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Scritto da Pietro Colagiovanni
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Sabato 12 Novembre 2011 07:00 |
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Il momento politico ed economico è assai complesso e le prospettive non sono affatto chiare. In questo quadro il protrarsi di un vuoto di governo nella Regione, a causa delle note vicende rispetto all’esito elettorale, non può essere certo considerato un buon viatico per superare lo stato di difficoltà.
Certamente è sacrosanto e legittimo acclarare in modo incontrovertibile il reale risultato della competizione elettorale, ma è anche vero che a distanza di un mese dalle elezioni non sapere ancora chi governerà la Regione non è un fatto positivo a prescindere da tutto. Detto questo si spera che un governo, per quanto soggetto a ricorsi e controricorsi, venga finalmente dato alla regione e sia evitata la prospettiva, davvero funesta, di un nuovo ritorno alle urne. Sia perché sarebbe un bagno economico che non ci possiamo permettere, sia perché protrarrebbe uno stato di incertezza sul territorio chiaramente insostenibile. E questo perché la presenza della Regione Molise è assolutamente pervasiva, visto anche che il Molise è una regione che dipende come non mai dalla spesa pubblica e quindi dalle decisioni pubbliche. Il tema di questa legislatura è la governabilità e la presa di coscienza che un sistema fondato sui trasferimenti di danaro dal centro alla periferia non funziona più. Se Michele Iorio sarà il nuovo Presidente (ipotesi ancora accreditata dai risultati ufficiosi) dovrà capire che il suo terzo mandato si dovrà fondare sulla discontinuità, una discontinuità urgente e pressante. E questo significherà un’altra cosa: oltre al taglio inevitabile dei costi della politica o meglio dei privilegi della politica bisognerà mettere mano alle politiche economiche della Regione. In altre parole bisognerà trovare modo e maniera per avviare su un percorso di sviluppo imprenditoriale autonomo una larga fetta della popolazione che non potrà più contare su posti pubblici, parapubblici e semi pubblici. Bisognerà tagliare il cordone ombelicale con “Kombinat” industriali dalle fondamenta fragili e dalle costruzioni pericolanti, foriere forse di consenso politico ma produttrici sicure di perdite di danaro pubblico. Bisognerà operare per rendere la pubblica amministrazione regionale di qualità, intendendosi per qualità meno dirigenti ma con compensi più legati a risultati certi e misurabili. Insomma per salvare il Molise ci vorrà più merito, più bravura e più capitale umano di qualità e meno valori come fedeltà, affidabilità, famiglia numerosa. Con un ultimo caveat: bisogna fare subito, subitissimo, prima che sia troppo tardi. |