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Fa una certa sensazione leggere in un’intervista che il Presidente della Regione, nonché indiscusso leader di Forza Italia nel Molise, ha letto dell’arrivo, nel suo partito, il Popolo della Libertà, di Aldo Patriciello dai giornali. Una simile dichiarazione, lungi dal minimizzare il problema all’osservatore politico, conferma l’intero quadro di riferimento in cui la vicenda Patriciello si è inserita. Che è quello della messa in scacco del Presidente della Regione e del suo apparato di potere da parte di chi, probabilmente, nessuno pensava potesse farlo, o avesse interesse a farlo: Silvio Berlsuconi. E’ lui che, sistematicamente, sta mandando messaggi chiari e ineludibili tesi a cambiare la leadership del PdL nel Molise. Iorio, nella stessa intervista, dice che è tutta una montatura giornalistica, ma l’affermazione va letta con il tono, dimesso e anche imbarazzato, con cui Iorio affronta l’intero problema Patriciello, cercando, non riuscendovi, di ridurle a quisquilie e pinzillacchere fisiologiche in una democrazia avanzata..
Così non è, e Iorio lo sa benissimo. I problemi del Presidente della Regione vengono da lontano, e forse non dipendono neanche interamente dal suo operato politico. Il problema più grande è sorto quando Di Pietro ha deciso che il Molise, la sua terra di origine, fosse anche la terra a dargli il maggior radicamento politico per la propria ribalta di leader di caratura nazionale. Questo è il punto di vera svolta, quello che ha portato Berlusconi a doversi interessare, sino a sceglierla come terra di propria elezione, alla nostra regione. La scelta di Di Pietro non è una cosa che Iorio poteva certo osteggiare, ma la sua proverbiale capacità tattica nulla ha potuto, sinora, rispetto a problemi strategici di amplissima risonanza. Iorio, da consumato navigatore della politica locale ha, infatti, sin qui con esiti allo stato dei fatti insoddisfacenti , dato risposte tattiche, ossia di posizionamento di breve medio periodo, a problemi di assetto sistemico, ossia di lungo periodo. La prima risposta del Presidente della Regione, infatti,di fronte ad un potente e attivo Ministro delle Infrastrutture, è stata quella di cercare una politica di collaborazione istituzionale, che è passata soprattutto per l’avvio del progetto autostrada del Molise. Ed anche questa mossa non è stata una mossa errata, specie se misurata con il metro delle esigenze e delle necessità dell’intera comunità molisana. Dove Iorio ha cominciato seriamente a complicarsi la vita è stato invece a Venafro, con il famoso listone ad excludendum. Iorio ha colto al volo la possibilità di eliminare, politicamente s’intende, il suo vecchio arcinemico, Aldo Patriciello, facendogli terra bruciata nel cortile di casa. La mossa è riuscita, ma Michele Iorio e i suoi non hanno adottato, forse perché neanche lo avevano previsto, contromisure e precauzioni adeguate per evitare che lo schiaffo di Venafro non si ritorcesse contro. La sconfitta alle politiche Le adeguate contromisure erano semplici: bisognava che il PdL vincesse, o meglio stravincesse alle politiche del 13 aprile. Il "Settimanale" lo aveva detto più volte. Non era certo in discussione l’elezione di Ulisse Di Giacomo, ma i voti che avrebbe preso il Popolo della Libertà. Certo Iorio non si era neanche lontanamente immaginato che Di Pietro acquisisse la forza di un vero e proprio tsunami elettorale. E qui si sono visti i limiti tattici di Iorio, quelli che oggi gli fanno rischiare di essere fortemente ridimensionato nella mappa del potere molisano. Il Presidente della Regione ha costruito la sua regia politica su un assunto che il 13 aprile ha parzialmente sconfessato, forse per la prima volta nella storia del Molise moderno. L’assunto era quello che il voto dei molisani fosse tutto bloccato, ossia legato a rapporti familistici, affaristici o di convenienza personale. Ecco perché Iorio, e soprattutto il suo entourage, hanno pensato a scagliarsi primariamente contro la novità MpA, che pure aveva delle aspirazioni che partivano dai territori, e non a guardare a quello che avveniva nel campo avverso. Ed hanno fatto delle liste oggettivamente senza appeal sul voto di opinione, ma giocate sui delicati equilibri di potere interni al PdL molisano e nella squadra di Iorio. Ed invece si è avuto un voto di opinione che ha travolto in primis il centro sinistra tradizionale, ma ha lambito anche il centro destra e soprattutto ha scompaginato i piani di Iorio. Senza contare il fatto che, nonostante il feroce fuoco di sbarramento contro l’MpA, lo stesso, alla sua prima esperienza politica, ha preso oltre il 5% dei voti ed ha sostanzialmente salvato il blocco del centro destra da una sconfitta ancora più cocente. L’errore però era stato fatto, e le conseguenze facilmente prevedibili, e noi, infatti, le avevamo previste. A questo proposito ripubblichiamo la nostra analisi politica del 24 aprile scorso: "L’onda lunga del risultato elettorale comincia, man mano a far avvertire i propri ulteriori effetti. E Iorio, o qualcuno vicino a lui che lo consiglia, probabilmente comincia a avvertire un certo nervosismo. Non si spiega altrimenti l’indubbio imbarazzo mediatico creato dalla lettera inviata a Berlusconi per rivendicare una sorta di primazia nel sostegno al leader del Popolo della Libertà, sostegno che il Molise (ma evidentemente Forza Italia) avrebbe fornito già a pochi mesi dal varo del Governo Prodi. Una lettera non chiarissima, a metà tra il telegramma di congratulazioni e il "scusaci se oggi non abbiamo fatto tanto, ma abbiamo fatto tanto in passato". Una lettera che, evidentemente, nasce dall’attenta analisi dell’esito elettorale, sicuramente non brillante per il Popolo della Libertà e cerca, con una certa dose di ingenuità, di riaffermare la fedeltà a Berlusconi (che qualche voce di troppo di inciucio con Di Pietro, arrivata anche sulle colonne del "Corriere della Sera" rischiava di mettere in dubbio) e di scusarsi per il risultato elettorale, con il Molise unica Regione italiana passata, in numero di voti, dal centro destra al centro sinistra. Una sorta di giustificazione da scolaro modello che, per una volta, aveva deciso di concedersi una pausa dai compiti e dallo studio. Sorprende però che Iorio, politico navigato e che della comunicazione ha fatto da sempre uno dei suoi punti di vanto, sia scivolato in questa occasione, in una maniera un po’ naive. Detto della inopportunità della missiva, resta un problema di sostanza. Nel centro destra la situazione è complicata, tanto più complicata perché emergono, all’interno del PdL, due anime. Una, che ha guidato l’intera campagna elettorale, è quella dell’orgoglio e dell’affermazione, e fa capo all’Assessore alla Sanità, oggi senatore Ulisse Di Giacomo. Una sorta di Borghezio del PdL molisano, che continua, imperterrito, nei suoi proclami privi di dubbi e disseminati di certezze. Utili per rinserrare le fila, ma forse, oggi meno attuali, visto che stanno venendo al nodo problemi importanti di governabilità". La discesa in campo di Silvio Berlusconi in Molise Mettiamoci nei panni, infatti, di Silvio Berlusconi che guarda i risultati elettorali. Li osserva è soddisfatto, è felice, ma trova un unico neo. Una regione, nonostante fosse governata da un suo Presidente, cui lui non ha certo fatto mancare sostegni e appoggi (i decreti sui fondi post terremoto, invero ingenti, portano la firma proprio di Silvio Berlusconi) era passata, in numero di voti, dal centro destra al centro sinistra: il Molise. Ma c’è di peggio. Nel Molise non ha vinto il centro sinistra classico del Partito Democratico epurato dai comunisti doc; ha invece vinto un centro sinistra guidato e trainato personalmente da Antonio Di Pietro, ossia la persona che a Berlusconi fa "orrore" e che resta in Italia e nella scena politica italiana l’unica forza di rilievo (e di successo, visti i risultati delle ultime consultazioni) radicalmente contraria a Silvio Berlusconi non solo politicamente, ma anche sul piano personale. Come vi sareste sentiti voi, nei panni del Presidente del Consiglio. Certo non serafico e tranquillo. Ecco perché, ma era una conseguenza assolutamente logica, Berlusconi ha scelto come proprio collegio il Molise, causando un danno collaterale grave come quello dell’esclusione di Quintino Pallante. Ma anche questo fa gioco al Presidente del Consiglio: una grana in più per chi non era stato all’altezza della situazione ed anzi, forse, era diventato un amico del giaguaro. Berlusconi e il suo entourage, infatti, avranno preso a scrutinare attentamente l’attività di Iorio e avranno visto e valutato il suo aplomb istituzionale con il Ministro Di Pietro. Siamo personalmente convinti che non si trattasse di alcun inciucio, anzi, la in politica anche solo un sospetto può valere reazioni anche radicali e definitive. E poi c’era quel listone unico di Venafro che, motivato tatticamente come sopra, a Roma è stata invece, visto come la pistola fumante dell’ incestuoso rapporto Iorio - Di Pietro. Il resto è cronaca di questi giorni. Il fattore C e il fattore V Aldo Patriciello, dopo che l’Udc era stato escluso dalla coalizione di Governo, dopo che aveva perso il suo feudo Venafro, dopo che gli stessi suoi interessi imprenditoriali (sanità ed edilizia, dipendenti dalla spesa pubblica) potevano essere messi a repentaglio da una egemonia piena di Iorio, storico nemico, in Regione sembrava ormai all’angolo. Iorio, infatti, come aveva reagito a tutto quanto accaduto in questi due mesi? Secondo la sua linea classica, quella tattica, dove è un indubitabile maestro. E quindi aveva avviato una campagna acquisti in Consiglio regionale che lo potesse blindare a mò di trincea contro ogni problema presente o futuro. E questa, ad oggi, resta tuttora la sua principale linea difensiva. Patriciello di contro si è dato da fare. Ha capito quello che stava succedendo a Roma, e grazie anche alle sue frequentazioni a Bruxelles (il neoministro Frattini, fedelissimo di Berlusconi, è stato Commissario Europeo sino a qualche mese fa) si è introdotto. Con in dote un mega progetto da 900 milioni di euro a Rocca d’Evandro, Patriciello, uomo potente politicamente, della stessa zona di Iorio, ancora in quota UdC, rappresentava per l’entourage di Berlusconi l’uomo giusto al momento giusto. Sarà anche un cfactor, ma il cerchio si è chiuso. Ora si apre un’altra partita, tutta interna alla scena politica molisana: la chiameremo il fattore V. Per non discutere poi di un altro fattore, su cui si potrebbero saldare interessi convergenti dei big della politica molisana: il fattore S. Ma di questo vi parleremo la prossima settimana... Una nota sugli appalti della Provincia di Campobasso Ci stiamo occupando, unitamente a numerosi altri temi di rilievo per la collettività dei contribuenti, di alcuni appalti pubblici del settore edilizio del Comune e della Provincia di Campobasso. Una normale attività di informazione amministrativa, anche perché il nostro compito è anche questo. Una nostra collaboratrice è stata fortemente sconsigliata dal proseguire in questa necessaria attività di acquisizione documentale (stiamo parlando del nuovo Palazzo della Provincia di Campobasso, lavori per circa tre milioni di euro aggiudicati alla ditta Di Biase) da un "apparatciki" dell’amministrazione provinciale. Lo strano atteggiamento del soggetto in questione è indice di un nervosismo eccessivo, e lo invitiamo ad usare una buona dose di camomilla per ritrovare la tranquillità. Resta una certa qual difficoltà dei rapporti con i cittadini, prima che con la stampa, che la vicenda segnala. Le stanze della politica e dell’amministrazione locale dovrebbero essere trasparenti, per tutti, operatori dell’informazione o meno. Speriamo, allora, che si sia trattato solo di una giornata storta del personaggio in questione.
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