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Licenziamento in tronco per espressioni ingiuriose nei confronti di un superiore

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La Cassazione con la sentenza 9635/ del 30/102016 prende una posizione molto rigorosa sul tema, da sempre oggetto di grandi oscillazioni giurisprudenziali, della validità del licenziamento del dipendente che insulta un suo superiore.
I Giudici della Suprema Corte arrivano alla determinazione che  l’insulto rivolto al superiore gerarchico giustifica il licenziamento in tronco, anche se non si concretizza in gesti violenti o se il contratto collettivo non prevede questo tipo di sanzione, in quanto costituisce una condotta che, sul piano organizzativo, mina l’autorità di chi viene offeso e, quindi, compromette il regolare funzionamento dell’organizzazione aziendale.
Nella vicenda oggetto della sentenza, un lavoratore era stato licenziato per aver rivolto delle espressioni ingiuriose nei confronti di un superiore gerarchico e, indirettamente, di tutta la dirigenza aziendale.
In primo grado e in appello il licenziamento era stato dichiarato illegittimo (con reintegra sul posto di lavoro e risarcimento del danno) in quanto, secondo i giudici di merito, le espressioni ingiuriose non si erano tradotte nel rifiuto di svolgere la prestazione, e comunque avevano un contenuto privo di intenti realmente offensivi e aggressivi, trattandosi piuttosto di semplici abitudini lessicali.
La Cassazione ribalta le decisioni assunte dai primi due gradi di giudizio, negando che l’insubordinazione del dipendente si possa configurare solo in caso di rifiuto di adempiere alle disposizioni impartite da un superiore gerarchico.
L’insubordinazione, osserva la sentenza, si concretizza ogni volta che il dipendente adotta una condotta capace di pregiudicare lo svolgimento del lavoro nel quadro dell’organizzazione aziendale.
Tra queste condotte, prosegue la pronuncia, può rientrare la critica rivolta ai superiori con modalità esorbitanti dall’obbligo di mantenere dei toni che siano corretti nella forma e nella sostanza, in quanto questo comportamento può minare l’autorevolezza dei dirigenti o dei quadri che subiscono la critica illecita e, quindi, mette a repentaglio l’efficienza dell’organizzazione aziendale.
Alfredo Magnifico

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