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Ambienti di comunicazione vicini al Governo regionale spiegano perché il Direttore della Asrem andrebbe rimosso - In pratica il deficit sanitario molisano sarebbe colpa sua - La tesi, chiaramente, non regge - Il caso dello specialista con uno stipendio da 43.000 euro in un mese Tanto tuonò che piovve.
Dopo che questa testata, in perfetta solitudine, per tre settimane ha parlato della guerra tra l’attuale Direttore generale della Asrem, Sergio Florio e il Governo regionale, senza mai essere smentiti, alcuna stampa filogovernativa ha finalmente confermato lo scontro, ed ha provato anche ad argomentare le motivazioni che militerebbero per la rimozione di Florio. Vediamole.
Dalla lettura di un articolo dai toni concitati, genere cinegiornale dell’istituto Luce, emerge come venga sostanzialmente imputato a Florio l’intero deficit sanitario molisano. Dopo avergli prorogato l’incarico appena il dicembre scorso, secondo il giornalista, oggi la Giunta si accorgerebbe che, se la sanità molisana verrà commissariata (ed è certo che lo sarà, con o senza Florio) è per colpa sola ed esclusiva di Sergio Florio. D’altronde, ribadisce sempre il foglio filogovernativo, il Commissario europeo ha detto che abbiamo una splendida sanità, la Cattolica (uno dei veri nodi problematici su cui Florio è inciampato) è un fiore all’occhiello (ma non si cita certo Neuromed, che attrae più pazienti extra regione della Cattolica e costa sei volte meno), ergo l’unica cosa che non va è Florio. E quindi, conclude l’articolo, prima del commissariamento togliamo Florio, l’unico modo per risollevare da un deficit di 100 milioni di euro la sanità regionale e forse evitare il commissariamento stesso (cosa impossibile, peraltro). Ora, come succede sempre con la propaganda, è chiaro come l’assertività debba far premio sulla ragionevolezza. Il punto però è che Florio è un capro espiatorio in una partita tutta politica e di potere che chi segue Il Settimanale e la sua edizione online, "www.informamolise.com", conosce in ogni minimo dettaglio. Si dice, tra l’altro, che il Direttore generale non avrebbe impedito il proliferare di centri di costo. Basti dire che la soppressione delle zone è avvenuta solo il 31 dicembre 2008, e solo dopo fortissime pressioni dello stesso manager che aveva un ruolo apicale privo di poteri effettivi. E le zone, ossia le vecchie Asl erano rimaste perché centri di potere politico locale fondamentale. E tuttora, nonostante la loro soppressione, la sostanziale deregulation della spesa sanitaria sul territorio è ancora una realtà. Ma è la politica a volere tutto ciò, a consentire tutto ciò. Se uno specialista del Basso Molise in forze al servizio sanitario regionale riceve uno stipendio, in un solo mese, di 43.000,00 euro è forse eliminando Sergio Florio che si risolve il problema? Se oggi si decide di procedere all’assunzione di 12 nuovi anestesisti (che come contribuenti ci auguriamo non giungano ai 43.000,00 euro di cui sopra), con tutto quello che in termini di costi ciò comporta, la competenza è dell’organo politico e non di quello gestionale. Se la Cattolica è passata da una convenzione per 30 milioni di euro annui gli attuali 60 milioni di euro, questo è stato deciso dal Governo regionale. Se il Governo regionale, così facendo, ha incrementato enormemente l’offerta sanitaria, sovrapponendo quella pubblica a quella privata, si tratta di una scelta della politica o di Sergio Florio? Se la necessità di attivare ad Isernia un reparto di stroke unit è stata talmente impellente da non rilevare che dovevano essere ancora fatte gran parte delle assunzioni del personale necessario al neo costituito reparto non si tratta certo di scelte del solitario Florio. Se poi si decide, come si sta decidendo, di riaprire un pronto soccorso con 3 codici rossi alla settimana, quando uno medio ne svolge 60 al giorno, di chi sarà mai la responsabilità della scelta? Sergio Florio è un manager che la politica indica e la politica sceglie. E la politica può legittimamente decidere di selezionare al suo posto altro personale manageriale. Ma le scelte devono essere motivate e comunicate correttamente all’opinione pubblica. Questo vale per tutti, anche per la Giunta regionale e il suo Presidente, non basta un articolo di un foglio di prossimità. E non ci sono scorciatoie rispetto a questo percorso, perché è la democrazia a che richiede una tale prassi.
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