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Finalmente al cimitero di Rionero iniziano i lavori - Ancora però si registrano disservizi
Per maggiori informazioni, rinfreschiamo la memoria ai lettori. Qualche mese fa lo scrivente aveva evidenziato, con un reportage crudo quanto basta, lo scandaloso stato di degrado nel quale versava il cimitero comunale di Rionero Sannitico, ridente paese dell’alto Molise al confine con l’Abruzzo.
Per anni, anzi, decenni, le voci di protesta si sono levate con un coro degno della messa in requiem di Giuseppe Verdi, ma nè le Istituzioni nè le Amministrazioni che si sono avvicendate alla guardia e salvaguardia del paese sembravano interessate a fare qualcosa. Si chiesero interventi urgenti di consolidazione dei loculi, venne risposto che la competenza spettava al privato cittadino. La cosa può far sorridere le persone che abbiano il buonsenso di capire che risulta ben difficile, per il sopracitato privato cittadino, effettuare manutenzione di un luogo pubblico. L’ultimo inverno ha bussato alle porte, anzi alle lapidi, più inesorabile del solito. Finalmente qualcosa si è mosso. Visto il rischio crollo, a metà del mese appena passato, l’opera di stumulazione ha avuto inizio. Tutto risolto? Ovviamente no. Già dalle prime luci del mattino, tra un femore e una clavicola, qualche parente del defunto di turno, ha fatto presente agli addetti ai lavori il proprio fastidio nel dover ripagare, per l’ennesima volta, un loculo già comprato. Mi spiego meglio: il Comune vende all’acquirente un loculo per ben novantanove anni, tuttavia il loculo si trova in un luogo pubblico, ed è quindi vincolato dalla sua posizione, così come viene pagato personale apposito per la manutenzione. Le tombe or ora demolite e ricreate non hanno certo novantanove anni, però. Il disguido sembra aver interessato anche le Forze dell’Ordine che, come dovere impone, stanno facendo tutti gli accertamenti necessari per la risoluzione. Nell’esprime immensa soddisfazione vedendo la buona, vecchia, defunta Tommasina di turno nel suo ossario dopo anni di tanto peregrinare, ci si chiede cosa in realtà non vada nel sistema. Ai posteri l’ardua sentenza. Ai defunti, almeno per loro e almeno adesso, un riposo in pace.
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