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Termoli. Crisi al Comune, - 7 al giorno della verità |
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Scritto da Michele Cianci
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sabato 18 ottobre 2008 |
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Impossibile risolvere la crisi del centro-sinistra termolese?
Il 23 ottobre scadono i venti giorni concessi al Sindaco per ripensarci. Se entro quella data non sarà trovata un accordo convincente e duraturo tra le forze di maggioranza, della Giunta Greco rimarrà solo il ricordo.
Nonostante la volontà (per ora solo verbale) dei partiti della coalizione di risolvere la situazione, la realtà mostra solo un fiorire di incertezze confermate e soluzioni mai veramente analizzate. Tranne una prima riunione, peraltro interlocutoria, le successive sono state sempre rinviate su richiesta del Partito Democratico, ancora privo di una linea interna condivisa e coerente da portare al tavolo delle trattative. Tanto per far capire l’atmosfera, lunedì 13 ottobre era convocata una riunione dei capigruppo della maggioranza: riunione sì informale, ma financo inutile visto che Franco Scurti (appunto del PD) non si è presentato per improrogabili problemi di lavoro…quattro chiacchiere e nulla di fatto. Incognita PD cui le dichiarazioni diramate dal Coordinatore regionale giovanile Maurizio Cicchetti, non contribuiscono certo a far chiarezza: le sue sono parole abbastanza sibilline riguardo l’Amministrazione Greco: "Il PD resta fermo sulle sue posizioni di sostegno al gruppo consiliare. Da ora in avanti il PD non è più disposto a dialogare senza aver prima visto i fatti. Ci siamo adoperati per dare una mano, ma se continuano ad accusarci di far saltare l’Amministrazione non ci stiamo". Cicchetti disegna inoltre un bilancio quasi disastroso di questi due anni e mezzo, affermando che il programma elettorale è stato disatteso ed è in forte ritardo, scaricando praticamente la responsabilità futura dell’esito della trattativa esclusivamente sul Sindaco, che viene invitato "…a rimettere in moto con opportune azioni il piano di salvataggio dell’Amministrazione". Peccato che Vincenzo Greco abbia prioritariamente dichiarato di non dover esser lui a prendere in mano la situazione: fanno fede le dimissioni date, e chi vuole evitare il commissariamento deve proporre una soluzione in grado di convincerlo a ritirarle. Così stanno le cose, e se tra i vertici dei partiti la confusione appare decisamente sovrana, in città il malcontento è sempre più diffuso, tra chi spera nel miracolo della soluzione all’ultimo respiro, e chi invece si prepara a prendersi sottili vendette e perfide rivincite in caso di elezioni anticipate.
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