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Monte Vairano è una vetta dell’Appenino Molisano che tocca i 1000 metri s.l.m. di altitudine. Esso è circoscritto nel territorio dei Comuni di Busso, Baranello e Campobasso. Il sito è di importanza comunitaria, storica e naturalistica e prossima zona speciale di conservazione grazie alla spiccata diversità biologica presente e al buon livello di conservazione di ecosistemi ed habitat.
Inoltre, e soprattutto, si identifica come sede di un importante insediamento sannitico. L’area è topograficamente collocata nelle tavolette del’IGMI IV SW Baranello e IV SE Campobasso del foglio 162 della carta d’Italia. Essa è delimitata a nord dalla strada provinciale che conduce a Busso, il Rio di Oratino, e dalla strada comunale di Collelongo in agro di Campobasso; a sud confina, invece, con la strada provinciale nr. 42 "Cipranese" che conduce al centro ospedaliero della città di Campobasso e, più precisamente, fino alla ss 87 all’altezza della zona "Tappino". Il sito di Monte Vairano demarca una differenziazione delle forme del terreno e dell’orografia, con prevalenza di colline che mostrano un’altezza che si aggira tra 700 e 1000 m/slm. Tutta la zona domina notevolmente le aree sottostanti con dislivelli che raggiungono anche centinaia di metri. Il paesaggio vegetale è costituito prevalentemente da una copertura forestale continua alternata talvolta da praterie mai tuttavia molto estese. Oltre a una grande quantità di specie vegetali (foto in alto a sinistra), come il faggio, la roverella, il cerro, il farnetto, l’acero campestre, sono presenti apprezzabili specie faunistiche, come il cinghiale, il cervo, per non dimenticare insetti e anfibi vari. Ma Monte Vairano riveste soprattutto un’importanza storica e archeologica che ci rimanda alle testimonianze lasciateci dai nostri antenati in quanto rappresenta l’esatta testimonianza, ancora poco intesa, di abitato sannitico, elemento che permette un riesame di alcuni aspetti della stessa cultura italica ed in particolare sannitica.
Iniziate negli anni ’70, le ricerche nella zona hanno evidenziato strutture pertinenti ad un vero e proprio abitato sannitico (oppidum) racchiuso in un circuito murario lungo poco meno di 3 Km che abbraccia un ‘area di 50 ettari. Nel circuito murario si aprono tre porte: porta Meridionale, porta Occidentale e porta Orientale. Di queste, maggiore è senza dubbio quella Occidentale, o porta Vittoria, chiamata così per una leggenda che narra lo scontro tra la popolazione sannitica e quella romana che stava conquistando una delle roccaforti del territorio, Aquilonia per alcuni, una delle più importanti "città" sannitiche citata anche da Livio nelle sue opere (foto in alto a destra). Le strutture visibili all’interno delle mura appartengono alle peculiari testimonianze architettoniche che caratterizzano la compagine sociale sannita in cui sono presenti edifici abitativi (ricordiamo la casa di LN), opifici, come la fornace, l’horreum (luogo in cui è conservato il grano) e il mulino, in cui è stata ritrovata una "mola asinaria" (una particolare e grossa macina); altri dati archeologici sono riferibili ad altre due strutture: l’"ara" e la "cisterna"; in quest’ultima son stati ritrovati numerosi esemplari ceramici che hanno dato un notevole contributo sulla frequentazione in termini cronologici dell’oppidum. Con l’Università degli studi del Molise, sotto la responsabilità del professor Gianfranco De Benedittis e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Molise, sono state effettuate numerose campagne di scavo (l’ultima nel 2009) che hanno portato alla luce nuovi dati sulle strutture sopra citate.
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