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C’era una volta il vecchio insegnamento politico

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Quest’oggi vorremo soffermarci su come l’attuale dibattito politico somiglia sempre di più ad una “soap-opera”. Una di quelle fiction che quotidianamente vanno in onda sulle televisioni di tutto il mondo, la cui trama è scritta a più mani e soprattutto male interpretata. Un qualcosa d’indefinito in cui gli attori recitano, almeno nel piccolo Molise, a soggetto, in maniera approssimativa e senza seguire il copione. Una sorta di dilettanti allo sbaraglio, come li avrebbe sicuramente definiti il compianto Corrado Mantoni, mattatore di tante trasmissioni televisive. Dilettanti che si esibiscono su di un palcoscenico spoglio, senza quinte e senza luci, perché se ci fossero metterebbe in mostra lo squallore della scena. Dilettanti che, non potendo approdare “nei teatri” quelli seri, si fanno ingaggiare da impresari compiacenti pronti a tutto pur di fare “odience”. Dilettanti che danno voce a una recitazione stonata e senza senso. La quale, allo stato in cui siamo arrivati, nonostante si continui a brindare alla liberazione, cosa di dubbio gusto, giacché chi lo fa ha raccolto a piene mani da quello che è stato, ecco perché ora molti, alla luce dei fatti rimpiangono il vecchio confronto politico di una volta. Un confronto in cui la politica quella con la “P” maiuscola dava lezioni di civismo, anche se alcune volte i contenuti apparivano aspri.

Un dibattito che permetteva di sviscerare i problemi seri, non quelli che ci sono proposti ora. Problemi che più delle volte accendevano tra le varie “anime” vere e proprie dispute che duravano ore. Problemi che, nonostante si rimanesse sulle proprie posizioni, vedevano alla fine la soluzione che soddisfacevano tutti. Un intervento dettato dalla necessità di stimolare lo spirito combattivo che alberga nel cittadino. Il quale, non può più sottacere a lungo alle “azioni” o non azioni, seconda come la si legge, che si mettono in atto quotidianamente. Uno spirito che, se sollecitato, possa far sentire la propria voce, seguendo gli insegnamenti di quello che il “precedente” ci ha lasciato, nonostante lo si rinneghi. Un precedente che, se esaminato nella giusta ottica, permette di dire: cosa accade? Perché questo immobilismo? Perché questo sfacelo. Domande che, aspettano risposte e non vagheggiamenti mal celati da continui confronti più delle volte sterili. Vedete, nella battaglia del quotidiano, è molto difficile far capire alla gente che quello che accade è dettato unicamente dallo spirito di rivalsa, di ripicca, di astio anche personale. Accadimenti che danneggiano solo e unicamente la collettività e non chi è dentro il “cosiddetto cerchio” magico. Collettività che finalmente ha aperto gli occhi, almeno questo è quello che si deduce dai discorsi, perché deluso, e che si sta preparando alla resa dei conti; tenuto conto che questi sono salati, anzi salatissimi e nessuno è disposto a pagarli per conto di chi ci ha portato al fallimento.

Massimo Dalla Torre

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