Se è vero il detto dei nostri nonni che “i figli fanno ricchezza” il Molise sarà una terra sempre più povera. La diminuzione delle nascite e la crescente “fuga dei cervelli” sono le principali cause di tale impoverimento. Per quanto concerne i dati sulla natalità la nostra regione non si discosta molto dalla media nazionale che si attesta su un 7,7 per mille (a differenza della Campania, ad esempio, dove si registra un dato più alto pari al 10,8). Ma su questo punto si dovrebbero rimarcare quelle difficoltà oggettive in cui ogni famiglia moderna si imbatte allorché deve provvedere allo svezzamento dei figli.
Il lavoro,
la scarsità dei servizi a sostegno delle madri lavoratrici, la volontà
di poter rispondere alle molteplici esigenze dei figli, i costi che la
società ci impone, e spesso anche l’impossibilità di poter contare
sulla preziosa collaborazione dei nonni, costituiscono anche in Molise
i principali deterrenti alla spinta di procreare. C’è però un altro
punto su cui oggi deve soffermarsi la nostra attenzione: riguarda il
progressivo spopolamento dei centri abitati molisani. Dagli ultimi dati
disponibili risulta che il processo migratorio coinvolge circa il 60,3
per mille della popolazione, di cui la metà è rappresentata da giovani
qualificati e di talento, che in Molise non trova la giusta
collocazione lavorativa. Il fenomeno ha ripreso vigore nella seconda
metà degli anni ’90, più precisamente dal 1997 si registra una costante
migrazione verso il nord della penisola. Le caratteristiche della forza
lavoro in uscita sono: l’età compresa fra i 25 ei 29 anni e il titolo
di studio elevato conseguito, il più delle volte, negli atenei del
centro nord. Così la bilancia demografica della popolazione molisana
risulta pressocchè a tasso zero, anzi con una crescita totale dei
residenti pari a - 0,3 per mille. Ciò in controtendenza con quanto
accade nelle regioni del centro nord dove l’incremento della
popolazione per via dei flussi migratori, compresi quelli provenienti
dall’estero, si attesta fra l’11 e il 15 per mille. Nel Molise, invece,
hanno poca incidenza, sebbene con un certo margine di crescita, le
immigrazioni di stranieri, per lo più marocchini e rumeni. Allora una
regione che voglia richiamare a sé i suoi figli deve rimboccarsi le
maniche per creare migliori condizioni di vita lì dove attualmente il
quadro è desolante. Pensiamo ad esempio a quei centri abitati con meno
di mille residenti che nella nostra regione rappresentano il 47/%, per
non parlare dei piccoli paesi come Molise dove vivono appena 167 anime!
Dunque non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questi fenomeni, ma
occorre promuovere la nostra regione, favorendo il recupero dei centri
abitati, predisponendo incentivi finanziari che incoraggiano le
nascite, che puntano al miglioramento della qualità della vita nelle
zone interne, e che sostengono le attività imprenditoriali specialmente
quelle giovanili. Mettendo a frutto le potenzialità del nostro
territorio, (che non ha nulla da invidiare a quello dell’Umbria e della
Toscana, con quei paesetti che tanto ci piacciono) offrendo anche alle
aree più svantaggiate i servizi di cui necessitano, si creano le
condizioni affinché tutte le professionalità possano trovare spazio ed
evitare …..questa lenta agonia!
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