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Dall’esame dei conti 2008 dello Zuccherificio si scopre che su ogni pacchetto venduto la società perde circa il 30% del prezzo - In magazzino prodotti invenduti per oltre 10 milioni di euro - 20.000 tonnellate lavorate per conto di un partner tedesco
Lo Zuccherificio del Molise è una società per azioni a prevalente presenza pubblica. Come tale i suoi bilanci sono pubblici e disponibili presso la Camera di Commercio. Ha fatto molto notizia a tal proposito la perdita che la società ha registrato nel 2008, anno dell’ultimo bilancio disponibile, per oltre 33 milioni di euro, che però è frutto per molti milioni di euro di partite contabili non ricorrenti.
Cerchiamo in questa sede di approfondire la questione con qualche riferimento più specifico e tecnico. La prima cosa che balza agli occhi è la drammatica riduzione di vendite nel 2008. Lo Zuccherificio passa dai 112 milioni di euro di fatturato del 2007 a soli 52,659 milioni nell’anno in esame. Il bilancio spiega che sul mercato nazionale si è passati a 55.000 tonnellate di zucchero venduto dalle precedenti 66.000 e si è ridotta (sembrerebbe di capire) una lavorazione per conto di uno Zuccherificio tedesco che nel 2007 aveva permesso di incrementare sostanzialmente le vendite. Nel 2008 (ma il bilancio non è preciso a tal proposito) parrebbe di capire che lo Zuccherificio ha venduto al cliente tedesco solo 20.000 tonnellate. Dalla vendita di zucchero la società ha ricavato solo 46 milioni di euro con prezzi, peraltro, in leggera flessione.Il resto sono vendite di semi, di polpe e di melasso, in decremento anch’esse rispetto all’anno precedente. A questi ricavi si aggiungono poi, per circa 6 milioni di euro, contributi disposti a vario titolo dall’Unione europea e dallo stato italiano. Inoltre nel 2008 si è incrementato e di molto il magazzino, per oltre 10 milioni di euro, composto da zucchero e sotto prodotti invenduti evidentemente alla data di chiusura del bilancio, ossia al 31 dicembre 2008. Ma vediamo gli acquisti di barbabietola. Nel 2008 lo Zuccherificio ha acquistato materia prima per 512.000 tonnellate in Italia e 125.000 dalla Germania (quelle che poi ha trasformato per il partner tedesco). Per acquistare tutta questa materia prima lo Zuccherificio ha speso, tra oneri diretti e accessori, incluso il trasporto, ben 46 milioni di euro. Ora il punto qual è? E’che la società ha speso praticamente gli stessi soldi che ha poi ricavato dalla vendita, tranne la merce che è finita in magazzino, di cui si dovrebbe pur capire la commerciabilità e il prezzo di realizzo effettivo. In pratica nel 2008 lo Zuccherificio ha guadagnato dalla sua attività primaria, al lordo di tutti gli altri costi operativi, solo il contributo dell’Unione europea, cioè circa 6 milioni di euro. Scorrendo i conti, però, questi sei milioni di euro vengono annientati da ben 10 milioni di euro di spese per servizi, tra cui spiccano 3,8 milioni di euro per prestazione lavorazione per conto in Germania. A questo punto sarebbe interessante capire il margine sulle 20.000 tonnellate di zucchero vendute al partner tedesco, dopo che sono state acquistate 125.000 tonnellate di barbabietola in Germania e spesi quasi 4 milioni di euro per la loro lavorazione, crediamo noi sempre in Germania. Ma la domanda è un’altra: se la merce viene comprata in Germania, se la lavorazione viene pagata in Germania e lo zucchero viene venduto ai tedeschi, lo Zuccherifico in buona sostanza che fa? Continuiamo. L’esiguo margine di 6 milioni di euro, al netto del cospicuo magazzino, scende a meno 4 milioni di euro dopo i costi per i servizi (inclusi 150.000 euro di compensi per il consiglio di amministrazione). Ma poi c’è il costo del personale, per altri 10 milioni di euro circa. Quindi siamo sotto di 14 milioni di euro. Aggiungiamo gli oneri diversi di gestione che, al netto di costi non ricorrenti, pesano per altri 1,5 milioni di euro circa, aggiungiamo il costo del pesante indebitamento bancario pari 3 milioni di euro al netto degli interessi attivi, shekeriamo il tutto e nell’anno di grazia 2008 l’attività corrente dello Zuccherificio del Molsie ha generato perdite per 18,5 milioni di euro. Anche realizzando i 10 milioni di euro di incremento di magazzino, la società starebbe sempre in profondo rosso. E allora, una domanda di politica industriale, che i nuovi amministratori forse vorranno risolvere: perché continuiamo a fabbricare zucchero se ci rimettiamo circa il 30% su ogni confezione che vendiamo? Non sarebbe il caso magari di stare fermi? |