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E se Bin Laden vuole comprare lo Zuccherificio? | Stampa |
Scritto da redazione   
Sabato 18 Dicembre 2010 06:39

zuccherificioIl socio privato dello Zuccherificio, la famiglia di Remo Perna, gestisce la sua partecipazione tramite una società in Lussemburgo - Le azioni di questa società possono essere al portatore e la loro vendita può avvenire in ogni momento - Remo Perna ha interessi in Mauritania, nazione in cui Al Qaeda sta incrementando la propria forza e presenza

Lo Zuccherificio del Molise è una società per azioni a capitale prevalentemente pubblico. Per anni, al riparo da occhi indiscreti e soprattutto lautamente foraggiato dai copiosi fondi europei per il sostegno all’agricoltura, ha vissuto una sua vita produttiva tranquilla, creando occupazione e lavoro per dipendenti, trasportatori e coltivatori di barbabietola. Da qualche anno, complice il ripensamento dell’Unione europea sui finanziamenti al settore agricolo e allo zucchero in particolare, è iniziata un fase di grande crisi, che ancora oggi non è risolta. Anzi. Lo Zuccherificio è ormai una gatta da pelare costante per il Governo regionale e per il suo Presidente Michele Iorio, che detengono le quote pubbliche dell’impianto. I soldi della Regione versati ormai quasi non si contano più. Per mantenere circa duemila posti di lavoro la Regione si è letteralmente dissanguata. Tra aumenti di capitale, prestiti e altre forme di intervento sono stati sborsati quasi cinquanta milioni di euro, cento miliardi delle vecchie. Gli ultimi 7 deliberati dal Consiglio regionale solo qualche giorno fa, in una seduta appositamente dedicata all’impianto industriale di Termoli. Prima di verificare l’andamento economico della struttura, e le sue prospettive produttive dobbiamo preliminarmente capire l’attuale assetto societario e gestionale. La Regione infatti ha la maggioranza del capitale ma non ha mai gestito lo Zuccherificio. Non lo ha fatto prima, quando il socio privato era l’imprenditore bolognese Tesi, non lo fa adesso che l’imprenditore privato è uno dei due Perna, per il tramite dei suoi figli. Si tratta del fratello coi baffi, Remo, finanziere internazionale con interessi anche nella lontana Mauritania. Andiamo alla società per azioni Zuccherificio del Molise. Il 23 settembre 2009, pagando all’ex socio privato Tesi la somma di euro 2,65 milioni di euro la GB Investments spa ha acquisito il 37,7% del capitale sociale dello Zuccherificio. Il resto come detto è della Regione Molise. Il punto è che la Gb Investiments è controllata, ossia di proprietà di una società estera, ubicata in Lussemburgo. Inizialmente la società estera che possedeva la Gb Investiments era un’altra, una società cipriota. Ora invece è la PFP International Società anonima con sede nel Lussemburgo in Boulevard Royal 8. La società è stata costituita il 29 gennaio del 2010 presso un notaio locale da Luisella Moreschi per conto della Pap sas con sede a Isernia in via Petrarca 4 (e la società di proprietà dei figli di Remo Perna) e dalla Dorstein Limited, società con sede a Cipro sempre rappresentata dalla signora Moreschi. Il capitale è di 31.000 euro, di cui 30700 versate dalla Pap sas e 300 euro dalla Dorstein e le azioni della società sono nominative o al portatore a scelta dell’azionista. E qui, con la previsione di azioni al portatore il problema, non ce ne vorrà nessuno, diventa piuttosto rilevante. Perché solitamente si usano le società estere in piazze finanziarie specializzate come è il Lussemburgo o Cipro? O per motivi di pianificazione fiscale, ma riteniamo che non sia questo il caso, o per garantire l’anonimato dei proprietari. Non a caso la società lussemburghese si chiama anonima. Non sappiamo perché Remo Perna, che si è autodichiarato dominus di questa partecipazione, abbia voluto l’anonimato, né alla fine ci interessa più di tanto. Quello che interessa è che un’ente pubblico, quale la Regione Molise è, probabilmente non può consegnare un pezzo del proprio patrimonio ad un soggetto potenzialmente non identificabile o non conoscibile. Già perchè il problema vero è proprio questo. Oggi sappiamo che la proprietà è dei figli di Perna, e questo ci tranquilizza. Ma se le azioni sono al portatore, facoltà prevista dallo statuto, chi garantisce che domani la società diventi di un altro proprietario, magari a sua volta ubicato in piazze finanziarie specializzate e quindi non identificabile? Remo Perna inoltre ha pubblicamente sottolineato e valorizzato i propri rapporti commerciali e imprenditoriali con lo stato africano della Mauritania. Una delegazione di emissari mauritani è stata anche in visita nel Molise tempo fa. Ma qual’è la situazione della Mauritania? Leggiamo da un’analisi sulla situazione geopolitica di questo stato africano tracciata da un esperto. “Cacciata dall’Afghanistan e indebolita in Irak, Al Qaeda si sta costruendo una nuova capitale in una zona remota della Mauritania. Si tratta della città di Zouerate, a novecento chilometri dalla capitale mauritana Nouakchott, nel cuore di quello che è stato definito il Far West della Mauritania: una zona dal clima infernale che a causa della scoperta di importanti risorse minerarie si è improvvisamente popolata”. Remo Perna, va subito precisato, ha rapporti di business con il governo della Mauritania, un governo militare golpista che sta combattendo attivamente e anche con grande impegno Al Qaeda. Ma la situazione non è affatto tranquilla: basta citare la preoccupazione della Spagna per la nascita in Mauritania di uno Stato fuori controllo nel Maghreb, a rischio, secondo gli iberici, di diventare una seconda Somalia, preoccupazione resa pubbliche in questi giorni da Wikileaks. Chi garantisce che anche le iniziative imprenditoriali di Perna non possano subire scossoni da questa complesso stato di cose? E la partecipazione nello Zuccherificio come è blindata da episodi completamente fuori dalla portata e dalla volontà dell’ente pubblico, in questo caso la Regione Molise. Ancora: lo Stato italiano può, per un asset importante come lo Zuccherificio che domani diventerà ancora più strategico perché produrrà energia, non avere garanzie precise su eventuali trasferimenti di proprietà da parte del partner privato, al quale peraltro è demandata l’intera gestione dell’impianto? Il Ministero del Tesoro potrebbe mai vendere l’Enel ad una società i cui soci possono cambiare da un momento all’altra anche se quello che è il suo attuale proprietario è persona conosciuta e rispettabilissima?Sono domande importanti alle quali sinora non è stata fornita una risposta definitiva.
L’analisi economica dello Zuccherificio
Vediamo adesso un po’ i conti dello Zuccherificio, per capire perché mai un imprenditore privato dovrebbe trovare interessante l’acquisizione di una quota della società. Nel 2009 lo Zuccherificio ha avuto ricavi per 72 milioni di euro, ma di questi ben 32 derivano da vendite di prodotti rimasti in magazzino alla fine del 2008. Per cui le vendite della produzione 2009 sono pari ad una quarantina di milioni di euro. Il punto è che su lavorazioni di zucchero in calo (47.000 tonnellate contro le 55.000 del 2008) e prezzi in flessione, gli oneri della struttura sono assai pesanti. Nel 2009 ci sono stati quasi 31 milioni di euro per l’acquisto di materia prima. A questi vanno aggiunti costi per servizi per altri 10 milioni di euro mentre il personale, che è aumentato, è costato 8,7 milioni di euro. Nel 2009 sono stati assunti due nuovi dirigenti, per un totale di 4,6 nuovi amministrativi e 11 nuovi operai per un totale di dipendenti di 112. Non solo. Lo Zuccherificio, nonostante il socio privato non sia più il bolognese Tesi, continua a mantenere un suo ufficio a Bologna in cui lavorano tre dipendenti. A fare cosa, a questo punto, non si sa. Bisogna quindi aggiungere altri 1,1 milioni di euro di altri oneri di gestione, essenzialmente una tassa sulla produzione e il quadro produttivo è completo. E ci dice che per vendere circa 40 milioni di euro di prodotto lo Zuccherificio del Molise ne ha spesi oltre 50. Un vero affare, quindi. A raddrizzare un po’ le sorti del conto economico ci sono gli aiuti della Unione europea, aiuti che sappiamo ogni anno essere messi in discussione e che nel medio periodo scompariranno. Nel 2009 si è trattato di circa 7 milioni di euro. Ma lo Zuccherificio ha poi circa 37 milioni di debiti verso le banche, oltre a 15 milioni di euro di debiti verso l’azionista Regione Molise (si tratta di soldi presi dal Fondo Fas, fondo per le aree sottoutilizzate, che dovrebbe servire per costruire opere pubbliche e infrastrutture). E questi 37 milioni di euro di debiti sono costati alla società termolese 3,3 milioni di euro di soli interessi. Insomma alla fine il bilancio 2009 chiude con una perdita di ben 6 milioni di euro. La domanda a questo punto si fa interessante. Perché un privato dovrebbe mai entrare in un’azienda strutturalmente in perdita? Remo Perna, presente nell’assemblea che approva il bilancio non ci scuserete il giro di parole, si sbilancia. Chiede una urgente ricapitalizzazione, ossia soldi freschi, si dice disposto a fare la sua parte. In più chiede che vengano rimodulati i meccanismi di restituzione del prestito alla Regione, evitando che ci siano garanzie della Regione sugli immobili di proprietà dello Zuccherificio. Non vuole mettere in difficoltà il socio pubblico, afferma, ma in sostanza gli impegni sono impegni e bisogna rispettarli. Fin qui Perna nell’assemblea. Poi c’è il piano industriale, da cui si deducono due cose. Che lo Zuccherificio potrebbe trasformarsi in un’azienda di produzione energetica, sia da biomasse che da sistemi più tradizionali e che va portato fino in fondo l’ammodernamento delle strutture produttive. In particolare si intende sfruttare il finanziamento “Contratto di programma agroalimentare” che sotto il profilo tecnico prevede l’installazione di un’unità cromatografica, per esaltare i rendimenti industriali e l’estrazione dello zucchero, oltre all’ampliamento della «casa zucchero», uno dei punti sensibili del processo di lavorazione delle bietole, per migliorare l’efficienza energetico-ambientale dell’impianto. Parliamo di 21 milioni di euro di investimenti pubblici. Insomma Perna non è nato ieri e con un investimento tutto sommato modesto potrebbe inserirsi e guidare da dominus incontrastato (sono allo studio modifiche statutarie che danno al socio privato tutti i poteri gestionali nello zuccherificio) un’azienda produttrice di energia, con finanziamenti pubblici cospicui su cui poter contare. Lo zucchero in tutto questo conterà ancora qualcosa? Forse addolcirà la pillola quando si dovrà cominciare a discutere di forza lavoro necessaria in questa nuova mission imprenditoriale.

 

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