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Agricoltura: quando i soldi si perdono per strada | Stampa |
Scritto da redazione   
Domenica 07 Novembre 2010 01:39

L'approfondimento/Divieto d'accesso (ogni lunedi su Tlt Molise, ore 21,30)

La Regione Molise spende cifre ragguardevoli per sostenere il mondo agricolo locale - Peccato però che in tasca agli agricoltori e agli allevatori di quei soldi ne finiscano ben pochi

Cos'è oggi e cosa rappresenta l'agricoltura nel Molise? Qual'è il suo peso, la sua forza, le sue prospettive? Di agricoltura nella regione si parla troppo e poco. Si parla troppo ogni qualvolta si deve inseguire una crisi, un problema una calamità. Si parla poco quando invece si tratta di capire come funziona questo settore nella regione, quanto si vuole tutelare il piccolo agricoltore, quanto è demagogia e quanto invece è pura speculazione politica. Partiamo da alcuni dati per comprendere il ruolo del cosiddetto settore primario in Regione. L'agricoltura molisana pesa per poco meno del 5% del prodotto interno lordo totale. Il prodotto interno lordo del Molise, secondo gli ultimi dati disponibili, supera di qualche cosa i 6 miliardi di euro. L'agricoltura vale, su questo aggregato, circa 300 milioni di euro. E di questi circa 12/15 milioni di euro provengono dal comparto pesca, ovviamente sviluppato solo sulla costa adriatica. A fronte di questi dati la Camera di Commercio ci dice che in agricoltura continuano ad esser impegnati moltissimi cittadini molisani. Nonostante il continuo calo negli anni, e nonostante si siano perse quasi 5000 attività agricole negli ultimi 10 anni, restano iscritti come imprenditori agricoli nelle camere di commercio di Isernia e Campobasso ben 11.000 soggetti. Tanti, tantissimi se paragonati ai risultati economici dell'attività. Si tratta di aziende che in media fatturano 27.000 euro l'anno, ossia somme incompatibili con qualsiasi attività degna di reggersi sui propri piedi.I terreni su cui lavorano questa pletora di aziende, spesso aziende solo sulla carta, si vanno continuamente restringendo. Pensiamo alle coltivazioni più diffuse, quelle di grano e di cereali. Ebbene secondo le fonti ufficiali siamo passati nel giro di qualche anno da circa 100.000 ettari destinati a tale  produzione a poco più di 67.000 ettari, nel 2009, che producono cereali e grano. Una riduzione secca del 33%, come si vede. Si tratta quindi di un settore dove operano tante persone, ma in cui i risultati economici non giustificano certamente tanta presenza di aziende e operatori imprenditoriali del settore. Cosa succede allora? Succede che, come sovente avvine nel Molise, a tenere tutto in piedi arrivano i soldi pubblici, Che per l'agricoltura storicamente sono sempre stati tanti, tantissimi. D'altronde nel dopoguerra l'Italia, e il Sud in particolare era fondato solo sul lavoro agricolo e per tenere quieta una fetta così importante della popolazione i fondi pubblici, specie quelli dell'Unione europea, il cui bilancio era per lo più assorbito dai soldi da versare agli agricoltori, erano fondamentali.Ma il mondo sta cambiando e la stessa Unione europea sta riducendo i fondi da versare agli agricoltori, con un processo che nel 2015 conoscerà una specie di soluzione finale. Intanto si va avanti, con soldi pubblici erogati per il tramite della Regione Molise e dell'assessorato all'agricoltura. Peccato però che questi soldi, ancora copiosi, arrivano agli agricoltori dopo molti passaggi, che ne riducono l'entità e la forza. Vediamo il bilancio 2010 della regione Molise. Per le produzioni zootecniche, ad esempio, ci sono spese correnti per circa 800.00 euro. Ma queste non andranno agli allevatori, bensì alla loro associazioni, le cosiddette Apa. 300.000 euro saranno un contributo diretto a queste Apa, in base ad una legge regionale la legge 30 del 2006. Cioè pagheranno gli stipendi, i costi di sede e di funzionamento delle associazioni e non rigurdano direttamente gli agricoltori. Altri 592.000 euro andranno sempre alle Apa per tenere i libri genealogici del bestiame e fare i controllo dei capi di allevamento. Si tratta di funzioni pubbliche delegate ad organizzazioni private come le associazioni. Al singolo allevatore di tutto questo non arriverà in tasca nemmeno un quattrino.Ma anche scorrendo altre voci di bilancio si vede come l'intervento della regione sia per lo più indirizzato a questioni di emergenza o di gestione, non certo al supporto quotidiano alle attività agricole. Tra le spese in conto capitale, ossia gli investimenti che la regione effettua nel comparto ci sono i soldi per far superare le calamità:1 milione di euro per quelle colpite dall'alluvione del 2002 e 2,3 milioni di euro per generiche calamità. 700.000 euro invece vanno ai consorzi di difesa, anche questi strutture associative create dai principali sindacati del settore, in primis la potente Coldiretti per attività di difesa delle coltura agrarie dopo le calamità. Un milione di euro la regione lo stanzia per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio montano, ma non è chiaro come verranno investite queste somme.1 milione di euro vanno alle opere di vaibilità rurale (le famose strade interpoderali degli anni 80), 500.000 euro ai consorzi di bonifica, altra struttura intermedia di gestione, e 230.000 euro alla gestione dei tratturi. Anche qui si tratta di somme per interventi che non arrivano al singoplo agricoltore. 150.000 euro sempre considerati di investimento (ma andrebbe capito come tale spesa sia davvero un investimento di soldi pubblici sul territorio sia piuttosto un costo di parte corrente) vanno al Parco dell'Ulivo di Venafro.2,2 milioni di euro sono invece spese per le funzioni conferite in materia di agricoltura e pesca. Si tratta anche in questo caso di somme trasferite alle Regioni dopo la soppressione del Ministero dell'Agricoltura con referendum popolare e anche in questo caso si tratta di spese di funzionamento, spese per le quali gli agricoltori molisani difficilmente vedranno un centesimo. Se poi a questo aggiungiamo i ben 5 milioni di euro l'anno che costa ogni anno l'Arsiam, il vecchio Ersam, spesati nel bilancio della regione alla voce supporto all'attività del direttore generale, capiamo davvero l'entità del problema. L'agricoltura è ancora un comparto vitale nel Molise, ed alcune esperienze nel settore dell'olio e del vino ci danno speranza, anche perché capaci di portare i nostri prodotti anche su mercati internazionali. Ma il supporto dell'ente pubblico, sulla carta ben oltre 10 milioni di euro l'anno non arriva agli agricoltori, ma viene speso per strada, per la burocrazia regionale, per l'ex ersam, per le associazioni agricole e loro emanazioni e per altre cose che con il lavoro nei campi e nelle stalle c'entra poco, forse niente E quindi, l'agricoltore è costretto in buona sostanza a dover fare da solo e questo per microaziende poco strutturate come quelle molisane è sempre difficile, ma spesso è puramente impossibile.

 

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