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Da “Quercus cerri” a Cerro al Volturno: la nascita del piccolo borgo dell’alto Molise | Stampa |
Scritto da Riccardo Rossi   
Domenica 05 Febbraio 2012 09:00

cerro-a-volturnoCerro al Volturno è un piccolo comune montano di origine medioevale che si trova in Molise, in Provincia di Isernia, nel cuore dell’Alta Valle del Volturno. La nascita del borgo risale all’anno Mille ed il nome deriverebbe dalla presenza nel suo territorio di un albero secolare conosciuto botanicamente come “quercus cerri”. Il territorio comunale, posto ai margini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a 500 mt s.l.m., presenta un profilo geometrico irregolare ed aspro ed è caratterizzato dalla presenza del Rio dell’Omero e del complesso montuoso delle Mainarde che gli fanno da cornice naturale e rappresentano la maggiore peculiarità paesaggistica. Caratteristica principale di Cerro al Volturno è l’imponente Castello Pandone che domina l’intero centro abitato e tutta l’Alta Valle del Volturno. La roccaforte è costruita su una preesistente fortificazione longobarda posta in cima ad una conformazione rocciosa intorno a cui si sviluppa il nucleo principale del centro abitato diviso in due borghi: il primo, contiguo al castello, è raccolto intorno alla chiesa “madrice” di S. Maria Assunta; il secondo, ai limiti del torrente Rio, costituisce la parte nuova del paese e si sviluppa a partire dalla chiesa intitolata ai SS. Pietro e Paolo. La popolazione dei cerresi, circa 1400 abitanti, vive, oltre che nel capoluogo comunale, nelle località di Foci, San Vittorino, Cerreta, Cupone, San Giovanni, Mancini, Piano d’Ischia, Case, Foresta, Petrara, Santilli e Valloni. Lo stemma, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, raffigura un maiale ai piedi di un cerro sovrastato da una crocetta rossa; una lista bifida reca la scritta “Fortitudo Cerri”. Il 22 settembre 1980 viene emesso il francobollo da 200 lire, quello di uso comune, con il disegno del castello di Cerro al Volturno, opera del maestro Eros Domini. Il francobollo fa parte della serie “Castelli d’Italia”. Il primo insediamento ha origini sannite, come testimoniano i resti di questa civiltà emersi sulla vetta del monte Santa Croce, nel territorio comunale: resti di fortificazioni, tra cui una muraglia lunga circa 600 metri, larga circa 2,5 metri ed alta oltre i 3 metri.
L’origine della comunità vera a propria è legata all’influenza che ebbe su queste zone l’Abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno, come riportato nel manoscritto miniato Chronicon Volturnense che dà notizia della nascita di Cerro già nell’889 quando Roffredo, abate di S. Vincenzo, condusse una prima colonia di contadini per coltivare le terre del posto che si chiamava “Cerrum”, dagli alberi di cerro, pianta simile alla quercia, che ivi crescevano in abbondanza. Il comune rimase feudo ecclesiastico dell’abbazia di San Vincenzo fino alla seconda metà del XI secolo. Successivamente conobbe le dominazioni delle famiglie Filangieri, Borrello e Cantelmo. Il periodo rinascimentale si lega soprattutto allo splendore della famiglia Pandone alla quale si deve la realizzazione dell’imponente castello: la costruzione, monumento nazionale, è tuttora in splendido stato di conservazione nel giro delle mura come nei tre torrioni scarpati. Dalla metà del 1500 agli inizi del 1800 la proprietà del feudo passa attraverso le famiglie Bucca, Frascati, Marchesano, Serra, Della Marra, Colonna e Carafa. Dopo la nascita della Repubblica partenopea il territorio fu inserito nel distretto di Piedimonte, per passare nel 1811 al Distretto di Castellone al Volturno (attualmente parte del comune di Castel San Vincenzo). Nel 1861 fu ricompreso nella provincia di Molise, circondario di Isernia, e l’anno successivo al toponimo originario di Cerro fu aggiunta la dicitura “al Volturno” per distinguere la località dalle altre aventi lo stesso nome. Il Castello Pandone è molto suggestivo, collocato sulla sommità di una rupe rocciosa, con cui crea un insieme omogeneo, da dove domina il borgo sottostante. Le sue origini risalgono alla fine del secolo X, durante la dominazione longobarda, quando i principi ne ordinano la costruzione in accordo con l’abate di San Vincenzo al Volturno, per proteggere i territori controllati dall’abbazia. L’attuale conformazione è quella data tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo sui resti del castello longobardo. Vi si accede tramite una gradinata, che sale dalla parte bassa del paese. Ha pianta quadrangolare con tre bastioni; quello orientale è ridimensionato per ospitare l’ingresso. Le torri presentano mura a scarpa. Le facciate presentano finestre quadrate o a monofora, limitate da ringhiere. La facciata principale conserva una lapide che ricorda i lavori di ristrutturazione eseguiti nel corso del XVII secolo, con sopra uno stemma della famiglia Colonna. La Chiesa di Santa Maria Assunta si trova nella parte alta dell’abitato, vicino al castello, ed è per questo che è chiamata anche chiesa di Santa Maria al castello. Fu costruita intorno al 1000 dai primi abitanti del paese e fu promossa parrocchia intorno al 1500. Conserva, al suo interno, tre pale del XVII secolo e due cippi funerari di epoca romana (III-IV sec. d.C.). Molto interessante è il campanile a vela del XVII secolo. La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo è nella parte bassa dell’abitato. Secondo l’iscrizione sul portale, fu eretta nel 1318 ed ha subito diversi restauri a causa dei danni provocati dai molti terremoti. Al suo interno ospita un magnifico altare in marmo policromo; è inoltre dotata di un poderoso campanile ad angolo la cui campana è datata 1300.
La Chiesa di San Rocco, edificata in località Cupone nel 1655 ad opera del massaio Eusebio Nerone ed eretta a parrocchia nel 1697. La Chiesa della Madonna dell’Arco, edificata nella seconda metà del ‘700 e ricostruita dopo il secondo conflitto mondiale, si trova nel nucleo abitativo della località Valloni. Di particolare rilievo, la torre campanaria, la pala d’altare e l’acquasantiera, artisticamente lavorata in pietra locale. Sulla sommità di Monte Santa Croce, a quota 1000 metri, nel 1980 è stata rinvenuta una fortificazione sannitica lunga quasi un chilometro e alta, in alcuni punti, quasi tre metri. Le fortificazioni poligonali che i Sanniti costruivano, nello stile ciclopico, per rafforzare i propri confini naturali, erano delle mura costruite con massi grezzi sovrapposti senza cemento e tenuti insieme dal loro stesso peso. È molto probabile che queste mura siano state costruite nel periodo precedente alle guerre sannitiche (IV secolo a.C.) quando la presenza di Roma si fece più minacciosa.
Riccardo Rossi

 

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