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La notizia è vecchia, ma è stata diffusa con grande enfasi solo da qualche giorno. Il parco eolico marino di Termoli ha ricevuto il necessario nulla osta ministeriale. Come al solito, su questo tema, hanno suonato la grancassa i sostenitori del "no", nudo e crudo. Si sono segnalati tra gli altri in questa gara il Sindaco di Termoli Greco, il Presidente della Provincia, D’Ascanio e lo stesso Iorio, che ha annunciato che farà tutto il possibile per ostacolare l’impianto. Quello che qui vogliamo brevemente chiosare, rimandando ad altro numero l’ulteriore approfondimento tecnico della questione, è che il "no" durissimo di tutti questi autorevoli personaggi, unitamente a numerosi altri, sembra fondarsi su un unico scivoloso assunto: il parco eolico è brutto.
L’inquinamento di questo genere di insediamento, infatti, è praticamente nullo ed anzi, come sta già accadendo in Danimarca, si tratta di un sistema che si presta anche ad interessanti applicazioni turistiche e faunistiche (è possibile pensare ad un parco marino in prossimità delle torri). L’impianto inoltre sorgerà a cinque miglia dalla costa, e il concetto di bruttezza, già intimamente soggettivo, sembra poter anche sbiadire con la lontananza. Ciò detto, non ci si vuole qui iscrivere al partito del "sì" a tutti i costi. E il metodo che ci lascia perplessi. Mentre per un impianto a sicuro impatto sull’ambiente circostante, come la centrale di Termoli, non abbiamo ascoltato la stessa ferocia oppositoria di questi giorni, per un insediamento che può avere ricadute economiche di qualche rilievo per la comunità locale il muro è alzato senza se e senza ma, a prescindere da tutto. In questi casi, di evidente disparità di trattemento sorge il dubbio che il "no" sia urlato perchè facile e privo di conseguenze. Un impianto eolico offshore non è come i pali che ogni Sindaco si sistema sul lotto di terreno di proprietà suo, del cugino o dell'ozio, auspice qualche mediatore assai interessato. E’un impianto industriale come un altro, in cui l’intermediazione della politica serve meno. E che quindi va valutato principalmente in termini di costi benefici per la collettività. Una cosa faticosa, specie se priva di ritorni politici diretti. Il "no" urlato, invece, è semplice, d’impatto, poco costoso, e fa assumere anche una dignità da oppositore che difficilmente si può ottenere su argomenti più coinvolgenti. Forse non è così, ma il dubbio, vista la reazione così ridondante e insistita, si è sicuramente insinuato.
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