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Di Lisa: non c’è bisogno di stravolgere la Costituzione per ridurre le indennità e i privilegi della politica

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di lisa

Renzi e i sostenitori del SI al referendum costituzionale strumentalmente incentrano, la campagna referendaria sulla questione della riduzione dei costi della politica. La parola d’ordine è: la riforma prevede la riduzione del numero dei senatori, i nuovi senatori non percepiranno l’indennità, i consiglieri regionali non potranno percepire una indennità superiore a quella del sindaco del comune capoluogo di regione.
Quello della riduzione dei costi della politica è oggi un tema sensibilissimo per l’opinione pubblica che, bisogna riconoscerlo, anche la sinistra ha sistematicamente sottovalutato o volutamente ignorato. Ma è proprio questo il terreno sul quale Renzi spera di fare maggiori proseliti e di giocarsi l’esito del referendum.
In tempi non sospetti, molto tempo prima che nascessero politicamente i “grillini” ed il “fiorentino”, ho cercato di richiamare l’attenzione dei partiti, di sinistra in particolare, e degli schieramenti, sulla necessità di affrontare il problema. Quando Berta filava, la stessa società era fondamentalmente indifferente alla questione. Era il 2003 quando in consiglio regionale presentai la proposta di legge per dimezzare le indennità ed abolire il vitalizio. Nel 2014 abbiamo raccolto seimila firme in calce alla proposta di legge per dimezzare le indennità dei consiglieri regionali del Molise. Seimila firme cestinate dal Consiglio regionale in una manciata di minuti.
Tra i consiglieri regionali che bocciarono la proposta di legge ci sono gran parte di coloro che sono schierati per il NO alla riforma costituzionale e che Renzi sbeffeggia, ed insieme a loro il Molise ed i molisani, sostenendo esplicitamente che sono contrari unicamente per conservare le loro prebende. Forse vale la pena ricordare a Renzi che gli stessi consiglieri schierati per il SI, tutti, Frattura in testa, votarono contro il dimezzamento delle indennità e che addirittura nel 2015, su proposta della Giunta, con la legge di bilancio è stato ripristinato il vitalizio.
Se un obiettivo della riforma fosse quello della riduzione dei costi e soprattutto dei privilegi, ed io lo ritengo importante per riavvicinare gradualmente il cittadino alla politica, chi ha impedito a Renzi e al Parlamento, che ha approvato la riforma, di ridurre immediatamente gli emolumenti di deputati, senatori e consiglieri regionali con legge ordinaria? E perché non dimezzare anche il numero dei parlamentari per ridurre in modo consistente i costi? Perché dovremmo dare credito a quei parlamentari, e consiglieri regionali, che finora non si sono tagliati un centesimo di emolumenti?
E’ vero che secondo quanto previsto dalla riforma i nuovi senatori non percepiranno l’indennità, ma quanto costeranno alla collettività le loro trasferte, i loro rimborsi ?
Non c’era e non c’è bisogno di stravolgere la Costituzione per ridurre le indennità e i privilegi della politica. C’erano e ci sono strumenti più efficaci e rapidi. E’ mancata la reale volontà di farlo. Non si combattono i moscerini con i cannoni. Né ha fondamento l’obiezione di chi sostiene che con legge ordinaria non si poteva mettere mano alle indennità dei consiglieri regionali. Il decreto Monti, convertito in legge, lo fece. Con legge ordinaria è stato ridotto il numero dei consiglieri.

La verità e che la riforma punta a ben altro e non solo non comporterà una sensibile riduzione dei costi e privilegi, oltremodo auspicabile, ma rappresenta il tentativo di limitare ulteriormente i residui spazi democratici rimasti ai cittadini.
Comunque, proprio per spuntare le frecce nell’arco di Renzi mi permetto di dare un suggerimento a quei consiglieri regionali, e mi pare siano numericamente in maggioranza, che si oppongono alla riforma costituzionale. Per smentire Renzi, fugare legittimi dubbi, dare credibilità al loro impegno per la campagna per il NO, immediatamente, prima del referendum, presentino e approvino, è possibile farlo, una proposta di legge che preveda gli stessi emolumenti previsti nella riforma costituzionale, comprensivi di rimborso spese. Sfidino Frattura ed i consiglieri schierati per il SI a fare altrettanto. Se non riuscissero ad approvarla prima del 4 dicembre, si impegnino pubblicamente e solennemente ad approvarla entro il 2016 anche e soprattutto se vincesse il NO.

Domenico Di Lisa

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