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I Campobassani e la cabala

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Consentiteci di tornare a scrivere su quanto sta accadendo nei palazzi della politica cittadina. Un argomento che, visto i recenti accadimenti, leggasi scambi di opinioni al vetriolo sul prossimo referendum del 4 dicembre ma soprattutto l’allargamento della giunta di Palazzo San Giorgio, fa pensare che la “iella” si è accanita sul capoluogo di regione. Una realtà che Luigi Pirandello vestirebbe molto volentieri, se fosse possibile, con i panni di Rosario Chiarchiaro, protagonista della novella “La patente” in cui, il personaggio listato di nero si presenta alle autorità cittadine del paese dove vive e dove è allontanato da tutti a causa la nomea di “iettatore”, per ottenere la patente di “menagramo”. Una professione che a Campobasso non si addice giacché, a differenza del singolare personaggio Pirandelliano, non è portatore di “malocchio” bensì è colpito dal quest’ultimo. Una città in cui impera la desertificazione sia morale che materiale e che fa pensare seriamente che è stata segnata da una “fattura”, non quella contabile tanto per intenderci, ma da un “singolare artefizio” confezionato da uno dei tanti maghi che opera e prospera in questa malandata realtà. Una “fattura a morte”, lanciata per far soccombere i punti nevralgici del sistema che retrocede sempre più, nonostante ci sia qualcuno che cerchi di far credere il contrario. Una retrocessione a trecentosessanta gradi che, alla luce dei fatti, alquanto preoccupanti, giustifica a tutti gli effetti, i gesti fatti da chi è sensibile agli argomenti legati al mondo dei “corni” e degli “scongiuri”. Mezzi usati contro gli influssi negativi tanto da “toccarsi” dove non “batte mai il sole”. Gesti che, nella tragicomicità dei fatti, fanno da “pendant” all’ironia e il dileggio che molti usano per sdrammatizzare la situazione in cui, nostro malgrado, si è precipitati. Strumenti che quelli che occupano i piani altri dei palazzi del potere non gradiscono tant’è che spesso e volentieri siamo accusati di qualunquismo e faciloneria nel commentare dei fatti.

Eppure, la questione è incontrovertibile, anche se a breve il vento potrebbe cambiare, nonostante gli strumenti a disposizione che sono “arcaici” ma non deboli. Una condizione che spiega l’atteggiamento di molte persone che, pur di allontanare la “mala sorte”, si reca presso le lottomatiche per giocare i numeri che contraddistinguono i punti nevralgici di una realtà segnata dalla malasorte. Una situazione che molti giudicano irrazionale senza sapere che irrazionali sono quelli che ci hanno ridotto in questo stato. Per chi ci crede, vorremo indicarvi tra i tanti numeri da giocare il “4”. Un numero che, se uscisse, in accoppiata con altri numeri qualunque essi siano, da giocare su tutte le ruote, permetterebbe di allontanare il maleficio anche se prima di giocarli sarebbe il caso impugnare il “corno” rigorosamente “rosso” con la speranza che gli influssi negativi si ripercuotano su chi ha “affatturato” il capoluogo di regione compresi i cittadini vittime della malasorte.

Massimo Dalla Torre

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