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Scritto da Pietro Colagiovanni
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Mercoledì 11 Agosto 2010 18:41 |
La condizione economica della Regione continua purtroppo a non fornire sufficienti motivi per essere ottimisti. Il governo regionale attuale, sia pure tra mille difficoltà ed emergenze, cerca di trovare rimedi e tappare falle che continuano a prodursi a ciclo continuo. Ma la sensazione che, sia pure in una tempesta così violenta, sia necessario approntare rimedi per una navigazione di lungo corso resta. Il problema, evidenziato ad esempio dagli stati generali dell’economia, è che gli stessi stati generali, pur nell’articolata analisi e prognosi della condizione molisana, sono stati poco generali.
Ossia non hanno saputo spingere fino in fondo l’analisi, arrivando alla struttura stessa del problema. E questo nonostante lo stesso Assessore alla Programmazione Gianfranco Vitagliano abbia finalmente deciso di fare un ormai attesissimo outing sulla spesa pubblica corrente che, ha ammesso “è decisamente troppa” nel Molise. La diagnosi quindi è chiara e sembra che non ci siano più dubbi: il sistema economico regionale è drogato da un eccesso di fondi pubblici, come questa testata va dicendo ormai da anni. Ma non si è ancora voluto fare un passo ulteriore, ossia riconoscere l’immensa fragilità operativa e produttiva di una simile organizzazione socioeconomica ed invertire, conseguentemente, la rotta.
Certo tutta l’attesa, anche da parte del vivace partenariato economico che ha impresso una profonda sterzata all’iniziale proiezione liturgica degli stati generali, è per il prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, l’equivalente della legge finanziaria declinata in salsa regionale. Finora i Dpef, nella loro discontinuità, erano documenti per così dire minerari: tra tanto materiale di risulta ogni tanto c’era pure l’intuizione interessante o il quadro di dati puntuale e completo. Oggi un Dpef di tal fatta non servirebbe più a nulla. Ci vuole un vero documento di programmazione macroeconomica molisana che vada al fondo del problema: trasformare un’economia fondata sulla redistribuzione di risorse provenienti da altre regioni in un’economia competitiva che crea valore aggiunto nel proprio territorio. Per essere padroni in casa propria, come efficacemente ha sintetizzato il promoter della Lega Sannita, Lorenzo Lommano (un personaggio che ha sempre avuto grandissime intuizioni politiche, ma che poi si è puntualmente perso per strada) bisogna essere innanzi tutto proprietari della propria casa. Il Molise della gestione redistributiva non è proprietario di un bel niente ma dipende dal le graziose concessioni del Tremonti di turno. Il dato di questo potenziale fallimento è quello riportato più volte da questa testata e tratto da un’analisi del Sole 24 Ore. Per ogni 100 euro di spesa pubblica corrente (quella che è “troppa” pure per Vitagliano) solo 33 derivano dal lavoro e dal la contribuzione dei molisani. Il resto sono soldi di altri, per il tramite del Governo nazionale. Ecco perché i tagli, pur indispensabili, non bastano. Ecco perché il taglio ai costi della politica (ed è sicuramente apprezzabile la mossa de l Presidente Iorio che ha dato un esempio importante riducendo la propria indennità mensile) è un modo per incoraggiarsi e incoraggiare alla battaglia, per infondere coraggio e fiducia nel futuro, ma non certo una misura sufficiente per vincere la guerra. D’altronde non si può certo pensare di tagliare, senza terremoti sociali, il 66% del la spesa corrente attuale. Bi sogna allora operare, con una nuova vi s ione politica e amministrativa, per aumentare l’altro numero del rapporto, ossia i famosi 33 euro. Per fare questo però la Regione deve terminare da subito la propria consolidata politica di pubblicizzazione dell’economia molisana (Zuccherificio, Solagrital, Molise Dati e Finmolise i casi più significativi) e avviare invece una politica reale di sostegno e di incoraggiamento ai piccoli e medi imprenditori, alla nascita di nuove aziende, alla crescita di quelle già esistenti. Un cambio copernicano di ottica che è ormai indispensabile. Il prossimo Dpef sarà il vero banco di prova di quanto detto agli stati generali: se sarà ancora minerario i l rischio è questa volta che la miniera esploda. L’augurio allora è che si tratti di un Dpef da cantiere, dove operosità e voglia di costruire superino la tentazione di nascondere o seppellire la dura realtà delle cose.
Pietro Colagiovanni |