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Forse i registri camerali non sono aggiornati ma il socio privato, Slia Technologies, dell’azienda che gestisce i rifiuti a Termoli avrebbe chiuso l’attività - E in una società mista pubblico-privato si tratterebbe di una notizia rilevante
Approfondiamo un vero punctum dolens, fonte di grandi polemiche a Termoli: la raccolta differenziata. Chi ci segue sa già delle vicissitudini occorse e che continuano ad occorrere per il servizio di smaltimento di rifiuti.
L’estate scorsa Termoli ha vissuto una stagione all’insegna del caos nella raccolta ed è stata inondata dai rifiuti. Il motivo ufficiale era il passaggio di consegne tra la vecchia ditta che gestiva il servizio e la nuova aggiudicataria della gara d’appalto indetta dal Comune di Termoli, la Teramo Ambiente spa, una società mista pubblica privata tra il Comune di Teramo ed una società privata veneta la Slia Technologies srl. Oggi il problema è la raccolta differenziata, che sta generando crescenti polemiche e lamentele dai cittadini e da associazioni di quartiere. Noi vogliamo affrontare il problema sotto una luce diversa, più procedurale per capirci. Vediamo, infatti, chi sono gli imprenditori privati che partecipano alla Teramo Ambiente, ossia la Slia Technologies. Nella Slia Technologies srl è presente con una quota di minoranza Stefano Gavioli, classe 1957, nato a Venezia e residente a Treviso, titolare di un importante impresa di costruzioni veneta, la Gavioli spa. Stefano Gavioli siede anche nel consiglio di amministrazione della Teramo Ambiente. La maggioranza azionaria della Slia Technologies è invece detenuta da una società svizzera, la Ecomanagement sa, che da poco ha cambiato denominazione sociale ed è diventata Immogeste sa, con sede a Ginevra. La cosa rilevante di Teramo Ambiente spa però è che il socio privato, la Slia Technologies srl appunto, che ha sottoscritto quote della Teramo Ambiente per 632.000 euro, pari al 49% del capitale sociale, non sarebbe stando a quanto disponibile presso i registri tenuti dalle Camere di commercio una società in una fase normale di attività. Con atto del 15 marzo 2005, infatti, ci informa il sistema Infocamere, la Slia Technologies è stata posta in liquidazione volontaria, e liquidatore è stato nominato il signor Faggiano Giovanni, nato nel 1959 e residente a Brindisi. Come fa, se questa informazione è confermata, ad essere partner di una iniziativa imprenditoriale mista pubblico privato un privato che ha deciso, sostanzialmente, di chiudere l’attività? Che significa, infatti porre in liquidazione una società? Citiamo un manuale universitario di economia aziendale. "L’operazione straordinaria della liquidazione volontaria è la totale dissoluzione della razionale combinazione dei fattori e dei processi produttivi. Si configura pertanto come un’ipotesi di cessazione assoluta dell’azienda. Alla fine di tale operazione l’azienda cessa di esistere". D’altronde sono gli stessi sindaci della Slia Technologies che, dopo un’operazione straordinaria di scissione, lo affermano in margine al bilancio della società per l’anno 2007: "la società non svolge più alcuna attività gestionale operativa" anche perché aveva subito perdite tali da consigliare proprio la messa in liquidazione. Ora il punto qual è, sempre se queste informazioni sono confermate? La Teramo Ambiente è una società mista pubblico privata. Un tipo di società particolare avendo un ente pubblico al proprio interno. Uno dei motivi che ne hanno giustificato sinora l’esistenza, nonostante le perplessità dell’Unione Europea è, come si legge in uno studio dei giuristi Bombardieri e Favoino, che "la società mista rappresenta un modello integrativo delle risorse e delle necessità, tipicamente pubbliche, di garanzia di determinati servizi con le risorse, le dotazioni, le capacità e l’organizzazione, tipicamente imprenditoriali, superando le rigide chiusure del sistema delle gestioni in appalto o in concessione". Ma se il socio privato, come in questo caso è in liquidazione, ossia ha cessato l’attività, le capacità, l’organizzazione tipicamente imprenditoriali dove saranno mai? E poi come fa una società mista nel quale il socio privato ha cessato l’attività ad aggiudicarsi una gara d’appalto per oltre 3 milioni di euro? Il Comune di Termoli ha accuratamente preparato la gara d’appalto, tanto da nominare un consulente, l’ingegnere Andrea Corti, con un compenso di euro 10.000 oltre ad Iva oltre a spese (l’ingegnere è toscano e quindi ha sopportato anche oneri di viaggio e di trasferta) "in relazione alla rilevanza delle procedure e alla complessità delle valutazioni tecniche demandate alle commissioni" per la gara stessa. Non solo: si sono occupati della problematica dei rifiuti a Termoli anche altri due consulenti, Andrea Valentini e Stefano Selleri che nel loro curriculum vitae evidenziano di aver lavorato e progettato, in passato, il primo per Teramo Ambiente e il secondo per la Poliservice di Nereto ,società che si è aggiudicata in Ati con la Teramo Ambiente la gara dei rifiuti termolese. Ebbene vista la grande cura prestata alla gara e gli investimenti in consulenze appostati come mai è sfuggito un particolare che, come abbiamo visto, non è del tutto insignificante? Forse è solo un problema di aggiornamento dei registri del sistema camerale italiano ma probabilmente sarebbe opportuno sciogliere al più presto questo nodo.
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