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I numeri dell’ultima edizione parlano di un grande successo su tutti i fronti, nonostante un’organizzazione privata, basata sulla concessione tramite bando pubblico da parte del Comune e priva di finanziamenti istituzionali, così come, al contrario, avviene per altri importanti enti fieristici regionali che promuovono l’enogastronomia e l’agricoltura.
I botteghini,
presi d’assalto sin dal primo giorno dell’inaugurazione, hanno avuto il
loro picco di emissione di biglietti nel fine settimana, quando,
specialmente nella giornata di Domenica, l’organizzazione si è trovata
costretta a gestire con alternanza i flussi d’ingresso, che mai come in
questa edizione hanno superato i pronostici e sconfitto il trand
negativo dell’economia attuale: 40.000 ingressi certificati celebrano
il suo successo e la crescita rispetto alle edizioni passate.
La Fiera
d’Ottobre di Larino, nata come “Fiera Mercato”, dopo quasi tre secoli
ininterrotti di esposizione è ancora fra le più importanti del
Mezzogiorno, a testimonianza di quanto forte sia per il territorio la
sua continuazione e di come sia importante per noi celebrarne la
maestosità e l’importanza.
Per questo
alcune prese di posizione, lette sui giornali nei giorni scorsi, che
parlano in termini negativi della Fiera mi stupiscono e non posso che
definirle strumentali. Innanzitutto perché, guarda caso, l’argomento
viene sollevato solo quest’anno, quando cioè della Fiera si è occupata
la nuova Amministrazione che ha avuto poco tempo per programmare,
mentre quando, soprattutto negli ultimi anni, la Fiera oggettivamente
aveva perso di spessore queste stesse persone tacevano. E poi perché
non si rende il giusto merito a chi ha lavorato per un’edizione che per
molti versi ne ha rappresentato il suo innegabile rilancio.
Basti pensare
che nell’area fieristica, su una superficie di 8.200 mq, 35 aziende di
macchine agricole concessionarie di marchi italiani ed esteri,
rappresentando Marche, Campania, Puglia, Abruzzo e Molise, hanno
superato ampiamente, per partecipazione, la Fiera di Lanciano e
raddoppiato la presenza rispetto alla vicina Fiera di Foggia.
Eppure si è avuto il coraggio di affermare che il settore delle macchine agricole ha occupato uno spazio marginale!
Anche sul
fronte dell’enogastronomia il ventaglio di prodotti e di espositori è
incoraggiante: produzioni tipiche della Calabria, della Campania, della
Lucania, delle Marche, della Sicilia e del Molise, hanno soddisfatto i
palati dei visitatori che hanno trovato, in un padiglione dedicato,
professionalità e qualità.
Se l’anima
del commercio della Fiera è il settore agricolo, un’ampia fetta di
mercato ha trovato nel settore immobiliare e dell’artigianato una
diversificazione merceologica di indubbia importanza: ditte lombarde,
molisane e marchigiane hanno trovato ospitalità e clientela interessata
nei nostri stand.
Anche “Via
Cluenzio – la storia in corso” l’evento dedicato all’artigianato “made
in Molise”, alla sua prima assoluta, ha dimostrato una grande capacità
organizzativa da parte del Comune, testimoniato dal flusso ininterrotto
che nelle serate di giovedì, venerdì e sabato, ha riversato migliaia di
persone nelle botteghe dell’artigianato dislocate lungo il percorso di
Via Cluenzio e Via Santa Maria.
Esposizioni,
dimostrazioni live di produzione di opere, musica itinerante e
postazione fissa in piazza Santa Maria, proiezione di foto e video
hanno animato il Centro Storico e dato fiducia a quanti hanno
identificato il “paese vecchio” come “Borgo della Cultura”.
A questo
proposito è bene precisare che la manifestazione al Centro Storico va
interpretata come supporto alla Fiera vera e propria, e non come
alternativa ad essa, come probabilmente intendeva la Pro Loco di Larino
nel momento in cui aveva pensato di organizzare un evento che avrebbe
creata una situazione di concorrenza con gli espositori che, va
ricordato, pagano un canone di locazione degli stand.
Ad ogni modo l’orgoglio dell’Amministrazione Comunale è tutta nei
numeri ufficiali: solo 10.000 € investiti (di cui 2.500 in
comunicazione mass mediatica) sono stati utilizzati per la tre giorni
del Centro Storico a fronte degli oltre 37.000 spesi nella passata
edizione dalla Pro Loco per organizzare un evento improntato sul
commercio e sulla performance di gruppi di artigiani di altre regioni
senza dare spazio al territorio e alle sue potenzialità.
Se i numeri
contano qualcosa nell’economia di un Comune di medie dimensioni come
quello di Larino, allora possiamo affermare con orgoglio che si è
riusciti ad investire con cura e parsimonia il budget a disposizione,
operando con accurate strategie di pianificazione, tali da portare più
benefici possibili al nostro territorio.
E’ comunque
scontato che c’è la piena disponibilità ad accogliere suggerimenti e
contributi di chiunque voglia impegnarsi perché la Fiera di Ottobre
cresca negli anni a venire. Sembra invece che anche su questo
argomento, patrimonio comune di tutti i larinesi, non ci si crei
nessuno scrupolo ad assumere un atteggiamento disfattista da parte di
qualche esponente dell’opposizione ( vedi le dichiarazioni del
Consigliere Cataffo) pur di sparare sull’ Amministrazione comunale e su
chi sta producendo uno sforzo per portare a casa risultati
significativi sia pure in una situazione economica difficilissima,
ereditata dalle precedenti Amministrazioni.
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