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Dalla trasmissione "Divieto d’accesso", in onda su Tlt Molise ogni lunedì e martedì alle 21,30, il problema di una struttura al momento inefficiente
Il terminal delle autocorriere di Campobasso rappresenta un chiaro esempio di gestione amministrativa non efficace. E non riguarda solo l’ultima amministrazione, ma, probabilmente, le amministrazioni comunali degli ultimi 40 anni. Per realizzare la struttura, infatti, sono occorsi decenni, con continue problematiche amministrative, giudiziarie, di appalto e progettuali. Poi l’opera benché non completata è stata, qualche anno fa, finalmente messa in funzione. Ma di terminal ha poco.
Un bar, qualche panchina ed una lunga gettata d’asfalto. I marciapiedi per accedervi sono angusti, se non inesistenti. Dallo svincolo per arrivarci a piedi si rischia continuamente di essere investiti dall’intenso traffico di passaggio. Mancano i servizi pubblici, manca una sala d’aspetto al coperto, manca qualsiasi altro servizio, se si fa eccezione per un bar, che vende anche i giornali. Qualche tempo addietro gli studenti, tra i principali utilizzatori del terminal, inscenarono una robusta protesta, esasperati dalla inaccettabile situazione. L’amministrazione comunale promise interventi immediati, ma ad oggi, non se ne è fatto proprio nulla. Il punto, probabilmente, è di natura economica. Il Comune di Campobasso infatti annaspa nel decidere quale futuro vuole per il terminal. Una gestione diretta, che sembra poi la soluzione preferibile, significa che il Comune deve mettere mano al portafogli e sperare di rientrare cedendo in locazione gli spazi ad esercizi commerciali interessati ad offrire i loro prodotti ai numerosi passeggeri che ogni giorno utilizzano il terminal per i loro arrivi e le loro partenze. Ma prima c’è bisogno di completare i lavori, visto che senza una sala d’attesa decente e climatizzata e dei bagni pubblici non è pensabile che molti vogliano intraprendere iniziative commerciali in un posto degno di un film western di Sergio Leone. L’altra strada, prima abbozzata, poi abbandonata, poi ripresa, è stata quella di affidare a terzi la gestione del terminal in cambio della gestione degli spazi esistenti. Si era tentato con la Seac, la ditta che gestisce i servizi di trasporto a Campobasso unitamente ad un’altra società, la Aesernia srl per gestire per nove anni la struttura ed effettuare i lavori necessari. Ma poi non se ne è fatto più niente. L’ultima idea, invero un pò balzana, è quella di affidare la struttura alla Sea, la società al 100% del Comune di Campobasso alla cui difficilissima situazione finanziaria abbiamo già dedicato un’intera puntata di "Divieto d’accesso": Si tratterebbe solo di una mera partita di giro. La Sea non ha altri clienti se non il comune di Campobasso e non ha disponibilità liquide per avviare le necessarie opere di ultimazione della struttura stessa. Il Comune, quindi, dando la gestione alla Sea, dovrebbe anticipare anche i soldi per le opere. E allora la domanda sorge spontanea: perché il Comune non gestisce direttamente il terminal delle autocorriere? Si tratta di un quesito che ricorre spesso nella storia amministrativa di questi ultimi tempi: il Comune sembra non avere le necessarie risorse manageriali per gestire direttamente un’opera pubblica che ha problematiche specifiche e che, regolando interessi vitali dei cittadini, come quelli legati alla mobilità e al lavoro, ben difficilmente si sposa con una gestione meramente privatistica. Ma ormai, come abbiamo visto anche con il mercato coperto, l’amministrazione comunale ha sinora intrapreso, forse anche senza la dovuta convinzione, proprio questa strada: esternalizzazione e privatizzazione. In piena controtendenza, peraltro, con il credo politico dei partiti che compongono l’attuale Governo cittadino. E con risultati, vedi il caso Sea, francamente non incoraggianti. Il terminal però più che essere palestra di nuove soluzioni amministrative rischia di diventare un monumento al disservizio di base, alla insoddisfazione dei cittadini. Per questo è necessario al più presto rendere questa struttura davvero agibile, visto che tra l’altro formalmente non è mai stata collaudata a termine di legge.
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