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Mentre il Ministro dell’Agricoltura italiana, il leghista
Luca Zaia, fa salti di gioia e parla, sbagliando,di uno storico sorpasso, dando
ai giornali la opportunità di dedicare intere pagine a questa notizia e titoli
da strilloni, il mercato del vino è completamento fermo, alla vigilia di una
vendemmia che, già da un mese e più ( la nota da me inviata a luglio e
ampiamente riportata dalla stampa molisana),
le previsioni indicavano migliore, sotto l’aspetto della quantità, di un
10% in più di quella dello scorso. Nessuno ha informato il Ministro Zaia che non è la prima
volta che l’Italia supera la Francia.
Altre volte, nella seconda metà del secolo scorso, ha
avuto la possibilità di affermare un primato mondiale nel campo della
produzione di vino. In quegli anni si parlava di oltre 90 milioni di
ettolitri che via via sono calati fino
ad arrivare ai poco di 42.559.000 di hl. dello scorso anno. Ora, secondo le
previsioni, si dovrebbe risalire a 47 milioni quest’anno, un milione in più
della Francia tartassata da avversità climatiche che, oltre a punire la
quantità, ha colpito anche la qualità. Ecco il dato davvero interessante che a noi fa gioire e
saltare di gioia: la qualità delle uve che i viticoltori italiani si apprestano
a vendemmiare. La quantità, dopo le vicende non belle dei grandi vini
toscani della primavera scorsa, per fortuna risolte in modo positivo, spesso
punisce i viticoltori che si ritrovano ad accettare prezzi sviliti da parte del
mercato per un eccessivo raffreddamento della domanda, soprattutto nelle
Regioni dove il mercato delle uve e del vino sfuso è quello che decide il reddito
del produttore. Se non fosse così, mi riferisco alle Regioni che
dall’Abruzzo scendono verso Sud, non si spiegherebbe perché in queste realtà
non riescono a cogliere i risultati positivi che il mercato del nostro vino dà,
con aumenti generalizzai ed anche consistenti, un po’ ovunque. Il valore aggiunto va a chi imbottiglia ed ha una immagine
affermata. Anche se sono da registrare forti passi in avanti nel nostro Molise,
soprattutto per merito dei produttori, molti dei quali giovani e
intraprendenti, rimane ancora una forte quantità di uva da vendere al momento
della vendemmia o, di vino, soprattutto delle cantine cooperative, da mettere
sul mercato come sfuso. Da qui la necessità di andare alla definizione di un
progetto di marketing che vede la Regione protagonista, insieme con le Province e le Camere di
Commercio, per fare sinergia ed avere così una maggiore massa d’urto sul
mercato, per sostenere le azioni dei produttori e dare ad essi nuove
opportunità. Tanto più ora che sappiamo di poter contare, qui nel
Molise, sulla quantità e, ripeto, sulla grande qualità che, per essere
apprezzata, ha bisogno di essere presentata e fatta degustare con mirate azioni
promozionali nel Molise, in Italia e su alcuni mercati del mondo.
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