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"Si può non essere più coniugi, ma genitori si è per sempre. La genitorialità è eterna. Invitiamo i coniugi a vivere la separazione con serenità, al fine di rasserenare anche i figli", parla la Dottoressa Maria Cristina Guidone, mediatore familiare anziano della Regione Molise
Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio fenomeno di crisi nelle relazioni di coppie. Sono aumentate di gran lunga rispetto al passato le relazioni che si interrompono; alcune addirittura a pochi mesi dal matrimonio.
Probabilmente la vita frenetica, la mancanza della donna da casa per molte ore nell’arco della giornata, l’infedeltà dei coniugi e la voglia di nuove esperienze sono motivazioni che spesso spingono giovani coppie e non solo ad interrompere il rapporto, trascurando anche il fatto che probabilmente a risentire della rottura e del dolore sono soprattutto i figli. Troppe le coppie che dimenticano di essersi giurati amore eterno sull’altare e piombano nell’aula del Tribunale pronti a dichiarare guerra all’altro coniuge. In questa atmosfera di forte conflittualità è importante la figura di una persona che riesca a parlare con gli ex coniugi invitandoli alla riflessione. Il mediatore familiare è un professionista in grado di riportare pace là dove vi è guerra, solo attraverso le parole e l’ascolto. Maria Cristina Guidone è il mediatore familiare anziano della Regione Molise, ovvero colei che da più anni esercita questa professione. Dottoressa ci spieghi con precisione chi è il mediatore familiare? "Per definizione è il terzo neutrale e imparziale. Neutrale perché non è di parte e non ha l’intento di orientare, imparziale perché non prende le parti di nessuno. E’ il facilitatore della comunicazione, la sua preparazione è rivolta alle controversie di tipo familiare". Come opera il mediatore? "Interviene in uno stato di crisi coniugale che può essere in vista o in seguito alla separazione o al divorzio, gestisce la conflittualità non suggerendo però accordi, ma conducendo la comunicazione affinché siano i coniugi stessi a trovare un punto di incontro. Se tale accordo scelto è soddisfacente per le parti, c’è la massima probabilità di essere mantenuto nel tempo. Di solito gli accordi imposti invece, non essendo frutto dell’espressione dei bisogni di chi li deve vivere, spesso e volentieri vengono rimessi in discussione. Nella separazione e nel divorzio c’è sempre un perdente e un vincente; con la mediazione invece vincono tutti, nessuno trionfa e nessuno rimpiange di non aver vinto. In questa professione si lavora con gli adulti al fine di rasserenarli, perché solo in questo modo anche i loro figli vengono rasserenati e vivono meglio in un’atmosfera di serenità". C’è una legge che parla di voi? "Sì, si tratta della legge n. 54 del 2006 sull’affidamento condiviso, che rimette al giudice la possibilità che la coppia si rivolga al mediatore familiare. Lascia la libertà alla coppia di scegliere, non è un’imposizione altrimenti se così non fosse verrebbe meno il senso di autonomia che dovrebbe avere la decisione finale". Quanto è importante il ruolo del mediatore nella fase della separazione? "E’ fondamentale, perché la separazione dal punto di vista culturale è vissuta come un momento di profonda crisi. Con la mediazione questo stato di cambiamento si vive con profonda serenità e con la convinzione che si può non essere più coniugi, ma genitori si è per sempre, la genitorialità è eterna. La mediazione è un momento di riscatto dal fallimento familiare". Come si diventa mediatori familiari? "Le direttive europee ci indicano uno o due anni di formazione, possibilmente in scuole accreditate dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari. E’ importante seguire un corso in centri riconosciuti anche se in Italia ancora non esiste una disciplina organica del mediatore familiare. Tra i requisiti è necessaria una laurea nell’area umanistica o in quella giuridica, in quanto ciascun corso rientra nella psicologia giuridica". Quali sono i dati degli specialisti del settore presenti in regione? "Di veri mediatori ce ne sono pochi, non superiamo l’ordine delle quindici persone su tutto il territorio molisano. Un dato ancora troppo basso rispetto al gran numero di casi che necessitano di un aiuto da parte degli specialisti nella mediazione".
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