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Il Molise greco: Frattura in trans, Vitagliano e la Cassa del Mezzogiorno, i tartari in arrivo | Stampa |
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Scritto da Pietro Colagiovanni   
Lunedì 20 Febbraio 2012 08:30

Si vanno depositando, dopo lunghi mesi di polemiche al calor bianco, le polveri di una campagna elettorale anomala e particolare. Il ricorso depositato dall’opposizione di centro sinistra (anzi, visto che a firmarlo sono stati otto cittadini elettori, sarebbe meglio definirlo il ricorso del candidato  Presidente Paolo Di Laura Frattura) è in piena discussione ma la sensazione, condivisa da molti ambienti vicini allo stesso centro sinistra è che probabilmente non riuscirà a ribaltare il pur striminzito verdetto emerso dalle urne lo scorso ottobre. E quindi, lentamente e con continui soprassalti, ricomincia a farsi strada una dialettica democratica più normale, più fisiologica. E, giusto per adottare un paragone calzante con le intemperie di questi giorni, quando si scioglie la neve dopo la bufera riemergono tutti i nodi, le difficoltà e i problemi presenti sul terreno. Già perché le polemiche elettorali hanno avuto l’oggettivo effetto di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai grandi, irrisolti problemi di questa regione. Che, complice anche emergenze non brillantemente gestite come quella delle neve, anziché appianarsi si vanno progressivamente aggravando. Partiamo, perché è più semplice, dal ruolo dell’opposizione. Ebbene alcune perplessità, di leadership e di propulsività, vanno progressivamente emergendo. Frattura ha quasi compiuto il miracolo di metter fine al regno di Michele Iorio ma sembra essere entrato in una sorta di tranche postelettorale. La politica fatta con gli avvocati non è mai una buona politica (anche se il ricorso era un atto giustificato e ovviamente potrà ancora produrre i frutti sperati da Frattura) e Frattura sembra essere rimasto come invischiato dalla forza d’urto dello studio Iacovino-Di Pardo. Il problema è che anche se le elezioni venissero annullate questi mesi di stordimento da carta bollata potrebbero costare caro al giovane politico di Campobasso. Potrebbero costargli la leadership se non il proprio intero futuro politico. Certo Frattura interviene sui temi politici di rilievo (anche con una certa verve, come sul declino economico del Molise), ma avere a che fare con il centro sinistra in Italia (vedi caso Genova) e nel Molise richiede uno sforzo di energie supplementari. Il Partito Democratico in Molise se mai fosse possibile è più complesso del Partito Democratico nazionale. Ci sono più correnti di quanti sono gli iscritti ed ogni corrente crede, legittimamente in cuor suo, di avere la leadership non solo del centro sinistra ma dell’intera regione. Frattura forse, perché troppo preso da codici, codicilli e sospensive, non ha ancora chiarito la sua collocazione politica e partitica e questo, lungi dall’essere un gesto di ecumenismo, gli si sta ritorcendo contro. Se sei il capo devi scegliere; se no, semplicemente, non sei il capo. E ad una moltitudine di soggetti che ritengono di essere loro il capo questa esitazione non può che far piacere. Morale della favola: Frattura si deve dare una mossa e deve incidere di più sul blocco di opposizione. Come fare? Dettando i temi dell’agenda politica. Frattura si è sempre detto liberista ed è lui stesso un imprenditore. Cominciasse allora a mettere insieme tutto il centrosinistra sul tema dello sviluppo di un Molise zavorrato da spesa pubblica improduttiva e clientelare e liberare gli animal spirits  della libera iniziativa. Il Molise sta combinato peggio della Grecia, non produce nulla di significativo, non esporta nulla di importante o richiesto da altri territori e non ha nemmeno il turismo che almeno i greci hanno. Oltre ad una commissione di inchiesta sullo Zuccherificio il centro sinistra deve spiegare, ad esempio, come intende salvaguardare un impianto produttivo che per decenni ha fatto lavorare migliaia di molisani. E non a chiacchiere ma con progetti industriali e business plan alla mano perché se no i giudici colpiranno anche la malagestio, ma noi ci ritroveremo con tanta gente in mezzo alla strada senza speranze e senza prospettiva. Frattura deve assumere una leadership economica e progettuale, anche scontrandosi con frange stataliste e dirigiste di cui è zeppa la sinistra molisana. Ma qualcosa deve fare altrimenti la sua leadership, aggravandosi la situazione economica e sociale nel Molise, sarà messa in discussione e superata dagli eventi. Questo discorso ci permette ora di parlare del governo attuale di Michele Iorio. Ci si aspettava un salto di qualità, uno scatto di orgoglio dal riconfermato Presidente. E ci si aspettava anche che il suo deus ex machina economico, Gianfranco Vitagliano, cui Iorio ha concesso ancora più poteri rispetto alla passata legislatura facesse ammenda di un approccio gestionale tutto basato sulla spesa pubblica corrente.  Certo Vitagliano è un uomo complesso, intelligente, fortemente auto centrato e non cambia facilmente le proprie idee. Sullo Zuccherificio e sull’aumento di capitale tutto spesato dalla Regione, Vitagliano ha subito commentato trionfalmente “forza,coraggio e responsabilità”. Omettendo però un altro elemento del pari fondamentale: “idee chiare”. Vitagliano mette passione nel suo lavoro e questa è una qualità rimarchevole. Ma non vuole prendere coscienza, da anni che la spesa pubblica come volano di crescita è un concetto finito. Immerso in una cultura democristiana degli anni 70 (d’altronde nasce e cresce politicamente con uno dei migliori leader di questa terra, Girolamo Lapenna) non si convince che i livelli di vita dei molisani non sono sopportabili dai livelli di produttività dei molisani stessi. Non vuole arrendersi all’idea che viviamo al di sopra dei nostri mezzi e quel di più che è arrivato e ancora continua ad arrivare sono debiti o regalie delle altre regioni che tra poco non ci saranno più. Noi siamo come la Grecia, anzi peggio della Grecia e quello che sta succedendo in Grecia è sotto gli occhi di tutti. Il governo Iorio ter e il suo plenipotenziario economico continuano come se nulla fosse in una politica economica costosa, dispersiva, fonte di sprechi, di inefficienza e di clientelismo. Lo Zuccherificio, sempre come esempio, dopo l’esperienza non risolutiva del finanziere molisano-cipriota-mauritano Remo Perna tornerà sul groppone della Regione. Che non ha una cultura manageriale adatta per gestire una patata bollente di questo tipo. E nel frattempo si sono persi anni preziosi. Il Ministero ha già avviato, finanziandoli, i piani di riconversione per ben 15 zuccherifici in Italia ma tra questi non c’è quello del Molise. Certo forza, coraggio e responsabilità servono, ma serve anche un progetto chiaro e una logica del merito che l’attuale governo non ha nel suo Dna. E’ una questione culturale e Vitagliano, che avrebbe tutti i mezzi per superarla, per l’ennesima volta non ci sta riuscendo. Gianfranco Vitagliano infatti è attratto dal merito, è interessato a chi è intelligente e capace ma poi nella pratica di ogni giorno inesorabilmente ripiomba, e così fa ripiombare l’intero governo, in una logica da eterna Cassa del Mezzogiorno in cui è nato e vissuto. Una Cassa del Mezzogiorno che è come la fortezza Bastiani, un luogo remoto in attesa di tartari che si pensa non arriveranno mai. E invece i tartari, inesorabilmente, prima o poi arriveranno.

 

 

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