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L’attualità politica molisana ci segnala due fatti di rilievo. Il primo riguarda il Popolo delle Libertà e i suoi assetti interni. Come più volte abbiamo scritto Michele Iorio è oggi il leader incontrastato del PdL molisano. Ma, con un’ abile mossa di rottura dell’accerchiamento, l’europarlamentare Aldo Patriciello qualche mese fa, sfruttando ottimamente i contatti sviluppati a Bruxelles (e corroborandoli anche con un mega progetto di investimento finanziato dall’Unione Europea a Rocca d’Evandro, per 900 milioni di euro) ha sfruttato il fastidio per alcune iniziative di Iorio nel Molise (essenzialmente un entente cordiale con Antonio Di Pietro) e si è inserito nei giochi romani del Popolo delle Libertà. Tanto che ha abbandonato l’UdC ed è entrato proprio nel costituendo PdL. Iorio ha risposto da par suo. Ha blindato completamente il partito nel Molise, con un’aggressiva campagna acquisti di un’opposizione in piena crisi di identità, ed ha messo il proprio cappello, e i propri uomini, sulla fase locale di costituzione del PdL locale. Iorio ha fatto un ragionamento di grande intelligenza tattica: in Consiglio regionale ha una maggioranza bulgara e potrà lavorare indisturbato sino a fine legislatura. Con il rimpasto di Giunta ha spento qualche attenzione di troppo verso il movimento di Patriciello da parte di qualche big di Forza Italia (vero Vitagliano?).
Inoltre, ultimo colpo, forse quello decisivo, si è tenuto la delega alla sanità, quella capace di incidere sui destini imprenditoriali di Aldo Patriciello, visto che l’istituto Neuromed di Pozzilli da un lato è un formidabile creatore di valore per il gruppo imprenditoriale dell’europarlamentare, dall’altro, però, dipende quasi esclusivamente dai trasferimenti pubblici della Regione Molise (e chi ha letto negli scorsi numeri la nostra analisi della sanità privata molisana lo sa a perfezione). Detto così non ci sarebbe apparentemente partita. Ma il PdL non è un partito autonomista molisano. E’ un partito sotto l’occhio vigile del leader nazionale Silvo Berlusconi e del suo entourage più stretto. D’altronde Forza Italia, di cui il PdL è sostanzialmente la prosecuzione su vasta scala, nasce proprio come un partito azienda e mantiene questo imprinting tutt’ora nel suo Dna. Peraltro esso è accettato dai propri appartenenti e dai propri sostenitori, che attribuiscono al leader un’investitura carismatica. E qui torna Patriciello. Avendo capito i problemi di Iorio con il vertice nazionale di Forza Italia si è inserito e ne ha ricevuto grandi benefici. Un’operazione locale frontale contro Patriciello e il suo gruppo imprenditoriale è oggi praticamente impossibile. Inoltre l’eurodeputato si è guadagnato anche la riconferma a Bruxelles e questo è un altro elemento importante. Non solo. Patriciello ha rotto l’accerchiamento con Iorio scavalcandolo sui confini territoriali. Non è un mistero che Aldo Patriciello rappresenti e abbia un seguito di centinaia di amministratrori locali della Campania, dell’Abruzzo e della Basilicata. Le sue convention non sono ormai quelle di un politico molisano ma quelle di un politico del meridione. E di questo Iorio, che non ha questa visibilità extramoenia, non può non terne conto. Il punto di questi giorni è solo capire il pendolo dove penderà: da parte dell’uno o da parte dell’altro. Per tutto quanto sinora detto non sarà certo il coordinatore Verdini a dire l’ultima parola. Quello che ha detto sinora è semplice e sta nella logica dei fatti: il PdL del Molise, in mano a Iorio, non vuole Patriciello. Ma non è una notizia. E’ un fatto scontato abbondantemente nei fatti. Il punto è che il PdL del Molise non sarà solo il PdL scelto dal Molise. Altrimenti Iorio avrebbe già partita vinta. Il PdL molisano sarà, invece, la sintesi centrale delle varie esigenze e delle varie consistenze di potere di questi due antagonisti. Che si sfidano a duello da più di un decennio ormai. E questa sintesi oggi non è ancora pronta. E’ chiaro, allora, come le opposte tifoserie cerchino ognuno di accreditarsi di una vittoria sull’altro. Ma è propaganda, almeno allo stato attuale. Il secondo punto di riflessione di cui parlavamo all’inizio riguarda invece il mondo della comunicazione, anche se è un derivato (brutta parola di questi tempi) di quanto detto sinora. Non è nostro costume, e non intendiamo farlo certo oggi, entrare nelle polemiche, sovente feroci, che animano la stampa locale. Ma qualche riflessione andrà pur fatta. Premessa la stima a tutti i colleghi che operano, spesso con carenza di mezzi, in una realtà difficile come la nostra l’esplosione di una polemica al calor bianco tra Nuovo Molise Oggi, dell’editore, oggi senatore del Popolo della Libertà, Giuseppe Ciarrapico e il Quotidiano del Molise, una testata tradizionale della regione, che ha sempre adottato un apprezzabile profilo di informazione completa e di servizio, ci dice che, probabilmente, la lotta di cui sopra è arrivata anche nel mondo dell’informazione. Tutto nella logica dei fatti. Sinora i due contendenti non hanno fatto altro che conquistare posizioni che erano sfuggite all’avversario. Patriciello va in Europa, Iorio fa acquisti dal centro sinistra, Iorio si assicura la lealtà dell’UdC, Patriciello va a Roma a trattare direttamente con il PdL. E’ovvio che non poteva non mancare la proiezione sull’informazione, che è potere, quarto o quinto, ma pur sempre potere. E in una battaglia di potere si cerca sempre di acquisirne di più, a scapito dell’avversario. Il punto è che ogni potere ha le sue regole, che lo legittimano. Il politico in democrazia si deve fare eleggere, quello della stampa ha regole deontologiche proprie, sancite da normative ad hoc. In base a queste considerazioni, allora, Giuseppe Ciarrapico avrebbe fatto cosa apprezzabile se avesse illustrato perché, dopo aver fatto per lungo tempo di Michele Iorio, dalle pagine del suo quotidiano molisano, un esempio di buona amministrazione e di capacità politica, dalla sera alla mattina abbia radicalmente mutato opinione e linea editoriale, tanto da diventare il contestatore principale e più deciso dello stesso Iorio, della sua politica, della sua amministrazione e dei suoi uomini. Non che sia una cosa illegittima, per carità. Solo che andava probabilmente spiegata, anche per il tramite di qualche riga ai lettori, perché, crediamo noi, questo rafforza e non diminuisce la credibilità di un organo di informazione. Anche la trasformazione del Quotidiano del Molise, anch’essa perfettamente legittima, andava probabilmente meglio spiegata, per gli stessi motivi di cui abbiamo parlato. La stampa in Italia è ancora libera, almeno in via di principio, e può adottare qualsiasi linea editoriale ritenga opportuna. Almeno su questo speriamo di essere tutti d’accordo, e non è un bene di poco conto. Ma siamo convinti che si renda un servizio migliore ai propri lettori se si spiegano poi le motivazioni alla base di repentini mutamenti della propria linea editoriale.
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