale agli accadimenti che ci circondano, quello che scriviamo appare chiaro. Chiarezza che ci permette di capire se tutto quello che accade è forse frutto di una non logicità dilagante se non addirittura la fase prodromica di una sindrome di cui moltissimi sono affetti. Un ermetismo d’obbligo, di scelta, necessario perché, il non senso è sempre più dilagante di cui siamo nostro malgrado spettatori e vittime, ci costringe a usare vie di fuga alternative altrimenti si soccombe. Non senso che fa parte del DNA di una classe politica che incombe sempre di più e che, se le cose non cambieranno in fretta, schiaccerà quel poco di buono che ancora resiste. Una sorta di avanzata dell’incongruenza su cui si sviluppa e vegeta un mondo “alieno”. Una realtà che non permette assolutamente di capire la ratio che lo alimenta. Un qualcosa che costringe ad assistere a una convulsa serie di accadimenti che si smentiscono a vicenda favorendo una danza che non esitiamo a definire “macabra” in cui le incertezze, i sotterfugi, gli intrighi si confanno a chi imperterrito continua a “prendere per il naso” l’elettore, il cittadino, l’uomo della strada. Il quale s’illude, perché di un’illusione si tratta, che con quel piccolo tratto apposto sulla scheda cambi le cose, senza sapere che i cambiamenti non sono né contemplati e tanto meno citati nel vocabolario della politica sempre più imperante sui nostri destini, sempre più deleteria per chi crede che è la panacea ai mali che affliggono questa società costruita sul vuoto.
Massimo Dalla Torre

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