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Il Partito della Rifondazione comunista sta sviluppando, negli ultimi tempi iniziative commerciali che, approfittando di una situazione di crisi durissima che sta colpendo l’intera società italiana e molisana, puntano ad ingenerare una distorta percezione della realtà dei fatti.
La vendita di libri usati e la vendita del pane ad un prezzo “politico” di un euro sicuramente creano risonanza e facile populismo ma portano con sé frutti amari, tali da corrodere le stesse basi della civile convivenza. Rifondazione comunista con la sua demagogia e con il suo populismo eccita una visione distorta della realtà e ingenera speranze nella gente che, purtroppo, al di là della singola giornata di acquisti popolari non possono essere più mantenute. Il ragionamento di Rifondazione è basato su una coerenza distorsiva del discorso: o il prezzo è politico, e quindi è pura demagogia, oppure Rifondazione Comunista annovera imprenditori di grande lungimiranza e allora li invitiamo, anzi li supplichiamo, a non limitare la loro attività alla domenica mattina ma aprire immediatamente librerie e panifici. Noi, facendo un’eccezione anche nei confronti dei nostri soci, siamo pronti, di fronte a capacità finora nascoste, specie in un partito statalista come Rifondazione, a far frequentare gratuitamente ai loro funzionari, che vogliono lasciare la comoda sicurezza dello stipendio statale, i corsi per ottenere le abilitazioni necessarie ad avviare un’impresa. Se, magari rinunciando alle indennità politiche e ai trattamenti pensionistici di favore, vogliono investire nel mercato la Confcommercio vuole offrire davvero tutto il proprio supporto. Comunque restiamo convinti che se Rifondazione fosse soggetta a tutti gli obblighi di legge e di tutela del consumatore, come lo sono i panificatori, se pagasse i lavoratori, che a chiacchiere dice di difendere, invece di utilizzare il lavoro dei volontari, se non vivesse di trasferimenti pubblici e di rimborsi elettorali difficilmente potrebbe offrire pane ad un euro per più di una domenica mattina. I panificatori sono imprenditori seri che devono sottostare alle regole, fiscali, previdenziali, infortunistiche e sanitarie che uno Stato complesso come il nostro pone a tutela dei cittadini e dei consumatori. Rifondazione Comunista, con la scusa di essere un movimento politico, si sgancia da tutte queste regole e diventa commerciante senza regole, né fiscali, né previdenziali, né salutistiche, per un giorno, sfruttando cinicamente il momento di gravissima crisi delle famiglie italiane. Un gioco al massacro che però per il singolo Partito frutta bene: visibilità gratuita sui giornali, consenso politico a basso costo, la sensazione di avere il vento in poppa del potere e della politica. Il tutto in base a ragionamenti che non hanno serie basi economiche e che rischiano di danneggiare l’intero sistema. Proprio perché i partiti politici, e la stessa Rifondazione non sono abituati a pagare i loro lavoratori (vedi le collaborazioni che per anni hanno tenuto in stato di precarietà totale i lavoratori dei gruppi parlamentari), scaricandone quanto necessario il costo sull’intera collettività (rimborsi elettorali in primis) non conoscono, o fingono di non conoscere che su prodotti poveri, come il pane, i costi operativi, le tasse, il lavoro incidono pesantemente. E quindi anziché aprire un serio dibattito su come fare per cercare di trovare strumenti reali di sostegno alla spesa delle famiglie preferiscono l’iniziativa spot, quella che dà ritorni di breve d’immagine e di consenso ma che non risolve un bel nulla nella realtà: Questo populismo cieco e autoreferenziale, alimentato anche da un sistema di comunicazione poco profondo e spesso irresponsabile, anziché risolvere crisi gravissime come quella che stiamo vivendo rischia solo di accelerare il cammino verso il baratro della recessione e della depressione. E’come se Rifondazione con le sue iniziative di dubbia legittimità anche sotto il profilo strettamente giuridico speculasse su una grave malattia. E d’altronde proprio con questo modo di fare Rifondazione Comunista è fuoriuscita, recentemente, dal Parlamento italiano. Speriamo solo che nell’attività imprenditoriale ottengano risultati migliori di quelli acquisiti nelle recenti competizioni politiche Vendere il pane ad un euro per una mattinata, fuori dalle regole e dagli schemi economici e giudici della società italiana, si risolve solo in una speculazione politica di brevissimo ritorno, senza alcuna incidenza pratica sulla vita dei cittadini, e danneggia la sensazione di vivere e lavorare in uno stato serio, dove ci sono diritti ma ci sono anche doveri, e regole da rispettare per svolgere un’attività imprenditoriale.
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