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La politica ed il politico, realizza un mandato di potere che nelle democrazie è rappresentato dal popolo. Non è una delega di potere, è una delega in un potere conferito esclusivamente al popolo. Quando l’elettore soggiace per convenienza, ignavia, ignoranza o acquiescenza pubblicitaria, all’esercizio di un potere del politico, che non corrisponde ai propri bisogni, effettua un’alienazione, cioè sottrae a se stesso il diritto di controllare rigorosamente la corrispondenza tra costi e prodotti ricevuti. Non sempre per colpa manifesta, frequentemente per omissione di sapere o per concorso clientelare privato. L’omissione e l’ingiusto guadagno, anche per i cattolici, come per i laici e per il Diritto, costituisce colpa e peccato grave.
La struttura pubblica costituzionale alla quale è attribuita la competenza di trasmissione delle conoscenze al popolo è la scuola. In tal caso, il costo deve obbligatoriamente corrispondere al fine e, assolutamente, non può né deve accadere il contrario. Se accadesse, ed è accaduto e sta accadendo, che il potere politico, comunque si sia chiamato dal dopoguerra ad oggi, avesse attuato e stesse attuando, una delegittimazione di fatto del diritto costituzionale di garanzia dell’istruzione e di stato di cultura, vorrebbe dire che è in atto una costante azione legittimante la propria autoreferenzialità. Cioè, è in atto un sottile e pericoloso colpo di stato e, comunque, un non meno, furto della cultura, delle risorse pubbliche e del diritto all’istruzione. Non si tagliano le risorse da destinare all’istruzione dei cittadini e allo stato di cultura (finalità), bensì si contrattualizzano, cioè si concordano le risorse perché si realizzi il fine. A meno che, essendo un cittadino "ignorante" sempre funzionale al potere di qualsiasi arcobaleno di colori, si comprano le intelligenze riconosciute e migliori, magari anch’esse funzionali, li si relega in una riserva privilegiata e, con quello che resta (riciclo), si fa carta straccia della scuola dei saperi. Cioè, appunto, si legittimano solo le aree di consenso funzionali al potere, perché la ricerca scientifica e la cultura, di per sé, perché opere dell’ingegno e del pensiero, sono allergiche al potere, ma non sempre gli operatori sono adeguatamente preparati per non soccombere al richiamo delle Sirene.
Forse è arrivato il tempo che "le serve" ri-diventino tutte "scjrrate!", ovvero, scomposte, decise e "selvagge", nel pretendere dal delegato/politico, con rigore, il rispetto del diritto costituzionale; "scjrrate e selvagge" nel rivendicare la restituzione del pattuito a quel qualcuno che ha tratto un indebito guadagno sul "mio" denaro e su quello pubblico; "scjrrate e selvagge" nell’imporre che questi vengano esclusi e per sempre (!) dal Parlamento italiano; "scjrrate e selvagge" nel pretendere, altresì, che questi inizino a far cassa dalle buonuscite, pensioni, stipendi, indennità di parlamentari d’Italia e d’Europa, consiglieri e giunte regionali, consulenti e accessori vari, con effetto retroattivo! …eh già, perché le responsabilità sono senz’altro da condividere.
È vero, i rendiconti di tutti fanno la storia di ciascuno, e allora è opportuno che cominciamo a rivendicare "selvaggiamente" che quello che appartiene a tutti, e non al delegato, si conformi alle necessità del paese Italia. Ovvero, raccontiamo sempre ai nostri figli le favole, ma facciamo in modo che non credano mai a quelle raccontate dai politici che ritengono la Legge uguale per tutti, tranne che per loro; che hanno perso la capacità di sognare un altro mondo possibile; che sono incapaci di realizzare un altro bilancio dello stato capace di corrispondere alle necessità di chi è amministrato e, semplicemente, di garantire una buona amministrazione della cosa pubblica.
Ma noi, noi pure, usciamo dalle vasche da bagno dei nostri opportunismi. Pretendiamo per noi e per loro un rigoroso rispetto del principio di coerenza. … certo difficile per un paese cattolico, che al confessionale trova ancora chi assolve l’incoerenza, le corresponsabilità, l’ignavia e le omissioni, perché forse, anche la Chiesa, sicuramente una parte di essa, si ciba del piatto di lenticchie concordato dal 1929, revisionato dopo e aggiornato in ogni stagione da quei frequentatori abituali di processioni e riti, con tanto di gagliardetti e guardie con il pinnacolo. È proprio vero: "La fede, qualle di lu Padraterne, jè di la puvirèlle püre si jè scerrate!" (la fede, quella del Padre Eterno, è quella della poverella, anche se è scomposta/selvaggia!), …e questa, praticando la buona amministrazione, scritta anche nella Costituzione, è riuscita a garantire ai suoi figli anche il pane e la possibilità di istruirsi. Grazie, Mamma!
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