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venerdì 12 marzo 2010
 
L’approfondimento / La realtà del consorzio industriale di Termoli | Stampa |
Scritto da Redazione   
lunedì 27 aprile 2009

Un bilancio da oltre 7 milioni di euro l’anno, una trentina i dipendenti - Il progetto dell’Interporto e la controllata Netenergy tra gli argomenti di rilievo

Il Molise dispone di ben tre consorzi per l’industrializzazione. Quello di Termoli e del Basso Molise, il più grande non fosse altro perché al suo interno ha lo stabilimento Fiat, quello di Campobasso- Bojano e quello di Venafro-Pozzilli.

Se ne parla poco, e quando se ne parla, di solito è per qualche bega politica o per qualche industria andata in crisi. Eppure sono una realtà economica rilevante, movimentano milioni di euro e stanno per ricevere un fiume di danaro da parte della Regione Molise: ben 40 milioni di euro, grazie ai progetti di innovazione regionale, altrimenti detti Pir. Si tratta di realtà amministrative importanti, che smuovono milioni di euro, che supportano migliaia di posti di lavoro e centinaia di aziende ma di cui si sa poco o nulla. Una coltre di silenzio che, vista la rilevanza anche economica di questi enti pubblici, non è affatto motivata. Adesso cercheremo di fare una panoramica sulle tre entità, segnalando gli argomenti e i nodi problematici più significativi. Successivamente analizzeremo in profondità ciascuno dei tre consorzi. Andiamo per ordine e partiamo da Termoli. L’area industriale di Termoli, gestita dal Consorzio di Sviluppo Industriale della Valle del Biferno, il cui acronimo è Cosib, è il sito di insediamento della Fiat e di oltre 50 stabilimenti industriali per circa 5.600 addetti; è un ente pubblico economico, al quale si applica la normativa delle società per azioni. I suoi organi vedono quale commissario straordinario, recentemente diventato nuovamente Presidente (con elezioni contestate dal centro sinistra), l’ingegnere Tonino Del Torto, una vita nella Democrazia Cristiana, uomo vicinissimo al movimento economico- religioso-politico di Comunione e Liberazione che esprime il Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni. 12 sono i soci del consorzio: Provincia di Campobasso, Camera di Commercio di Campobasso,l’Ersam, il vecchio ente di sviluppo agricolo oggi in liquidazione, i Comuni di Termoli, Guglionesi, Portocannone e Campomarino, gli istituti di credito San Paolo Imi e Unicredit (prima era Banca di Roma oggi assorbita da Unicredit), l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Termoli, l’Ente provinciale per il turismo e l’Associazione industriali del Molise. Nel sito del Cosib, probabilmente ancora non aggiornato, oltre al Direttore generale Michele Cesaroni Aprile, tra il personale in forze all’ente, con la qualifica di dirigente risulta ancora esserci l’attuale Assessore alla Programmazione della Regione, Gianfranco Vitagliano, che dalle cronache si sa essersi dimesso dall’incarico. Una trentina i dipendenti. Che fa il Cosib? Il progetto al momento più significativo è la realizzazione di un Interporto di circa 38 ettari, con magazzini intermodali e possibilità di scambio fra movimentazione su gomma e su ferro. Per questa opera la Regione Molise ha già speso quasi sei milioni di euro. Il punto è che non si sa bene dove farla. Si era deciso di farlo a Rio Vivo, e addirittura si erano già avviate le procedure di esproprio ai proprietari dei terreni quando il nuovo Sindaco di Termoli, il notaio e urbanista Vincenzo Greco in Consiglio comunale ribadì la sua già nota avversione a Rio Vivo (un posto in cui non andrebbe mai in vacanza, dichiarò in campagna elettorale) e mandò a ramengo il progetto. Successivamente l’Interporto sarebbe stato individuato nell’area ex Stefana all’interno del nucleo di industrializzazione. Perché, considerato i soldi già spesi dalla Regione e le colossali risorse che serviranno per bonificare un’area, sede abbandonata da anni e anni di un acciaieria? Non si sa. Un altro argomento rilevante è che il Cosib è un ente che gestisce ordinariamente molti soldi. Il Cosib ha entrate ordinarie, derivanti dai canoni che pagano le aziende in esso insediato e per i servizi che ricevono, di ben 7 milioni di euro. Nonostante questo Del Torto ha dovuto fronteggiare una situazione di passività, che almeno nel 2008 è stata superata con un bilancio tendenzialmente in pareggio. Ma il punto è che tra i ricavi del consorzio figurano anche le vendite di beni e terreni che, non essendo infinite, un giorno porteranno l’ente in una situazione di gravissima crisi. L’argenteria si può vendere, ma prima o poi finisce. Ma tra le righe, invero non eccessivamente dettagliate del bilancio (sappiamo che per il personale si spendono poco più di due milioni di euro), si trova anche un altro argomento che ha portato il Presidente Del Torto a parlarne in sede di approvazione di bilancio: la società controllata dal consorzio, la Netenergy srl. Secondo un classico schema tutto italiano, infatti, gli enti pubblici se economici, si comportano come società per azioni quando serve e conviene, e come ente pubblico quando è indispensabile. E quindi il Cosib è azionista al 100 per cento di questa società, di cui è Presidente ed è stato membro del comitato direttivo del consorzio prima del commissariamento, Cloridano Bellocchio, uno che testualmente ha affermato di essere un "uomo di sinistra non pentito, che immagina una sinistra aperta ed innovativa che assuma la realtà e cerca di modificarla in meglio". In attesa che la sinistra assuma la realtà ci sono altri tipi di assunzioni. Tra i dipendenti della Netnergy, che è di fatto un ente pubblico, c’è anche un altro uomo di sinistra, certamente non pentito neanche esso, il Vicesindaco di Termoli, Antonio Russo. Una vicenda che mosse la minoranza in Consiglio comunale a Termoli a protestare vibratamente anche perché Russo non era stato assunto tramite concorso pubblico. La storia di Netenergy comunque è una toria lunga, che probabilmente andrà approfondita a parte. Oggi Del Torto ci ha informato solo che Netenergy sta concludendo il suo risanamento e che nell’ultimo esercizio ha chiuso il bilancio in positivo.

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