Nella manovra approvata dalla Giunta un articolo riguarda la società di informatica: deve completare la trasformazione in società in house oppure la Regione deve vendere tutto - Ma sino ad oggi la Molise Dati era già considerata società in house - E se non è società in house che cosa è stata sinora Molise Dati?
Nella finanziaria regionale all’articolo 18 si torna a parlare di Molise Dati. In pratica la bozza di legge regionale di assestamento del bilancio prevede che la Giunta acquisti la totalità delle quote della Molise Dati o ceda la sua partecipazione in toto. Il punto è che Molise Dati negli ultimi anni è stata trasformata in società in house della Regione Molise ed in base a tale notazione ha potuto gestire gare d’appalto per diversi milioni di euro. Ma cos’è la società in house? L’espressione “in house providing” compare per la prima volta nel Libro Bianco del 1998.
La Commissione europea, con riferimento al settore degli appalti, definisce gestione “in house” l’attività alla cui esecuzione la pubblica amministrazione provvede con mezzi propri tramite “una struttura commerciale che di fatto è un’emanazione della medesima amministrazione”, in considerazione del fatto che l’amministrazione per adempiere ai propri doveri di fornire servizi di interesse pubblico non sarebbe obbligata, in linea di principio, a far ricorso ad entità esterne. La normativa di settore ha conosciuto numerose evoluzioni, le ultime delle quali cercano di evitare la proliferazione di società a partecipazione pubblica, di contenere i costi della pubblica amministrazione (cosa quanto mai attuale oggi) ed evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza. In questo senso il decreto Bersani del 2006 a sua volta modificato dalla legge 2 del 2009, ha introdotto il divieto di svolgere attività a favore di altri soggetti pubblici o privati e quello di partecipare ad altre società. La violazione di tale disposizione è sanzionata con la nullità dei contratti conclusi. E già qui c’è un primo problema per Molise Dati che continua a detenere partecipazioni in altre società, la più nota delle quali, per i nostri lettori, è quella in Molisecom, partecipata al 10%, mentre il restante 90% è del gruppo commissariato Eutelia di Arezzo. In base ad una lettura stringente della normativa la società Molisecom, se Molise Dati è struttura in house, è una società nulla, ossia non rilevante per l’ordinamento giuridico e tutti i suoi atti, inclusi gli affidamenti di appalti pubblici (che Molisecom ha ricevuto per costituire la rete a banda larga della regione) sarebbero nulli. Le finanziarie 2007 e 2008 hanno continuato a porre limiti e nuovi obblighi di trasparenza alle attività delle società di in house providing. Ci sono limiti ai compensi delle retribuzioni degli amministratori, pubblicità degli stessi, obblighi di fare riferimento nell’acquisto di beni e servizi ai parametri di qualità e convenienza stabiliti dalla Consip, norme limitative all’autonomia gestionale delle stesse. Molise Dati, il cui Presidente Mauro Belviso ha confermato essere l’azienda società in house rispondendo ad un’interrogazione del Consigliere regionale Massimo Romano (l’unico che ha approfondito quanto, in perfetta solitudine, abbiamo pubblicato su Molise Dati negli ultimi due anni), questi obblighi e questi limiti non sappiamo se li ha puntualmente applicati. Non abbiamo inoltre evidenza della pubblicità dei compensi degli amministratori, né sappiamo se nell’acquisto di beni e servizi si è attenuta ai parametri della Consip, l’organismo pubblico che controlla i prezzi di fornitura alla pubblica amministrazione italiana. Ma c’è di più. Nonostante la Regione abbia considerato in house Molise Dati, tanto da affidargli il ruolo di soggetto attuatore in numerose misure del Por 2007-2013, e abbia convogliato la gestione di moltissimi appalti proprio su Molise Dati (su tutti quelli della cosiddetta società dell’informazione) a rigor di logica e diritto Molise Dati non è una società in house e non solo perché ha ancora partecipazioni in altre società. In base alla sentenza della corte di giustizia dell’Unione europea dell’11/01/2005 in causa 26/03 Stadt Halle e ad altra giurisprudenza concorde, in una società di in house providing non è ammissibile la partecipazione minoritaria di un socio privato. Che invece è presente a tutt’oggi in Molise Dati tanto che l’articolo 18 della recentissima manovra delega la Giunta ad una sorta di acquisto/vendo della totalità del capitale sociale. Potrebbe mitigare la severità di questa giurisprudenza la possibilità che il socio privato venga selezionato con gara di evidenza pubblica. Ma nel caso di Molise Dati neanche questo è accaduto, essendo il socio privato preesistente all’ingresso maggioritario della Regione Molise. D’altronde il fatto che, benché formalmente società in house, sostanzialmente la Molise Dati sia solo una società privata con un socio di maggioranza pubblico, lo ammette la stessa Regione. E lo ammette a tal punto che per risolvere una volta e per tutte il problema, vara proprio l’articolo 18 della manovra. Il punto in questo caso è sostanziale. Se non è mai stata una società in house la Molise Dati non poteva gestire gli appalti sin qui gestiti e gli stessi dovevano essere invece aggiudicati con gare pubbliche, alcune delle quali visti gli importi con procedura europea. E adesso? Il problema potrebbe essere, oltre che possibili profili di responsabilità degli amministratori, di potenziale annullabilità di tutti gli atti posti in essere in questi anni, e parliamo di appalti, assunzioni, rapporti di servizio e di fornitura di consistenza e protratti nel tempo. Anche qui, come si può notare, manca ancora una soluzione puntuale ma un fatto è certo: con l’iniziativa dell’articolo 18 la Giunta ha deciso di affrontare il problema, un problema che forse in questi anni è stato sottovalutato.
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