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Scritto da Pietro Colagiovanni
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Domenica 11 Dicembre 2011 06:16 |
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E’indubbio che il Governo tecnico di Mario Monti e la manovra/stangata dallo stesso varata nei giorni scorsi stiano cambiando in profondità lo scenario politico, sia a livello centrale che a livello regionale. Le stesse mosse del riconfermato Presidente della Regione Iorio ne sono la più lampante testimonianza. Stop agli Assessori esterni, attenzione ai costi della politica, suggestioni in direzione di convergenze oltre gli schieramenti politici tradizionali: è un Michele Iorio diverso da quello cui siamo stati abituati negli anni scorsi.
Ma probabilmente il vento impetuoso che sta scuotendo l’Italia, l’Europa e forse il mondo sta sconvolgendo assetti radicati e consolidati anche nella nostra regione. Il punto è capire verso cosa stiamo andando e se la strada è convincente e percorribile. Per capire questo bisogna innanzitutto capire cosa sta succedendo. L’Italia è stata presa di mira dai mercati finanziari per una questione di accentuata percezione del rischio. Siccome ricorriamo in modo consistente a prestiti sui mercati internazionali, per centinaia di miliardi di euro ogni anno, la solvibilità dell’Italia è diventata ad un certo punto un problema. E questo problema era fondato soprattutto su una questione di fiducia, non tanto di conti. Berlusconi non sembrava più persona affidabile, come non lo può essere un debitore che ha una vita sregolata, che non dà l’idea di interessarsi dei propri impegni, che li minimizza. I poteri forti hanno deciso che Berlusconi doveva andare via e alla fine ci sono riusciti. Al suo posto hanno installato una persona che a loro va bene, un uomo del giro della grande finanza internazionale, un grand commis presentabile e un po’grigio, quel Mario Monti che dovette dimettersi nel 1999 dalla Commissione europea, insieme a tutti gli altri Commissari, in seguito ad un’inchiesta sulla corretta gestione della Commissione stessa (e su www.informamolise.com e www.negozioperleimprese.it abbiamo pubblicato, unici in Italia, gli esiti dell’inchiesta). E Mario Monti e il suo Governo, pieno di uomini emanazione della grande finanza laica italiana (vero Corrado Passera?) hanno fatto una manovra ingiusta e recessiva, una manovra la cui qualità complessiva, mediocre e banale, non meritava certo un tale dispiego di accademici, professori, tecnici e grandi burocrati. La poteva fare anche il compagno Gigetto come avrebbe detto Corrado Guzzanti camuffato da Bertinotti. Il punto è che l’operazione Monti è solo un’operazione di marketing, fatta per tranquillizzare i poteri forti, operazione in cui i contenuti reali (una stangata fiscale da 30 miliardi) non contano nulla. Monti è servito per diminuire lo spread non certo per governare l’Italia. Detto questo il trauma si è manifestato a livello nazionale, in modo incontrovertibile. Può piacere o meno ma con Monti siamo entrati in una nuova fase, in cui gli equilibri consueti vengono rimessi in discussione. La politica tradizionale, colpevole di averci condotto a questo stato, si è come liquefatta. I confini tradizionali cominciano a sfumare e possiamo registrare un’insolita alleanza Lega-Italia dei Valori contro il Governo Monti. La politica è in movimento e questo fenomeno riguarda anche il Molise. Abbiamo pubblicato lo scorso numero i nomi di 68 nuovi consulenti della Regione Molise, il giornale è andato a ruba e il nostro sito è stato preso letteralmente d’assalto. Lo stesso era accaduto con i nomi e le cifre dei percettori dei vitalizi del Consiglio regionale del Molise. La gente anche in questa landa desolata comincia a averne le tasche piene. Probabilmente le elezioni regionali scorse sono state le ultime vissute nel vecchio paradigma della politica molisana, quella della tradizione tardo feudale democristiana. Chi ci segue da queste colonne sa benissimo come la pensiamo: il trauma per il Molise è inevitabile. La sensazione è che i tempi del trauma siano sempre più vicini e che probabilmente spetterà a Michele Iorio doverlo affrontare. Cosa significa trauma? Significa shock macroeconomico che diventa shock microeconomico. Lo shock macroeconomico deriva dall’improvviso crollo dei flussi finanziari che sinora hanno alimentato il relativo benessere della comunità molisana, ossia quelli derivanti dal governo centrale. Quando lo dicevamo, qualche anno fa, venivamo guardati come marziani oggi invece rischiamo di essere banali. La riduzione dei trasferimenti pubblici verso il Molise è già una realtà da qualche tempo ma conoscerà, complice l’effetto Monti, un ulteriore drammatica accelerazione nei prossimi mesi. E siccome senza soldi non si canta la messa questa regione rischia di rimanere dall’oggi al domani una regione senza più danaro. E qui lo shock macroeconomico diventa microeconomico. Perché i 68 consulenti della Regione (e li portiamo solo ad esempio, anche perché sono giovani che hanno affrontato una selezione pubblica), ma anche i vitalizi della Regione, sono pagati con soldi che il Molise non produce e che fra poco non avrà più. E se si moltiplica questo effetto sui tanti posti di lavoro che dipendono dal pubblico nella regione non esageriamo a pensare che praticamente tutte le famiglie molisane potrebbero avere problemi di soldi Stipendi sicuri che non arrivano più con mutui e bollette da pagare: questo potrebbe essere lo scenario tipico di una famiglia molisana tipo. Contro questo scenario apocalittico, purtroppo con più di qualche probabilità di diventare reale, Michele Iorio deve lottare e prendere le adeguate contromisure. E quindi va bene superare anche gli steccati politici e di appartenenza, cercare sinergie con tutti gli uomini di buona volontà. Ma soprattutto ci vogliono azioni immediate e incisive, iniziative che possano evitare il crack del Molise. In questo Iorio ha più di una carta da giocare. Il punto è che serve una terapia shock per trasformare una terra assistita (che non sarà più assistita) in una terra capace di camminare sulle proprie gambe e di generare reddito e ricchezza senza passare per i portoni romani. Iorio, a nostro avviso, deve lanciare da subito una grande iniziativa in favore dell’autoimprenditorialità e del capitalismo diffuso. Peraltro è una prospettiva già presente nel proprio programma elettorale Deve sostenere una grande iniziativa che liberi le energie imprenditoriali, specie quelle giovanili, represse e compresse dalle comodità dello stipendio e dell’appannaggio pubblico. Deve favorire la creazione di posti di lavoro veri, non creati solo per esigenze politiche, clientelari e/o di pace sociale. Per queste iniziative i fondi ancora ci sono e si possono impegnare. Ma tutto deve essere fatto nel più breve tempo possibile, anche amplificando al massimo strumenti già oggi esistenti (come quelli dell’ex Sviluppo Italia per la nascita di imprenditorialità giovanile). Se non fa così Michele Iorio rischia di fare la fine del Silvio nazionale. E nel Molise ci troveremo una sorta di commissario, che del Molise e dei molisani non se ne importerà alcunché. Fatte le debite proporzioni il rischio è che la nostra regione venga governata da un Monti in miniatura, un bocconiano pieno di sé e delle sue relazioni professionali ma vuoto di contenuti politici e sociali: un Mario Collina o, peggio, un Mario Dosso. |
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