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La querelle tra Germania e Svizzera su una lista di possibili evasori fiscali potrebbe estendersi anche ad altri paesi, Italia inclusa, come già accaduto con il Liechtenstein - Così si potrebbe verificare se le voci di conti cifrati di personaggi locali di primissimo piano sono solo una leggenda o una possibile realtà
E’una notizia che sta facendo discutere in questi giorni assai animatamente i governi della Germania e della Svizzera. Una notizia, quindi, che sembrerebbe lontana da quanto accade o potrebbe accadere nella nostra regione.
Eppure qualche riflesso potrebbe esserci anche nel Molise, se le cose dovessero seguire un percorso già sperimentato con il microstato del Liechtenstein. I fatti. Una talpa, un dipendente infedele di un importante istituto svizzero (si parla di Ubs o di Hbsc) avrebbe offerto al governo guidato dal cancelliere Angela Merkel una lista di nomi di cittadini tedeschi che intrattengono rapporti con la banca svizzera, presumibilmente per evitare il pagamento di tasse e imposte in patria. La talpa ha chiesto circa due milioni e mezzo di euro al governo di Berlino, e sulla carta sembrerebbe essere un buon affare. In un caso simile, che abbiamo già ricordato, quello del Liechtenstein, la Germania, per il tramite dei suoi servizi segreti pagò 5 milioni di euro e ha recuperato quasi 180 milioni di euro di tasse evase. La situazione sta diventando un vero e proprio caso diplomatico, con tanto di delegazione del governo svizzero in visita in Germania per trattare sul delicatissimo problema. La Svizzera non è infatti il Liechtenstein, e il suo segreto bancario è il centro di un’industria finanziaria tra le più importanti al mondo, con istituti di credito diventati dei colossi internazionali e con ramificate e diversificate attività in tutti i continenti. E’ovvio che una crepa di questa portata nelle ovattate stanze rossocrociate rischia di aprire una crisi importante, ancor più importante di quella sfiorata e parzialmente risolta con gli Stati Uniti, anch’essi alla caccia di evasori fiscali e che hanno ottenuto alla fine 1400 nomi di concittadini finanziariamente riparatisi in Svizzera. Dopo questa ampia premessa resta da capire perché il Molise potrebbe risentire da questa vicenda apparentemente lontana dalla nostra quotidiana realtà. Il punto è solo capire che piega prenderà la faccenda, perché se si ripete quanto accaduto con il Liechtenstein le novità potrebbero essere anche molto interessanti. Nel caso del piccolo granducato, dopo la Germania numerosi altri paesi occidentali chiesero se nelle liste ottenute dai servizi segreti ci fossero loro concittadini. Nell’ambito di un sforzo internazionale di cooperazione contro i paradisi fiscali anche l’Italia ottenne l’accesso ai nomi di alcuni connazionali che avevano depositato i loro soldi in Liechtenstein, avviando su di essi i necessari accertamenti fiscali e contributivi al fine di verificare o meno la presenza di condotte riconducibili all’evasione fiscale o ad altre fattispecie, anche di natura penale. Di molisani in Liechtenstein non c’erano, anche perché, come abbiamo ricordato, una cosa è il mercato di nicchia, gestito da specialisti per lo più ubicati al centro nord del piccolo granducato, una cosa è una nazione grande, evoluta, con milioni di abitanti ed un tessuto bancario esteso e ramificato come la Svizzera. Ebbene se la Germania anche in questo caso vorrà fare da apripista, non è certo irrealistico pensare che tra i nomi reperiti ci saranno tantissimi italiani. Un dato su tutti: in occasione dello scudo fiscale, ancora opzionabile da coloro che vogliono legittimamente far rientrare in Italia i loro capitali, la Svizzera fa la parte del leone, con una schiacciante maggioranza di depositi oggetto della misura. E tra i tantissimi italiani che saranno presenti il semplice gioco delle probabilità fa ritenere praticamente per certo che anche nostri corregionali potranno essere coinvolti. Questa sensazione, per così dire astratta, fa poi il paio con le voci, numerose e insistenti che spesso attraversano le redazioni dei giornali, e che in modo più o meno dettagliato parlano di conti esteri di personaggi di primissimo piano della vita pubblica molisana. In qualche caso le stesse fonti, ovviamente di attendibilità assai contenuta, specificano anche i nomi cifrati dei conti, la città svizzera e la filiale presso cui i conti vengono tenuti, il modo in cui gli stessi vengono alimentati (in verità di solito raccontano storie abbastanza banali: frequenti viaggi in automobile, per lo più)Si tratta probabilmente del parto di fantasia di qualcuno, o del radicale metodo di “pensare sempre a male” in cui di solito il molisano eccelle. Ma l’operazione della signora Merkel potrebbe a questo punto anche rivelare in modo certo e inequivocabile se tali voci sono il frutto di menti assorbite in una realtà virtuale o se c’è davvero qualche pallido fondamento di verità.
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