Il PD si riunisce per l'Assemblea Regionale e gli sbalzi termici di questo Luglio pazzerello come Marzo innervosiscono anche i Democratici molisani.
All'incontro di Teano (che in verità in questo caso era l'Hotel San Giorgio di Campobasso) i garibaldini, capeggiati da D'Ascanio, si riabbottonano la camicia rossa. Se Annamaria Macchiarola pensava di stare in un cocktail party tra signori incravattati non ha avuto tempo di prepararsi invece ad una vera e propria offensiva pasionaria e sanguigna.Un po' di sana nostalgia di sinistra, di voci grosse, disordine in sala, fumi immaginari e fumo vero di sigari accesi. Il nome di Francesco Di Falco, tirato in ballo da Annamaria Macchiarola come emblema di un dispotismo inaccettabile da parte del Presidente della Provincia di Campobasso D'Ascanio, ha scatenato una vera e propria rivolta. Di Falco, Assessore ai Lavori Pubblici nella giunta provinciale, ha subito la revoca del suo incarico perchè giudicato "incompatibile con il progetto politico e istituzionale del Presidente e della sua Giunta". Ne è seguita la lunga diatriba tra il gruppo di ferro, solidale con D'Ascanio, e un gruppo "di cuoio", minoranza compresa, che ha colto al volo l'opportunità insperata di destabilizzare il vertice. Uno psicodramma pieno di colpi di scena che sembrava aver lasciato indifferente la "base" del partito. Ma "le basi" qualche volta, sono imprevedibili e in questo caso il malcontento è esploso davvero, come si usava un tempo, quando a sinistra si poteva parlare di scontro ideologico, dibattito aspro e confronto vivace. Annamaria Macchiarola ha cercato di ribadire, ancora una volta, che Nicola D'Ascanio ha confuso l'autonomia con l'autarchia ed ha avocato a sè ogni potere decisionale, provocando uno smottamento pericoloso in sala. Tant'è, le sono mancati i consensi necessari e la "base" si è schierata quasi tutta con il Presidente Nicola, (di tutte le Russie) D'Ascanio. Annamaria Macchiarola ha tentato, legittimamente, di difendere Di Falco, ma ha calcato la mano, non riuscendo a misurare per tempo la temperatura del partito. La revoca dell'incarico di Giunta a Francesco Di Falco non è apparsa come una scelta serena e ponderata e l'ha descritta quasi come un atto piratesco, proveniente da un Presidente insofferente e recalcitrante alle regole della collegialità. Era accaduto già con Franco Rainone, estromesso dal Consiglio provinciale perchè giudicato inefficiente e scoordinato dalla Giunta. Rainone fu il primo a definire D'Ascanio un despota e a difendere il proprio diritto a dissentire, malgrado il suo ruolo di assessore. L'estromissione di Francesco Di Falco ha però consolidato e allargato la cordata degli scontenti, aprendo una crisi istituzionale inesorabile. L'assemblea avrebbe dovuto chiarire i dubbi e ristabilire l'ordine con una dichiarazione del segretario Macchiarola che chiudesse definitivamente ogni "spiffero" belligerante. Il Partito ha risposto in modo inatteso, o forse era stata sottovalutata la possibilità che Nicola D'Ascanio potesse avere un consenso profondo, più reale e rumoroso dei comunicati stampa e le strategie condotte sul filo della dialettica e della comunicazione pubblica. Pur ridotto ai minimi termini, e questa è una delle accuse che proprio D'Ascanio muove alla segreteria regionale, il PD ha ancora il suo nucleo vitale, deciso a difendersi. Ma, al di là dello scontento evidente della sala, all'appello della Macchiarola, ufficializzato in un documento scritto, sono mancate le firme: c'erano solo12 nomi, sui trenta necessari. Firme certamente "pesanti": Cavaliere, Manes Gravina, D'Ambrosio, Bellocchio, ma troppo poche per sancire una linea politica inequivocabile. Le accuse, reciproche, sono di aver "svenduto il PD". Delle due, l'una, direbbe Di Pietro! Secondo D'Ascanio si è tentato di plasmarlo su interessi esterni e contrastanti al Pd stesso. Secondo Macchiarola quegli interessi contrastanti hanno proprio il nome di Di Pietro, a cui D'Ascanio e i suoi avrebbero abdigato alle ultime elezioni politiche. Il Presidente contrattacca e parla addiruttura di "lobby" della Provincia, una sorta di cavallo di Troia costruito per abbattere l'ultima istituzione regionale rimasta al PD. Benchè sia finita apparentemente in caciara, c'è una precisione chirurgica nei tempi e nei modi che raggira il basso profilo delle beghe di corridoio e attrae l'attenzione generale su un dibattito politico confuso come un big bang, da cui nasceranno i futuri satelliti della politica regionale e del quale non bisognerebbe trascurare la portata.
Un po' di sana nostalgia di sinistra, di voci grosse, disordine in sala, fumi immaginari e fumo vero di sigari accesi. Il nome di Francesco Di Falco, tirato in ballo da Annamaria Macchiarola come emblema di un dispotismo inaccettabile da parte del Presidente della Provincia di Campobasso D'Ascanio, ha scatenato una vera e propria rivolta. Di Falco, Assessore ai Lavori Pubblici nella giunta provinciale, ha subito la revoca del suo incarico perchè giudicato "incompatibile con il progetto politico e istituzionale del Presidente e della sua Giunta". Ne è seguita la lunga diatriba tra il gruppo di ferro, solidale con D'Ascanio, e un gruppo "di cuoio", minoranza compresa, che ha colto al volo l'opportunità insperata di destabilizzare il vertice. Uno psicodramma pieno di colpi di scena che sembrava aver lasciato indifferente la "base" del partito. Ma "le basi" qualche volta, sono imprevedibili e in questo caso il malcontento è esploso davvero, come si usava un tempo, quando a sinistra si poteva parlare di scontro ideologico, dibattito aspro e confronto vivace. Annamaria Macchiarola ha cercato di ribadire, ancora una volta, che Nicola D'Ascanio ha confuso l'autonomia con l'autarchia ed ha avocato a sè ogni potere decisionale, provocando uno smottamento pericoloso in sala. Tant'è, le sono mancati i consensi necessari e la "base" si è schierata quasi tutta con il Presidente Nicola, (di tutte le Russie) D'Ascanio. Annamaria Macchiarola ha tentato, legittimamente, di difendere Di Falco, ma ha calcato la mano, non riuscendo a misurare per tempo la temperatura del partito. La revoca dell'incarico di Giunta a Francesco Di Falco non è apparsa come una scelta serena e ponderata e l'ha descritta quasi come un atto piratesco, proveniente da un Presidente insofferente e recalcitrante alle regole della collegialità. Era accaduto già con Franco Rainone, estromesso dal Consiglio provinciale perchè giudicato inefficiente e scoordinato dalla Giunta. Rainone fu il primo a definire D'Ascanio un despota e a difendere il proprio diritto a dissentire, malgrado il suo ruolo di assessore. L'estromissione di Francesco Di Falco ha però consolidato e allargato la cordata degli scontenti, aprendo una crisi istituzionale inesorabile. L'assemblea avrebbe dovuto chiarire i dubbi e ristabilire l'ordine con una dichiarazione del segretario Macchiarola che chiudesse definitivamente ogni "spiffero" belligerante. Il Partito ha risposto in modo inatteso, o forse era stata sottovalutata la possibilità che Nicola D'Ascanio potesse avere un consenso profondo, più reale e rumoroso dei comunicati stampa e le strategie condotte sul filo della dialettica e della comunicazione pubblica. Pur ridotto ai minimi termini, e questa è una delle accuse che proprio D'Ascanio muove alla segreteria regionale, il PD ha ancora il suo nucleo vitale, deciso a difendersi. Ma, al di là dello scontento evidente della sala, all'appello della Macchiarola, ufficializzato in un documento scritto, sono mancate le firme: c'erano solo12 nomi, sui trenta necessari. Firme certamente "pesanti": Cavaliere, Manes Gravina, D'Ambrosio, Bellocchio, ma troppo poche per sancire una linea politica inequivocabile. Le accuse, reciproche, sono di aver "svenduto il PD". Delle due, l'una, direbbe Di Pietro! Secondo D'Ascanio si è tentato di plasmarlo su interessi esterni e contrastanti al Pd stesso. Secondo Macchiarola quegli interessi contrastanti hanno proprio il nome di Di Pietro, a cui D'Ascanio e i suoi avrebbero abdigato alle ultime elezioni politiche. Il Presidente contrattacca e parla addiruttura di "lobby" della Provincia, una sorta di cavallo di Troia costruito per abbattere l'ultima istituzione regionale rimasta al PD. Benchè sia finita apparentemente in caciara, c'è una precisione chirurgica nei tempi e nei modi che raggira il basso profilo delle beghe di corridoio e attrae l'attenzione generale su un dibattito politico confuso come un big bang, da cui nasceranno i futuri satelliti della politica regionale e del quale non bisognerebbe trascurare la portata.
Aug 27, 2008
E’ arrivata a conclusione, con il varo della nuova Giunta, la lunga vicenda che ha impegnato l’estate politica molisana: la crisi alla Provincia di Campobasso. I nostri lettori avranno potuto seguire attentamente sui nostri siti ( www.primapaginamolise .it e www.informamolise.com) tutte le varie fasi di questa tormentata crisi politica, tutta interna, almeno all’inizio, al centro sinistra molisano. E’ giunto ora il momento di cercare di tirare qualche conclusione. In un primo momento sono stato tentato di non aggiungere nulla a quanto scritto nell’articolo "Guelfi bianchi e Guelfi neri". Poi, però, nell’ottica di fornire ai nostri attenti lettori elementi per un giudizio che possa bypassare la nebbia mediatica che i vari attori della vicenda hanno, volutamente o meno, costruito, ho deciso di scrivere qualche altra annotazione, che qui di seguito propongo. In primo luogo viene confermata in pieno quello che da queste colonne abbiamo definito lo scenario somalo.
...
Aug 28, 2008
La Polisportiva Cercemaggiore A.S.D. rende noto di aver tesserato i seguenti calciatori che andranno a rinforzare l'organico della propria squadra di calcio a 5 militante nel campionato regionale di serie C2:
...
Aug 28, 2008
Come già per il passato, anche l’edizione 2008 del Grinzane Festival si chiude con la presenza di una regione italiana ospite d’onore della manifestazione.
...
l personale del Corpo Forestale dello Stato in servizio presso il Comando Stazione di Civitacampomarano coadiuvato da quello del Comando Stazione di Petacciato Scalo, nello svolgimento di servizi mirati al controllo del territorio, in agro di Guardialfiera località...
In particolare si e' accertato che i predetti operatori sanitari, operando in regime di convenzione e per conto del servizio sanitario nazionale, rifiutavano di fornire gratuitamente i materiali protesici ai pazienti portatori di patologie cliniche gravi (persone affette da colostomia, ureterecutaneonostomia bilaterale, cancro alla prostata e alla vescica,...
Un dominio di alta pressione di origine azzorriana domina l’intera
penisola, la sua posizione cosi orizzontale permette infiltrazioni fresche da
est apportando annuvolamenti per lo più pomeridiani...