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Nella gran caciara estiva della politica molisana, in questa Somalia del seggio democratico che è il Molise, un solo partito di rilievo sembrava immune dalle guerre dei clan: l’Italia dei Valori. Ed invece anche lì, sotto le ceneri di comunicati stampa criptici (vedi figlio di Di Pietro, Cristiano, che scrive ad Astore), di tensioni tenute a fatica sottotraccia, la bomba starebbe per esplodere. Antonio Di Pietro in una sua nota, dopo che la notizia era rimbalzata su diversi organi di stampa, ha cercato con vigore di smentire. E lo ha fatto nel suo stile, diretto e fantasioso: solo se nevica ad Agosto, Astore va via. Ma non è un mistero che Astore abbia, da tempo, quasi interrotto i collegamenti con l’ex Ministro e che i rapporti tutto sono meno che idilliaci. L’ultimo rumors, quello che lo stesso Di Pietro si è affrettato a smentire, lo dava dimissionario, prima che dimissionato, dal Tonino nazionale. Poi è arrivato il bollettino metereologico. Il punto è che, con i cambiamenti climatici in atto, anche una nevicata ferragostana potrebbe non essere del tutto remota. E, in ogni caso, al di là delle sorti formali di Astore, che di convulsione politica all’interno dell’IdV si tratti non ci sono soverchi dubbi.
Come leggerla? Con il metro del buon senso e con l’analisi dello scenario politico ed economico molisano, quello che i nostri lettori più affezionati conoscono da tempo. Giuseppe Astore ha sin qui rappresentato la continuità con un metodo tradizionale di fare politica nel Molise. Ex democristiano, gran lavoratore, gran tessitore, persona attiva e onesta, non sfuggiva però all’imprinting culturale, metodologico e antropologico della politica locale. Antonio Di Pietro nasce, invece, con i media, che sfrutta con grandissima abilità sin da quando era magistrato e diventa prima personaggio di rilievo nazionale e poi leader nel Molise. Inoltre è il capo assoluto del suo partito, che ha fondato e che dirige con mano ferma, se non fermissima. Due culture evidentemente dissimili, che hanno fatto un percorso insieme per reciproca convenienza ma non per molto altro. E oggi sono sul punto di separarsi, nonostante le smentite e gli acquazzoni di primavera. L’incognita è se Di Pietro riuscirà, con il sistema mediatico e la spettacolarizzazione del gesto politico (in questo simile molto più di quanto si pensi al suo arcinemico Berlusconi), a gestire il potere locale anche nel Molise, terra difficile e in progressivo deterioramento. Certo non può pensare di fare il "Sindaco del Molise" da solo. Ma i suoi uomini, anche quelli più giovani (nipoti di vecchi marpioni della politica, come Massimo Romano, con lo zio Pio), sono di una scuola politica più simile a quella di Astore che non strateghi della comunicazione e dell’immagine come lui. A meno che Di Pietro non pensi di sostituire Peppino Astore con un suo collega di corrente basista nella vecchia Democrazia Cristiana, oggi Presidente della Regione, Michele Iorio, con cui ha avuto un fresco abboccamento in un noto ristorante romano. Fantapolitica? Staremo a vedere. Intanto rileviamo come anche l’ultimo fronte compatto, l’ultima zona di tranquillità della politica molisana, smostra crepe evidenti di implosione. Mentre nel PdL è aperta e feroce la guerra post-Iorio (vedi le cannonate di Di Giacomo su Vitagliano, con Patriciello che pensa ad una manovra avvolgente grazie alle europee) mentre nel PD è una levata alle armi, quasi priva di metafora, l’IdV si sta rapidamente adeguando. E’ il Molise, bellezza, si potrebbe concludere...
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