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Strisce blu, isolamento del centro, piazza Savoia e via Mazzini i punti critici - E oggi arrivano gli autovelox
La viabilità a Campobasso, da sempre, è un problema che suscita polemiche, che stimola polemiche, accende gli animi. Questo perché, da sempre, una città come Campobasso ha problemi di transito degli autoveicoli, di parcheggi, di viabilità in senso lato. I motivi sono profondi, probabilmente hanno a che fare con lo stesso impianto urbanistico del capoluogo regionale.
Una città evidentemente che nel corso dei secoli non è stata certo pensata per il traffico delle automobili ma che, nel corso dei decenni, ha anche subito la scarsa progettualità degli amministratori locali che, in qualche modo, hanno subito lo sviluppo della motorizzazione e non hanno mai pensato ad anticiparne o prevederne gli effetti. L’attuale Assessore alla Viabilità del Comune, Paolo Di Tommaso, negli ultimi anni ha sicuramente dimostrato dinamismo, con numerose iniziative. Ma se non è mancatala intraprendenza, i risultati sono diventati oggetto di polemiche al calor bianco. Del terminal delle autocorriere, che ricade nelle competenze di Di Tommaso, abbiamo già parlato, ma resta il fatto che lo stesso non è funzionante, se non come mera sosta degli autobus, è mal collegato e la sua gestione resta un problema aperto non ancora in via di soluzione. I parcheggi sono un’altra nota dolente. Applicate, dalla prima amministrazione Massa, le strisce blu nel centro, secondo una moda supinamente imposta dagli esempi di altri Comuni, chiuso, senza remissione di peccato il corso di via Vittorio Emanuele al traffico veicolare, sigillata piazza Prefettura, l’effetto complessivo è stato quello di isolare, con una specie di cordone sanitario, il centro murattiano della città. L’idea in astratto condivisibile non ha tenuto in alcun conto in considerazione la situazione specifica di Campobnasso, che pure le ultime amministrazioni hanno concorso a creare. Campobasso, avendo visto l’atterraggio di due enormi centri commerciali a cento metri l’uno dall’altro in zona periferica, non è più polarizzata, come succede nel 90% dei comuni italiani nel suo centro. E’ polarizzata su un’altra zona, quella industriale in contrada Colle delle Api, che nel tempo ha conosciuto uno sviluppo edilizio e commerciale incredibile. Chiuso il centro, se non ci va nessuno, e se per sostare devi anche pagare, mentre al centro commerciale è gratuito e c’è anche il riscaldamento, l’isola pedonale diventa un boomerang, che desertifica il commercio, chiudere i negozi e non aiuta nessuno. Ma su questo l’amministrazione comunale non ha mai voluto sentire parola. E’ un tabù, una sorta di marchio di fabbrica del centro sinistra a Campobasso e per cui negli ultimi anni la rassegnazione e l’estinzione fisica delle attività nel centro hanno avuto la meglio. Le stesse strisce blu, un’idea pensata per far cassa e per disciplinare la sosta, a Campobasso né fa molta cassa (le strisce blu sono gestite dalla Sea e quindi le condizioni economiche della stessa sono ben note) né servono a disciplinare la sosta, visto il caos quotidiano che ognuno di noi può sperimentare a Campobasso. Inoltre hanno anche problemi di legittimità, mancando spesso le zone di sosta libera che possono giustificare la presenza di quelle a pagamento (la cui mancanza a Roma ha fatto annullare gran parte delle soste a pagamento). Di Tommaso su questo impianto, e senza parlare della assoluta carenza di parcheggi coperti (per i quali il project financing del mercato coperto dovrebbe porre rimedio, ma con gestione del privato aggiudicatario) ha cercato di avviare alcune iniziative. Il primo scatto in avanti dell’Assessore Di Tommaso è stato sicuramente il cambio dei sensi di marcia in piazza Savoia. Un’idea che ha portato ad un oggettivo snellimento dei flussi veicolari, che in quella zona, specie in ora di punta, erano un tappo insormontabile per la circolazione dell’intera città. Ma come tutte le medaglia, al di là del mancato nulla osta della sovrintendenza al complessivo riassetto della piazza, il punto veramente dolente è, a distanza di oltre un anno dall’avvio della sperimentazione (che poi non è mai tale, ma si usa per addolcire la pillola) manca una chiara segnaletica orizzontale e verticale. Nonostante in quella zona si vada a velocità sostenute, nonostante si debbano fare pericolosi cambi di direzione di marcia, la segnaletica è rimasta quella sbiadita di cantiere e il tutto sembra più un check point a Bagdad che non una sistemazione definitiva della viabilità del capoluogo regionale. Poi si è passati, proprio qualche giorno fa, ad altre due iniziative. I cambi di viabilità a via Mazzini e gli autovelox in città. Su via Mazzini, come anche per piazza Savoia, lo snellimento del traffico è indubitabile. Ma i commercianti della zona, che hanno segnalato in modo veemente il problema, insieme alla loro organizzazione di categoria, la Confcommercio, ritengono che lo snellimento sia stato eccessivo e che oggi via Mazzini sia più un ulteriore strada di fuga verso i centri commerciali di contrada Colle delle Api che non una arteria commerciale del centro cittadino. Di Tommaso ha ascoltato queste richieste e, dopo una serie di incontri presso la Confcommercio, alcuni correttivi, specie per agevolare la sosta dei clienti delle attività commerciali dovrebbero essere in dirittura di arrivo. Molto più controversa è la questione degli autovelox. Di Tommaso ha trionfalmente annunciato che sono state elevate 160 multe. Sulla questione è nato un apposito coordinamento di cittadini che, con specifico e circostanziato (è presente un vigile urbano, Antonio Carozza al suo interno) approfondimento ha dichiarato che: a) le macchine prese a nolo dal Comune sono vecchie e inattendibili e quindi le violazioni da esse rilevate sono passibile di facile annullamento da parte del giudice di pace; b) che la metodologia di segnalazione e di pubblicizzazione della loro attivazione sulle strade cittadine non è trasparente e sembra più un agguato che una opera di prevenzione; c) che in sostanza la manovra serve al Comune per rimpinguare con poco sforzo le sue esangui casse. Chi ha ragione? Non sappiamo. Una cosa però la sappiamo: mettere un autovelox a via Gazzani è una professione di ottimismo estremo. Lì non è che vai a 40 chilometri orari ma al massimo, visto il traffico a 4 chilometri orari.
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