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Pubblicata la 21^ relazione annuale sull’occupazione in Europa. Studio da cui si evidenzia come l’impatto della crisi sui mercati del lavoro all’interno dell’Unione Europea sta provocando l’inversione di gran parte della crescita occupazionale che, dal 2000, registra la riduzione di oltre 4 milioni di posti di lavoro. A subirne le conseguenze maggiori i giovani, i lavoratori meno qualificati e quelli con contratto temporaneo.
Tuttavia,
un’ancora di salvezza è stata lanciata, in quanto, grazie ad alcune
misure a breve termine gli effetti della crisi sono stati mitigati
anche se non possono ritenersi ampiamente sufficienti per assicurare
una ripresa al settore occupazionale. La relazione, analizza due
elementi chiave della futura politica UE relativa al mercato del
lavoro: il dinamismo dei mercati in Europa e le implicazioni del
cambiamento climatico sull’occupazione. In merito al primo punto si
rileva che il 22% dei lavoratori europei cambia annualmente posto di
lavoro. Dinamismo che non si limita ai paesi tradizionalmente
“flessibili” come il Regno Unito o la Danimarca, ma riguarda tutti i
paesi dell’UE, anche se le percentuali alquanto altalenanti oscillano
dal 14% della Grecia al 16% della Svezia per finire al 25% nel Regno di
sua maestà britannica, alla Finlandia, alla Spagna e alla Danimarca.
Tuttavia, non tutti i lavoratori hanno beneficiato in pari misura di
questa tendenza positiva, anche se il numero dei disoccupati di lunga
durata, è calato a partire dagli anni ’90, e la problematica è rimasta
allarmante, tant’è che affrontarla è diventato ancora più urgente
specialmente da quando è iniziata la crisi. Per quanto riguarda il
secondo punto: ossia le politiche per il contenimento delle emissioni
di carbonio, queste ultime modificheranno in modo significativo le
strutture occupazionali nell’Unione, anche se gli effetti complessivi
in merito alla creazione dei posti di lavoro non sono estremamente
marcati tant’è che i cambiamenti strutturali derivanti porteranno alla
ridistribuzione dei lavoratori tra settori economici e tipi di
qualifiche. Di conseguenza, il cambiamento climatico e le misure
politiche ad esso connesse, avranno un grande impatto sulla futura
domanda di qualifiche. Il tutto in considerazione che le nuove
competenze richieste dall’economia a basse emissioni di carbonio
favoriranno, almeno inizialmente, i lavoratori altamente qualificati. A
dare una speranza a chi si affaccia al mercato del lavoro, le nuove
tecnologie che, dopo una formazione adeguata, potranno varcare il
cosiddetto cancello occupazionale; ecco perché le politiche
occupazionali si concentrano sulle qualifiche, in modo da agevolare la
transizione verso nuovi posti di lavoro limitando le carenze e gli
squilibri unitamente a un adeguato dialogo sociale poiché questi sono
gli elementi essenziali per agevolare il passaggio all’economia a basse
emissioni di carbonio. Economia da considerare una frontiera
inesplorata della politica europea occupazionale che si spinge a
conquistare sempre maggiori traguardi inglobando nel proprio
“patrimonio” branche innovative” che possono dare la giusta dimensione
di quello che è il futuro; e l’Europa e i suoi protagonisti ne hanno
accettato la sfida loro proposta.
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