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Il dibattito politico e culturale italiano degli ultimi tempi è stato animato dal cosiddetto tema dell’antipolitica, intendendosi per antipolitica la reazione, viscerale agli sprechi e ai privilegi della classe politica italiana. Di colpo, specie dopo l’inaspettato successo del libro "la casta" di due giornalisti Rizzo e Stella del Corriere della Sera, il tema, che per la verità noi segnaliamo da anni, è diventato l’argomento principe della politica e della società italiana. Tanto da spingere il presidente della Confidustria, Montezemolo, a pronunciare, in occasione dell’assemblea della sua organizzazione, un discorso di dura condanna della classe politica italiana. Ora qualche riflessione si impone, perchè il rischio è quello del polverone acritico in cui poi alla fine tutto resta come prima, se non peggio di prima. Sicuramente c’è un problema di costi della politica e di eccesso di spesa pubblica in Italia e, forse anche più drammaticamente, nel Molise.
Chi segue questo giornale, e la posizione della Confcommercio, sa benissimo quale sia la nostra posizione e come, in tempi in cui l’argomento non era affatto di attualità, abbiamo segnalato l’eccesiva presenza di spesa corrente nei bilanci degli enti pubblici locali e l’eccessiva estensione di una classe politica ben remunerata e poco rendicontabile nel Molise. Detto questo bisogna chiedersi quali sono i possibili scenari e quali le possibili soluzioni ad un problema che, probabilmente, è destinato anche a peggiorare. Per dare qualche possibile spiraglio di soluzione dobbiamo porci una domanda: se da un lato ci sono i privilegiati, chi sono, dall’altro i danneggiati? Non è sicuramente Luca Cordero di Montezemolo, non sono gli industriali, e/o il grande capitale finanziario. Montezemolo è, per vita, frequentazioni, censo 8è un rampollo di una dinastia del salotto buono) e carriera, egli stesso membro della casta, intendendosi per casta un elite che decide gli assetti di potere e decide la spesa delle risorse pubbliche in Italia. Per cui la sua protesta, per quanto largamente condivisibile, non è l’espressione piena di chi è stato danneggiato dalla casta e dalle politiche di spesa pubbliche italiane degli ultimi quindici anni. Chi ha la piena titolarità per protestare e per cercare di cambiare il sistema è, in primis, quel "popolo delle partite Iva" che compone la gran parte del tessuto economico italiano e molisano e che la Confcommercio rappresenta. Il popolo delle partite Iva, che subisce un prelievo fiscale sproporzionato rispetto ai servizi resi dallo Stato, è il destinatario ultimo delle scelte sbagliate e autoreferenziali della casta e, più in generale, della allocazione distorta delle risorse pubbliche in Italia. Ebbene questo blocco sociale, perché comprende milioni di individui e loro famiglie, ha un problema molto grande, che attiene alla sua autocoscienza. Essendo composto da numerosissime piccole entità imprenditoriali ha molte più difficoltà a comprendere ed essere cosciente di come l’ennesima autoblu per l’ennesimo assessore alla comunità montana comporterà, prima o poi, l’inasprimento degli studi di settore e delle tasse che deve versare. E’ anche un problema di comunicazione e di informazione. Il tema della spesa pubblica spesso è noioso e tecnico, mentre la tassazione viene vissuta con il filtro degli specialisti di settore, che rendono anche l’esborso un problema di applicabilità di leggi e di regolamenti. Il salotto buono, quell’oligarchia priva, peraltro, di grandi capitali e ricca di debiti e rappresentato da Montezemolo, ha più facilità a comunicare ed informare alle proprie realtà, peraltro più strutturate e attrezzate del popolo delle partite Iva, e si è dotato di strumenti di informazione che dominano l’opinione pubblica italiana, quali il Corriere della Sera o il Sole 24 Ore. Per cui ci troviamo in questa singolare situazione in cui le politiche di spesa colpiscono principalmente una miriade di soggetti che, per vocazioni storica o attitudine genetica, non hanno ancora acquisito la possibilità di interloquire ed eventualmente cambiare il sistema di drenaggio e spesa delle risorse da parte dei decisori politici. Di questo la Confcommercio è ben edotta e sta cercando di porre rimedio, sia a livello nazionale sia a livello locale a questo stato di cose. Io stesso in occasione degli ultimi appuntamenti nazionali ho sollecitato allo stesso presidente nazionale Sangalli della Confcommercio ho sollecitato un’operazione di comunicazione straordinaria agli associati e alla platea di microimpresa e piccole impresa delle ragioni per le quali il sistema della spesa pubblica italiana va riformato in profondità e rinnovato nella totalità. Sarebbe auspicabile, nel momento in cui il giornale degli industriali si avvia alla quotazione in Borsa CHE ANCHE IN Confcommercio si cominciasse a pensare ad un progetto editoriale ed informativo su larga scala. Nel Molise abbiamo allo studio un ulteriore salto di qualità per la testata "Commercio Molisano" che potrebbe diventare un punto di riferimento, anche quotidiano, per gli associati, per gli operatori economici e, in generale, per l’intera comunità regionale. E’ovvio che questo lavoro si impone, e ne siamo consapevoli, perché il rischio è molto grave. Non è possibile, da un lato, lasciare deleghe in bianco a chi è portatore di esigenze altre e diverse rispetto al popolo delle partite Iva da noi rappresentato. Ma non è auspicabile neanche lasciare il tutto allo sbotto sacrosanto, di rabbia del commerciante sanzionato da uno scontrino non emesso magari per un caffè acquistato da un consulente di 150.000 euro della Regione Molise. Abbiamo il dovere di incanalare la protesta, ormai diffusa e spontanea, in una forte azione di riorganizzazione della pubblica amministrazione, un’azione che, per la prima volta nella storia, tenga conto del vero motore economico e culturale dell’Italia e del Molise, ossia proprio quel popolo di partite Iva di cui ho parlato sinora.
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