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Approfondimento/Lo Zuccherificio del Molise e i suoi derivati | Stampa |
Giovedì 03 Settembre 2009 10:30
Un movimento per circa 200 milioni di euro, quasi il 5% del prodotto interno lordo molisano - Il socio privato e la Regione Puglia non hanno sottoscritto il recente aumento di capitale - E dal bilancio spuntano 10 milioni di euro di contratti derivati

Lo Zuccherificio del Molise nasce nel 1969 per volontà dell’allora Ministro dell’Agricoltura, il molisano Giacomo Sedati. Lo Zuccherificio del Molise è una società per azioni, a partecipazione mista pubblico privato. Il privato, per il 37,7% del capitale, è rappresentato dal signor Lugi Tesi, imprenditore bolognese.

Il 24,5% è di proprietà della Regione Molise, il 34,5 dell’Ersam, oggi ente in liquidazione, il restante 3,3% è di proprietà della Regione Puglia. L’amministrazione è affidata alla parte privata. L’ingegner Luigi Tesi, classe 1933, è il consigliere delegato con ampi poteri operativi. Nel Consiglio di Amministrazione ci sono poi Domenico Porfido, il Sindaco di Setacciato Gabriele La Palombara, il direttore della Coldiretti Benedetto de Serio, Gino Pignone, Franco Tesi e Stefano Benfatti, questi ultimi in rappresentanza del socio privato. Nel Consiglio quindi il 37 per cento delle quote esprime l’amministratore, che dispone di ampie facoltà gestorie, e tre dei sette consiglieri complessivi. Il volume di affari dello Zuccherificio del Molise non è piccolo, anzi é tale da portarlo tra le prime imprese molisane. Secondo il bilancio del 2007 i ricavi dalle vendite dello zucchero e assimilati sono pari a ben 121 milioni di euro. Il compenso ai sette consiglieri di amministrazione, senza specifica della ripartizione interna tra di loro è ammontato complessivamente a 157.962 euro. Lo Zuccherificio inoltre ha un forte impatto occupazionale, sia diretto, occupa 100 pesrone di cui 2 dirigenti, 34 impiegati e 64 operai e soprattutto nell’indotto, in quanto punto di riferimento di un pezzo fondamentale dell’intera agricoltura molisana. La gestione del 2007 dello Zuccherificio non sembra tenere in alcun conto di una possibile, e forse necessaria, chiusura delle attività dellostabilimento. Anzi: nella relazione sulla gestione dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2007 si annuncia un piano industriale legato in tre azioni: incremento della quota, sino a 120.000 tonnellate; investimenti industriali attraverso la realizzazione del cromatografico ed il potenziamento della casa zucchero per complessivi 35 milioni di euro; il completamento degli investimenti in infrastrutture idriche per assicurare l’irrigazione del bacino ed elevare la resa. Ma che questa fiducia nel futuro poi non fosse tanto granitica, almeno da parte del socio privato e della stessa Regione Puglia, che oggi dovrebbe venire al capezzale dell’impianto lo si desume anche da un altro fatto rilevante, verificatosi proprio nel 2007. Il 16 aprile 2007 l’assemblea dei soci straordinaria dello zuccherificio ha deliberato un aumento di capitale per il quale, peraltro, è in corso una procedura di infrazione da parte della stessa Unione europea, per 15,95 milioni di euro. Il punto è che tale aumento di capitale è stato sottoscritto dalla sola Regione Molise che ha versato l’intera somma il 29 giugno del 2007 e che, per recuperare tale cifra, ha dovuto indebitarsi con l’emissione di un bond obbligazionario (utilizzato anche per altre uscite della medesima Regione). Gli altri soci, inclusi quindi Tesi e la Regione Puglia, hanno rinunciato a sottoscrivere, pro quota, l’aumento di capitale. Se i soci hanno grande fiducia nel futuro di un’attività solitamente investono negli aumenti di capitale loro proposti. In questo caso no e la sola Regione Molise, ossia il contribuente molisano, si è sobbarcato questo onere. Ma anche un altro punto merita qualche riflessione. Nel mese di febbraio 2007 lo Zuccherificio ha concluso un importante accordo con primarie società saccarifere tedesche, in particolare con Suedzucker, per lavorazione per conto ai sensi della vigente normativa europea. In pratica lo Zuccherificio si trasforma in intermediario da produttore. La lavorazione infatti si è svolta presso presso gli stabilimenti in Germania nell’ottobre 2007. L’operazione, secondo l’amministratore dello Zuccherificio, si è rilevata economicamente interessante. Ora se si trattasse di piccole quantità un po’ di trading non fa mai male, specie se remunerativo. Ma il punto è che l’impianto tedesco ha lavorato 105.000 tonnellate di bietole, su complessive 181852 lavorate complessivamente dallo Zuccherificio del Molise. In altre parole nell’anno 2007 lo Zuccherificio ha prevalentemente svolto un’attività di intermediazione più che di produzione. Il punto è che, rispetto a quanto già stava accadendo nel 2008, la relazione di gestione sembra voler continuare su questa strada. In una fase che si legge per moti aspetti transitoria il Consiglio di Amministrazione dello Zuccherificio per il 2008 ha assunto una serie di iniziative. 20.000 tonnellate di bietole da lavorare per conto all’estero, l’avvio di una collaborazione con un importante gruppo saccarifero nord europeo, ma non si dice quale (forse lo stesso Suedzucker?) per avviare sinergie commerciali, e l’affidamento a primaria società di consulenza dell’incarico di individuare attività integrative ed in particolare la concreta possibilità di una produzione bio-energetica nel territorio molisano.Non è dato sapere chi è la primaria società di consulenza, né a quali esiti abbia portato, né se una produzione bio energetica sia oggi nel futuro dell’impianto. Come si nota l’analisi dell’attività amministrativa interna allo Zuccherificio ci parla di un impianto che cerca di diventare qualcosa d’altro. I soci intanto, però, tranne la Regione, si defilano. Non solo. Nonostante tutte queste manovre e strategie nel 2007 lo Zuccherificio comunque chiude in perdita per oltre un milione di euro il proprio bilancio. Non solo. Nelle pieghe dello stesso bilancio si legge un altro elemento interessante. Premesso che lo Zuccherificio ha debiti complessivi verso le banche per quasi 66 milioni di euro, ha anche sottoscritto contratti derivati per un nozionale di 10 milioni di euro. Non solo. Sino al 2006 l’esposizione in derivati era di 4 milioni di euro, ma nel febbraio del 2007, pur non avendo rischi elevati da oscillazioni dei tassi, la società ha sottoscritto con primario istituto bancario un’operazione di copertura con derivato del tipo Irs step up, per un capitale nozionale di 10 milioni di euro, della durata di tre anni; al termine dell’esercizio il mark to market dello strumento ammontava a - 11.156 anche se è migliorato nel 2008. Nel corso dell’anno però la società ha estinto il derivato tipo Irs variabile acceso per un capitale nozionale di 4 milioni di euro nel 2005 con un differenziale negativo per 160.500 euro. L’estinzione è stata perfezionata con la concessione da parte di Unicredit Banca di un finanziamento di euro 650.000. Come si vede una gestione finanziaria alquanto sofisticata e sinora assai costosa, che rischia di distogliere gli amministratori dalle complicatissime sfide che, specie in questi tempi, hanno davanti.

 

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