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Dopo il coinvolgente ed emozionante concerto di Gino Paoli ed il suo gruppo in "Un incontro in jazz", che ha inaugurato la stagione della Fondazione Teatro Savoia, martedi 28 e mercoledi 29 andrà in scena il primo spettacolo di prosa in cartellone affidato ad un maestro del palcoscenico, Carlo Cecchi, che si confronta con due innovatori della drammaturgia contemporanea: Eduardo De Filippo e Thomas Bernhard.
Il direttore artistico della Fondazione Teatro Savoia, Fabio Poggiali, esprime un ringraziamento speciale al pubblico molisano ed alle Istituzioni della città di Campobasso, nonchè a docenti e studenti dell'Università del Molise che hanno aderito in gran numero al programma della stagione teatrale 2008-2009, che ha registrato un record di adesioni e di abbonati.
Carlo Cecchi accosta in un unico appuntamento Thomas Bernhard (1931-1989) ed Eduardo De Filippo (1900-1984) con due atti unici che testimoniano la fortissima teatralità degli autori, estremamente rappresentativi della drammaturgia europea del Novecento. L'attore-regista così presenta lo spettacolo:
"Sik Sik, l’artefice magico è uno dei capolavori del teatro del ‘900. Come un film di Chaplin, è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto fra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella appunto di un capolavoro. Sarà nelle Cantate dei giorni dispari che fra i due termini, il teatro in napoletano e il teatro in italiano, il conflitto esplode. Io sono fiorentino, venivo dal teatro in italiano, quello che era insegnato all’Accademia d’Arte Drammatica all’inizio degli anni ’60, per prepararli al teatro di quegli anni, dove trionfava il cosiddetto teatro "di Regia". Trovando quell’insegnamento e quel teatro a me irrimediabilmente estranei, il destino mi fece deviare a Napoli; così era fatale che mi imbattessi in Eduardo, che aveva condotto il teatro di Napoli, allora ben visibile nelle sue forme che venivano chiamate dialettali, come la sceneggiata, il varietà, il vaudeville scarpettiano, a una dimensione universale. Il teatro di Eduardo era ai miei occhi l’equivalente italiano del Berliner Ensemble o del Teatro d’Arte di Mosca: la tradizione, della Commedia dell’Arte di Scarpetta, passata attraverso il grande teatro del ‘900, in primo luogo Pirandello".
Cecchi mette in scena tre dei "Dramoletti" di Thomas Bernhard che in Germania sono raccolti nel volume "Il pranzo tedesco". In questi atti unici (brevi farse, piccoli sketch), il Burgtheater di Vienna, il suo direttore Claus Peymann, il co-direttore Hermann Beil, ma anche gli attori, tutti, e in generale il teatro, diventano oggetto di analisi e ossessivo sminuzzamento da parte dell’autore.
Cecchi (tra i primi a portare in scena Bernhard sui palcoscenici italiani), evidenzia in questo spettacolo l’ironia e la comicità dello scrittore austriaco, offrendo una versione personalissima (a volte più mediterranea che nordica) di questi Dramoletti.
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