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Scritto da Rita Del Noce
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Sabato 28 Gennaio 2012 15:45 |
di Rita Del Noce
Ho visitato a Napoli il Museo del Giocattolo dedicato a Ernst Lossa. Esso è nato dalla paziente raccolta e dalla passione di Vincenzo Capuano, un professore che insegna proprio la storia del giocattolo alle future maestre e maestri presso l’ Università Suor Orsola Benincasa. Vedere tutti insieme tanti giocattoli (circa 1500), alcuni risalenti addirittura all’ antica Roma, riempie il cuore di gioia e lascia a bocca aperta non solo i piccoli visitatori ma anche i grandi solleticando la fantasia, stimolando la memoria, ricordandoci la bravura dei vari artigiani che li intagliavano nel legno o il progresso delle grandi industrie che hanno costruito giocattoli, come la Lenci, produttrice di bambole, o la Cardini dei famosi trenini.
E poi, sono i giocattoli ad essere compagni ai bambini e ad aver accomampagnato l’infanzia di genitori, nonni, dei nostri antenati perchè da sempre essi sono esistiti anche se diversi da quelli di oggi, tanto più sofisticati e tecnologici. Quello che però accomuna tutti i giocattoli, in tutte le epoche, dalle bambole del settecento vestite di sete e merletti (una dalla faccia nera) alla prima Barbie del 1959 (la cui vendita era vietata ai bambini perchè considerata troppo sexy); è il significato che essi esprimono: quando un bambino gioca, ieri come oggi, vuol dire che è felice, lavora di fantasia, è in pace. Non per tutti è così perchè ci sono bambini al mondo che lavorano invece di giocare o che fra le mani hanno armi e non giocattoli. Quante fabbriche di giocattoli di latta durante la Seconda Guerra Mondiale si trasformarono in armerie! Per questo il museo del giocattolo di Napoli è stato dedicato ad Ernst Lossa, il bambino zingaro ucciso nel 1944 dai nazisti. Egli rappresenta un’infanzia negata e con lui tutti gli altri bambini uccisi nei campi di sterminio o quelli vittime, oggi, della mafia o ancora di tutti quei bambini che, in altre parti del mondo, invece di abbracciare un giocattolo, imbracciano un fucile. Tutti questi giocattoli insieme sembrano lanciare un appello alla memoria; essi, collocati nell’infanzia della vita, vogliono ricordare a tutti il diritto-dovere alla felicità, alla fantasia, alla pace. |