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giovedì 08 gennaio 2009
 
Coerenza e Politica nel Molise vanno a braccetto | Stampa |
Scritto da Massimo Dalla Torre   
venerdì 17 ottobre 2008

Basterebbe soltanto il titolo e chiudere senza ulteriore commento questo intervento in merito a quello che sta accadendo nel mondo politico molisano: invece No. Consentitemi, tanto per non perdere l’abitudine, una chiosa, un po’ lunga, ma consentitemela.

Ho titolato la nostra chiacchierata settimanale che, anche questa volta devia dal percorso europeo, cosa che piacerà al Direttore Colagiovanni, utilizzando la parola "coerenza" che, da sempre, è in netta antitesi con un’altra parola "politica". Una parola che nel Molise trova l’eccezione, in quanto, è legata a doppio filo con tutto quello che è figlio degenere della politica. Un legame indissolubile. Un legame che neanche Hudinì il grande illusionista, se fosse ancora in vita, saprebbe slegare. Un legame che si rafforza sempre di più e premia soltanto chi ha capito che se vuole far parte del circolo "Piquick": non solo deve fare il salto della quaglia, ma deve tradire la fiducia datagli dall’elettore e di conseguenza gettare alle ortiche i propri ideali giurando fedeltà assoluta a chi è ai vertici del palazzo; meno male che c’è ancora qualcuno che crede fermamente a quello che fa; mi riferisco "ai dissidenti" che hanno rinunciato alla poltrona per il bene della collettività; almeno spero. Dicevo, coerenza e politica dopo travaglio piuttosto lungo ci hanno permesso di assistere al parto della montagna che ha generato il cosiddetto "topolino", anche se quest’ultimo, è più pericoloso di "creature" molto più grandi. Una creatura che sembra innocua ma che invece, visto i connotati su cui impera primo su tutti l’accentramento nelle mani di uno solo delle decisioni, cosa che rasenta il delirio d’onnipotenza, porterà ancora di più nocumento alla nostra realtà sempre più allo sbando, sempre più disorientata; evidentemente questo è quello che meritiamo, visto anche il disinteresse di chi dovrebbe contrastare cose simili. Per tornare al filo conduttore di quest’intervento, la coerenza che in queste settimane più di qualcuno ha sbandierato in difesa della democrazia e che adesso si gode i frutti di un seminato a base di "mala erba", è un qualcosa di dissonante con quelli che sono i principi insiti nella parola stessa. Una parola da troppi utilizzata. Una parola dietro cui non ci si può nascondere con affermazioni semplicistiche quali: "sono democristiano; sono pronto a ripresentarmi agli elettori; sono tranquillo con me stesso; e ho preso alcune decisioni l’ho fatto per il rilancio dei ruoli istituzionali: anche perché è una prerogativa che mi deriva dal mandato affidatomi dagli elettori ecc…". Cose, che in una libera democrazia come quella in cui viviamo, almeno credo, non si possono accettare; ecco perché farebbe bene chi le ha dette prima di esternarne di nuove a ponderare quello che dice ma soprattutto quello che fa, perchè se il risultato è questo, vuol significare che siamo arrivati proprio alla frutta, per giunta senza il cosiddetto "ammazza caffè", e il conto da pagare è "salatissimo". Per dare forza a quanto fin qui ho scritto, con la speranza di non offendere nessuno, anche perché non è mia intenzione, vorrei riportare il pensiero di alcuni scrittori, saggisti e pensatori sulla coerenza: L’ultima cosa che mi preoccupa è di essere coerente con me stesso. (André Breton) La coerenza è contraria alla natura, contraria alla vita. Le sole persone perfettamente coerenti sono i morti. (Aldous Huxley) Un atto coerente isolato è la più grande incoerenza. (Don Lorenzo Milani) Una stupida coerenza è l’ossessione di piccole menti, adorata da piccoli uomini politici e filosofi e teologi. Con la coerenza una grande anima non ha, semplicemente, nulla a che fare. Tanto varrebbe che si occupasse della sua ombra sul muro. Dite quello che pensate ora con parole dure, e dite domani quello che il domani penserà con parole altrettanto dure, per quanto ciò possa essere in contraddizione con qualunque cosa abbiate detto oggi. (Ralph Waldo Emerson). A voi giudicare se ho ragione, anche se un detto popolare dice: "la ragione è dei fessi"; e scusate se è poco!

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