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La sanità molisana. Bastano queste tre parole per incutere un sacro terrore in tutti gli analisti, i giornalisti, gli opinion leader della ventesima regione d'Italia. Un moloch da 800 milioni di euro l'anno, l'inimmaginabile cifra di 1600 miliardi delle vecchie lire. Tanto movimenta la sanità ogni anno nella regione ma questo fiume di soldi, il 15% del prodotto interno lordo molisano, il 7% dell'occupazione complessiva in regione, percentuali stratosferiche se confrontate con tutte le altre regioni d'Italia, sfugge ad ogni controllo. Tanto da poter dire, con una battuta. che il Molise con questi numeri produce essenzialmente malati. Non si hanno i dettagli di questa spesa mostruosa, non si sa bene il nome dei dipendenti, quanto sono, quanto percepiscono, quanti dirigenti ci sono, quanti consulenti e soprattutto perché. Già, perché.
I molisani già oggi pagano più caro il bollo auto, la benzina, le tasse, gli imprenditori già hanno un aumento del 25% sulle tasse a loro riservate (Irap) ma la sanità molisana continua ad essere in deficit. Ossia quegli 800 milioni di euro, quella somma enorme non basta. Il sistema infatti è commissariato e nulla di buon si vede all'orizzonte. Una singola scheda, una singola inchiesta non può risolvere un interrogativo tanto enorme. Però può aiutare a fare luce, a far capire ai cittadini, al di là e al di sopra della piccola polemica politica che sulla sanità si innesta la gravità del problema, i numeri del problema, la serietà della situazione. Una premessa innanzitutto. Le colpe dell'attuale disastro, perché tale è, non sono di questo o di quello, di un partito, di un governatore o di un commissario, anche se ognuno di loro può avere specifiche e concrete responsabilità. No, le colpe sono di un'intera classe politica e amministrativa regionale, di destra, di centro e di sinistra, che ha banchettato, letteralmente banchettato con i fondi copiosi che arrivavano per la sanità. Con questi soldi una parte la si dedicava alle cure e alle attività in favore della salute dei cittadini ma il resto, secondo nostre stime dal triplo al quadruplo di quanto arrivava veniva speso per ingrassare coloro che la sanità la gestivano. E parliamo di un processo durato almeno 30 anni, in cui due o tre generazioni di politici ci hanno messo mano. Oggi non può stupire nessuno se , guardando i cognomi dei dipendenti della Aserm si trovano figli, cognati, parenti, amici, amiche, commari, portatori di voti di questo o quello schieramento politico. Se vuoi ricordarti chi faceva parte della cosiddetta prima repubblica l'elenco dei dipendenti della Asrem è come un albo d'oro: ci sono tutti, ovviamente figli e nipoti, con l'unica difficoltà, Fini ci insegna, dei cognati e dei parenti acquisiti. Per non parlare degli appalti assurdi, delle forniture di beni e servizi che hanno ingrassato generazioni di soggetti, visto che la stragrande maggioranza avveniva a prezzi non di mercato ma a prezzi definibili come da amatori. E poi le strutture inutili, i doppioni, primari nominati in base alle consultazioni elettorali. Insomma un macello. Oggi che i soldi sono finiti, le future generazioni di molisani, quelli che resteranno e non scapperanno via, dovranno pagarne il salatissimo conto. Capito il quadro generale, e compreso che di sanità iniziamo a parlarne oggi ma dovremo parlarne almeno per due o tre anni, cominciamo ad andare sul pezzo. La struttura gestionale della sanità molisana, dopo anni di riordini e razionalizzazione, verte per la parte pubblica sulla Asrem l'azienda sanitaria unica regionale. Prima ce n'erano 4 ora ce n'è una sola, anche se i dipartimenti della Asrem spesso hanno le stesse autonomia delle vecchie Asl territoriali e soprattutto ne mantengono i non piccoli costi di struttura. A capo della Asrem, defenestrato il vecchio manager Sergio Florio è rimasto comunque un campano, indice che il Molise un manager sanitario apicale non riesce proprio ad esprimerlo. Si tratta di Angelo Percopo, avellinese, classe 1954. Laureato in sociologia a Roma, poi perfezionata in sociologia sanitaria a Bologna, Percopo nel suo curriculum specifica di essersi aggiornato sull'alcolismo all'Università di Napoli e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nel 2000 sempre a Napoli. Docente di ragioneria, di geografia economica e di sociologia ha fatto anche il giornalista con il Mattino di Napoli ed è stato anche agente di assicurazioni. A lui è demandata dal primo luglio del 2009 la gestione quotidiana della immensa macchina sanitaria molisana. Una gestione complessa, ma Percopo evidentemente da buon sociologo capisce l'importanza della comunicazione e del suo impatto sugli amministrati. Tra le iniziative di rilievo del manager c'è un bando per la diffusione della promozione della salute rivolte alle televisioni locali e l'avvio di una singolare iniziativa editoriale con un imprenditore campano ma attivo nel Molise per divulgare con frequenza quindicinale e in un inserto cartaceo le attività della Asrem stessa. Con un buco di 100 milioni di euro l'anno, evidentemente, ci si è concentrati sul marketing tanto 100.000 euro in più o in meno che differenza fanno? Il buco di bilancio non si può risolvere, avrà pensato Percopo, ma la sua percezione tra i cittadini sì. Tra le altre iniziative assunte dal manager c'è quella di aver spostato la contabilità della Asrem a Isernia. L'unità operativa complessa bilancio e revisioni contabili ha infatti la sua sede nel capoluogo pentro e i tanti fornitori, alquanto incazzati (l'Asrem ha il primato per i tempi lunghi di pagamento in Italia) si potranno rivolgere alla dottoressa Santoro telefonicamente dalle ore 12 sino alle ore 14 (una specie di aperitivo contabile) dal lunedì al venerdì. Perché? Perché il tavolo tecnico ministeriale che sta incontrano il commissario Iorio ha più volte sottolineato come il bilancio della Sanità in Molise non è tecnicamente adeguato, che le poste di stato patrimoniale sono di difficile interpretazione e lo stesso conto economico (entrate e uscite, per capirci) non fornisce le dovute garanzie. Oggi tutto è andato ad Isernia è, non potendo sapere la ratio di questa scelta, ci auguriamo che una contabilità da 800 milioni di euro (cioè come quella di una grande società quotata in Borsa in Italia) possa avere finalmente ad Isernia quella rendicontazione adeguata e soprattutto pubblica che non ha sinora avuto a Campobasso. Sul sito Asrem infatti i bilanci non sono pubblici e non c'è di loro alcuna traccia. Inquadrata la Asrem va poi specificato che non tutto si esaurisce nella Asrem. Ci sono al di fuori di loro i privati, in particolare due, Neuromed e Cattolica. |