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Scritto da redazione
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Domenica 03 Aprile 2011 08:02 |
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L’analisi dei costi 2009 della cooperativa testimonia uno squilibrio produttivo strutturale dell’azienda di Bojano - Nel 2010 si sarebbero registrati però alcuni progressi.E' necessario diradare le nubi della polemica e cercare di ancorare ogni ragionamento ai dati, ai fatti e alle cifre.
Per questo dopo aver analizzato in un precedente articolo i ricavi dell’anno 2009 della Solagrital possiamo ora affrontare il nodo più delicato quello dei costi. Sappiamo già che la marginalità sulle vendite della Solagrital è relativamente bassa (intorno al 25% nel 2009, in miglioramento rispetto al 20% del 2008) e che il vero nodo è il rilevante peso dei costi fissi sulla produzione avicola dell’azienda. Entriamo più nello specifico. La Solagrital ha speso circa 57 milioni di euro per l’acquisto delle materie prime, e ne ha ricavato 76 milioni di euro di fatturato. Va inoltre sottolineato come di questi 76 milioni di euro circa 6,5 sono in favore di una controllata di Solagrital, la Avicola Molisana srl e per cui si tratta sostanzialmente di una cessione infragruppo per la quale non è dato sapere il tasso di marginalità eventualmente fissato. La marginalità già esaminata sta tutta in queste due cifre. Si tratta di 19 milioni di euro con cui Solagrital deve pagare tutto il resto. E qui cominciano i dolori. Nel bilancio dell’azienda sono appostate spese per servizi per oltre 8 milioni di euro. Il bilancio ci dà anche un’indicazione di massima della loro composizione. 1,15 milioni di euro ad esempio è il costo dei trasporti della merce. Anche su questo punto è importante fare un riflessione. Se il costo del trasporto è relativo all’acquisizione della materia prima da parte dei soci della cooperativa, abbiamo un ulteriore incremento del costo di produzione. Ma anche se fosse invece la consegna dei prodotti finiti al cliente finale, registreremmo in questa seconda ipotesi una ulteriore diminuzione del margine lordo già non particolarmente brillante. Per l’energia elettrica invece sono stati spesi 2,6 milioni di euro, mentre gas, metano e acqua sfiorano il milione di euro. In questa voce sono ricompresi anche i compensi agli amministratori della Società, per 121.000 euro. Gli amministratori della cooperativa sono Antonino Mancini, avvocato di Isernia, Pasquale Di Dario, nipote di Dante, Armando Petrarca e Nicolino Ruffo.Tra gli altri costi rilevanti abbiamo quelli relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti per 1,6 milioni di euro, mentre consulenze affidate a professionisti pesano sul bilancio di Solagrital per circa 200.000 euro. Insomma tutti questi costi, più altri di minore entà si mangiano 8 dei 19 milioni di euro di margine lordo. Con le spese per il personale la Solagrital già va sotto. Il personale di cui il bilancio non ci fornisce la consistenza, il numero e le qualifiche costa 16,353 milioni di euro. L’andamento quindi è strutturalmente passivo, perché i costi della produzione (incrementati di altri 300.000 euro di oneri diversi di gestione) sono largamente inferiori a quanto vendendo i polli e i suoi derivati la Solagrital guadagna ogni anno. Ed è ovvio, siccome parliamo di un deficit di quasi 6 milioni di euro, che puntualmente si crea un deficit di liquidità, sia difficile se non impossibile pagare gli stipendi, bisogna cercare il sostegno del socio Regione quasi con frequenza annuale. Il punto è tutto economico: se vendo a 100 quello che mi costa 110 per produrlo, la crisi, le proteste, le difficoltà sono semplicemente inevitabili. Va precisato però che l’analisi riguarda l’anno 2009 e che per il 2010, anno di cui ancora non sono noti i dati, la Solagrital si sarebbe impegnata in un nuovo piano industriale capace di rimettere a posto gli squilibri produttivi registrati. Nella relazione della gestione gli amministratori ribadiscono che nel primo trimestre 2010 il fatturato è lievitato di circa 10 milioni di euro. Si spera un dato confermato nel corso dell’anno ormai trascorso.
Aggiornamento 2012: secondo le ultime indiscrezioni invece il bilancio 2011 della Cooperativa comporterebbe circa 10 milioni di euro di perdite. Come dire: il trend da noi analizzato evidentemente non è stato invertito
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