|
Scritto da Pietro Colagiovanni
|
|
Domenica 15 Gennaio 2012 06:58 |
|
Il concetto di cricca è un concetto potente, che esprime bene un lato profondo dell’italiano e del suo rapportarsi al potere e ai soldi. La cricca è un concetto di solidarietà amicale per la persecuzione comune di un interesse personale e di gruppo, mai a vantaggio della collettività. E, come ci dice la cronaca, in questi convulsi giorni di inizio anno, di cricche l’Italia è piena. Ma sono difficili da scoprire, perché coordinano i loro obiettivi e le loro azione in modo implicito.
Condiscono le loro azioni rapaci e sovente criminali da frequentazioni comuni, cene e cenette, passioni per il vino e per l’enologia, per i buoni ristoranti, per le belle donne e a volte anche per la cocaina. Insomma mentre si divertono fanno affari, ma non si riuniscono con l’esplicito scopo di fare affari. Un’altra notazione che riguarda le cricche è che benché corrompano la politica, e specifici uomini politici, non promanano dalla politica. Anemone, Balducci, Piscicelli per fare i nomi di soggetti a cui è stata attribuito il termine cricca dall’informazione nazionale (e che ancora devono però essere giudicati colpevoli in via definitiva dai tribunali italiani) non sono politici ma sono imprenditori e/o funzionari pubblici (a volte ambedue le cose). Il politico arriva dopo e vista la potenza di lusinga che queste cricche hanno spesso cede. Ma non è il politico la mente, il soggetto centrale di queste consorterie. Il punto centrale sono gli affaristi, gli imprenditori assetati di guadagni facili, i funzionari pubblici che gestiscono nell’ombra quell’immensa macchina per far soldi che è la spesa pubblica italiana. Ebbene nel Molise il concetto di cricca non è stato ancora analizzato da nessuno. Siamo ancora attardati nell’accusa di petto a questo o quell’uomo politico, senza vederne le sotterranee ramificazioni, i legami, le connessioni, magari vissute tra pranzi e cene con lobby affaristiche che si annidano fuori dal mondo della politica classicamente intesa. Lo abbiamo accennato in qualche numero estivo e lo ribadiamo oggi: queste cricche affaristiche, che spesso si annidano in associazioni, in enti associativi ed organizzazioni formalmente lontane dalla politica sono molto più perniciose del politico stesso, per quanto potente esso sia. Perché hanno un potere di influire sulla spesa pubblica, e di distorcerne le scelte che il politico probabilmente da solo non avrebbe mai. Perché le cricche molisane sono coese su un progetto di conquista personalistica di soldi e potere che li cementa anche nelle frequentazioni private. Perché si dissimulano e si mascherano all’ombra di ruoli spesso ingenuamente sostenuti da ignari associati e/o affiliati. In un’epoca di rinnovamento queste cricche vanno smascherate anche nel Molise, anche a costo di dover raccontare episodi di cronaca rosa o fatti degni di una Novella 2000. Sono troppo pericolosi e cinici questi signori per non ostacolare loro la strada. E quindi da queste colonne, grazie anche ai nostri reportage (l’inchiesta fatta da noi nel 2009 sul crack Ittierre che qui ripubblichiamo pone quegli stessi interrogativi sul bilancio che oggi la Procura di Isernia ha posto a base della sua iniziativa giudiziaria), faremo una lotta feroce alle cricche di casa nostra, una lotta però sempre informata e appoggiata su fatti e documenti. |